“Hai già scelto che gif mettere sulla tua lapide?” | Intervista
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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“Hai già scelto che gif mettere sulla tua lapide?” | Intervista

Ho fatto una chiacchierata con gli admin di “Hai già scelto che gif mettere sulla tua lapide?”, una pagina facebook ovviamente ironica che spesso sforna immagini interessanti oltre che divertenti.

Tra accelerazionismi e mulini che ripropongono brandelli di stili degli scorsi decenni, diventa difficile capire qual è la cifra principale dell’estetica contemporanea. Il vaporwave o gli anni ’80 giapponesi? Il normcore o la cinica satira internettara? Il seapunk rivisitato o le timide riproposte di yuppie culture?

Il panorama contemporaneo è un guazzabuglio nel quale è difficile orientarsi e in cui è difficile aggrapparsi a delle costanti che fungano da riferimento. Potrebbe essere l’ironia, se non fosse declinata in modi tanto diversi da perdere riconoscibilità. L’ironia troll che fa arrivare Giancarlo Magalli primo nelle votazioni online come presidente della Repubblica non è la stessa che troviamo nei fotomontaggi su Nicolas Cage; così come ancora diversa è quella che alimenta il successo social di Dipré e Gianni Morandi.

Ci sono troppe declinazioni, troppe versioni diverse di singoli pezzetti di internet che circolano ora o hanno circolato in passato.

Eppure, anche in questo groviglio visivo e culturale, ci sono definizioni possibili, magari partendo da un livello molto generico e strutturale: il file visivo circola più velocemente e più trasversalmente di quello sonoro. È più facile che un’immagine venga condivisa e fatta circolare da persone tra loro culturalmente eterogenee piuttosto che questo succeda con una canzone. Ed ecco a cosa ci si può appigliare per capirci qualcosa (in qualche modo lo diceva già Georg Simmel quando parlava di interazionismo simbolico): puntare il focus sulla musica per poi fare un parallelo tra la declinazione sonora e l’estetica che questa si porta dietro. Se esiste un’estetica punk-hardcore è perché è esistita una “scena” punk-hardcore che si è scelta anche un pezzo di immaginario visivo, per quanto sfumato possa essere. Così è stato anche per il punk stesso come anche per molte sotto e micro-culture nate nell’ultimo decennio. Piccole cerchie, più o meno influenti, che coprono uno spettro enorme: dal seapunk al cloud-rap fino al vaporwave e alle strane “revisioni” del glitch, termine che passando per Alva Noto è diventato applicabile ai siti di Rafael Rozendaal.

E forse a quello stesso Nicolai che torturava gli scanner in un appartamento della Germania sovietica, grigia, col classicismo socialista a vista, non sarebbe mai venuto in mente di poter diventare, dopo pochi lustri, una specie di icona dell’elettronica minimale con non solo i concerti nei teatri, ma un immaginario estetico così forte da arrivare alla Tate Modern o alla Biennale di Venezia. Oppure, chissà, forse sì.

Nell’estetica più recente però, quella di vent’anni antecedente al glitch, è difficile stilare una singola storia o un singolo artista che sia rappresentativo come lo è stato Alva Noto e allora partiamo dall’inizio, prendiamo il vaporwave. Il vaporwave è un microgenere di musica elettronica fatta essenzialmente di sonorità chillwave, dance e indie con abbondanza di vocoder e sampling nato alla fine del primo decennio dei 2000. Un genere nato quindi in anni in cui il socialweb è già bello che arzillo e difatti si diffonde su 4chan, lastfm e altri siti simili come bandcamp. Che immagini si trascina dietro? Bianchissime statue classiche immerse in onde cristalline in un 3D scadente, mix ironici di videogiochi, manga e lettering orientali messi lì a pagare i diritti agli otaku e ai videogiocatori coreani che, va detto, son venuti prima. Le palme son state confermate, i delfini invece son rimasti in pochi insieme con qualche pattern psichedelico. È nato il vaporwave estetico, e sicuramente ora ha più seguaci nel campo visivo che nel sonoro.

Al netto di tutto però, riducendo il campo del discorso al web italiano, ci sono esempi di estetica dell’internet, di un certo tipo di estetica dell’internet, che meritano uno sguardo più approfondito di altri. Ho fatto una chiacchierata con gli admin di Hai già scelto che gif mettere sulla tua lapide?, una pagina facebook ovviamente ironica che spesso sforna immagini interessanti oltre che divertenti. Non è hugelol e non è Welcome to the internet, non è per così dire la prima pagina che viene in mente se si parla di “immagini sul web”, non gattini, non vines, non signore anziane in piedi su un surf in mezzo al cielo stellato o Putin che cavalca un orso. Si tratta di un altro livello, sia di popolarità che di estetica, oltre che di tematiche trattate e, proprio per questo, più interessante.   

 

Partendo dalle cose semplici, com’è che nata sta pagina?

Claude: Ah ecco, qua dovrei rispondere io. Allora, tecnicamente la pagina è stata creata solo in funzione del nome. Parlavo con un mio amico (uno che con la pagina a conti fatti non c’entra niente) della possibilità futuristico/vaporwave di utilizzare degli schermi con gif sulle lapidi, al posto delle foto dei defunti. Insomma l’idea era che tu mandavi in loop la tua gif preferita sulla tomba, piuttosto che una foto deprimente. Allora ho creato una pagina dal nome che suggerisse l’idea di poter utilizzare le gif nei cimiteri, e la maniera migliore di porla era come una domanda. Successivamente, quando la pagina ha raggiunto mi pare il centinaio di like, allora s’è pensato di farla diventare una pagina vaporwave, sul modello di EOT. Solo che poi è evoluta naturalmente in altro. Anche perché il vaporwave dopo un po’ è venuto a noia.

