Giorgio Di Noto – Fotoleggendo – Inaugurazione – Oggi
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Giorgio Di Noto – Fotoleggendo – Inaugurazione – Oggi

«Puoi raccontare la guerra senza andare dove si combatte? Senza rischiare e senza portare a casa quel documento “necessario”? Proviamo a capirlo.»

The Arab Revolt
a cura di Fabio Severo

 

Date mostra: 22 ottobre – 22 novembre
Inaugurazione: 22 ottobre, ore 19:00
Giorni e orari di visita mostra: dal lunedì al sabato 10:30-19:30
Indirizzo: s.t. foto libreria galleria – via degli ombrellari, 25 Roma

 

Puoi raccontare la guerra senza andare dove si combatte? Senza rischiare e senza portare a casa quel documento “necessario”?
Proviamo a capirlo.
Ha suscitato un vivace e inaspettato dibattito il lavoro di un giovane autore italiano, Giorgio Di Noto che non ha mai fotografato nei teatri di guerra. E dunque, dove le ha realizzate queste immagini, se non si è mai mosso di casa? Egitto, Tunisia e Libia sono passate davanti ai suoi occhi sugli schermi del computer. La rete e soprattutto i social network hanno offerto una quantità di materiale straordinario e il nostro reporter per caso lo ha fotografato con la pellicola istantanea in bianco e nero, Impossible, figlia della cara e vecchia Polaroid. Il lavoro, chiamato semplicemente The Arab Revolt, ha vinto il Premio Pesaresi, nell’ambito della manifestazione Si Fest, Savignano Immagini, lo scorso 15 settembre. E qui iniziano i problemi. I tanti, troppi, fotogiornalisti che sul fronte di guerra ci sono andati, si sono infuriati. È nato un dibattito virtuale in cui sono stata invitata o coinvolta. Ci ho pensato un po’ e provo a dire la mia.







Giorgio Di Noto non c’era, probabilmente, non ambiva neppure ad esserci negli inferni tunisini, libici o egiziani. Ha fatto un’operazione concettuale: fermando il flusso delle immagini di consumo del web e riproducendo la scena sullo schermo l’ha bloccata, fissata in un tempo senza storia e senza informazione giornalistica, per restituirla alla storia stessa rielaborata come documento visivo. Non è il primo e non sarà – mi auguro – l’ultimo. La realtà e le sue problematiche si possono interpretare con linguaggi differenti, solo per citare i primi che mi vengono in mente: The day nobody died di Adam Broomberg & Oliver Chanarin del 2008 oppure il lavoro in Congo di Richard Mosse e soprattutto quello pluricelebrato di Michael Wolfe da Street View.
Esserci o non esserci di Renata Ferri, continua a leggere su il Post

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22 Ott 2012
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