Cos’è EOT?

Tom: Una pagina per lo più vapor che a quanto pare non esiste più.

Claude: EOT è na pagina vaporwave conosciuta perlopiù da noi del giro, per via transitiva, era praticamente una pagina facebook che pescava tumblrate e le riproponeva su facebook. Che poi parlando di più di un anno fa era una cosa carina e ti risparmiava la fatica di andarti a cercare e selezionare cose fiche da tumblr perché qualcuno già lo faceva per te. Ora le pagine vapor non si contano più.

Bella la cosa della lapide con la gif, che poi penso proprio sia fattibile. Cioè basterebbero dei microschermi a forma ellittica, alimentati a piccolo pannello solare.

Claude: Sì io in realtà gli schermi li ho sempre e comunque immaginati quadrati perché fa più cyber-punk. Anche perché se la cornice della gif ricalca una vera e propria cornice finisce che esce una cosa a là fotografie di Harry Potter. Sia mai che poi parte il business di mettere una proprio foto anima (i.e. un video in loop) al posto della foto sulla lapide. Che poi non so se ha una terminologia vera e propria per essere definita.

Per quanto riguarda l’evoluzione della pagina vi è stato un momento post nascita in cui si puntava a renderla la parodia trash italica di una pagina vapor, il problema è che vhs mafia (un’altra pagina a contenuti vaporwave) ha iniziato a fare la stessa cosa nello stesso periodo, forse meglio di noi ma sicuramente con un nome più azzeccato.

Solo che questa cosa del nome è stata una benedizione, perché da una pagina che si chiama vhs mafia (con quel font) ti aspetti unicamente vaporwave, mentre noi potenzialmente possiamo spaziare su qualsiasi cosa senza preoccuparci di andare off topic.

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Quindi vi siete distinti spaziando di più sui temi e gli argomenti su cui fare ironia rispetto ad altre pagine simili. È stata una scelta o è venuto da sé?

Claude: È venuto da sé ed è stata la mossa più intelligente, ovvero utilizzare la pagina come uno sfogatoio di creatività personale, per la quale ad una qualunque idea venisse in mente potesse diventare OC (original character ndr) e finire sulla pagina; chiaro che poi uno finisce per ispirarsi ai trending topic della cronaca della politica etc., diventa importante stare sul pezzo.

Ho riso per la copertina del cioè col “black bloc” quella è davvero bella.

Tom: Ecco tipo a me quella fa cacare e per questo io e Clauduccio abbiamo discusso, la considero troppo mainstream.

Claude: A me pare realizzata in maniera pessima, tra l’altro l’ho fatta io, ci sono immagini di cui sono più fiero che hanno sharato molto meno; ma in generale le immagini più popolari non sono mai le migliori. A parte Marò Slug che è di Tom e quella è effettivamente realizzata bene.

Nel senso che tante altre pagine avrebbero potuto farla (e difatti qualcuna l’ha fatta). Sì ma infatti a me dei like frega onestamente poco, preferisco OC di nicchia ma ben realizzati poi vabè ormai siamo diventati molto /pol/, all’inizio lo eravamo di meno solo che, come diceva Tom, i trending topic sono quelli e quindi finisci a fare roba del genere e quindi ti becchi pure i fan che tentano di far nascere critiche o discorsi seri.

Cioè vi fa cacare perché è facilmente comprensibile? Volete essere di nicchia?

Claude: No a lui fa cacare per ragioni del tipo se è mainstream allora è da non fare, a me semplicemente non piace perché poteva essere realizzata meglio, i font l’impaginazione etc., ma non avevo né voglia né tempo e in certi casi se sei il primo a proporre una pic del genere conta molto.

Tom: Uhm non è proprio l’enigmaticità intrinseca della pic a interessarmi, ma più il suo essere di nicchia, sì, perché vorrei che la pagina non si uniformasse ad altre già esistenti che a volte fanno pure ridere, ma sono troppo uguali, imho.

Claude: In verità le altre versioni che ho visto penso abbiano comunque preso ispirazione dalla nostra perché mi ha fatto strano trovare come caption «blablabla fai il test».

Tom: Vero, ma resta il fatto che una copertina modificata non è nulla di originale di per sé.

Claude: Sì, quello di cui parla Tom comunque è un problema grosso, cioè continuare a fare OC di qualità ma con un certo marchio di fabbrica, senza finire nel marasma di pagine tutte uguali.

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Secondo voi come si fa a non finire nel marasma sull’internet?

Claude: Ecco lascio parlare per primo Tom.

Tom: Beh intanto va detto che il “marasma” fa da substrato, perché alla fine la cultura su cui ci muoviamo è inquadrata proprio da quel marasma. Quello che ti distingue sono le idee e il modo di porle. Claude ad esempio ha creato dal nulla il meme dei bronzi di riace che è dio: è stata una bella idea e le pic facevano pure ridere, in più erano poste in maniera divertente, diretta e brillante.

Claude: Sì sostanzialmente la diatriba è fare qualcosa vs fare qualcosa di qualità.

Tom: Poi tipo, i marò ormai sono ovunque però in pochi li avevano trasportati sui videogiochi o sugli anime e noi l’abbiamo fatto. Nulla di eclatante ma appunto era una declinazione diversa di un trending topic che inizia pure a stancare.

Claude: Sì beh ma ad esempio Marò Slug che ora ci torna indietro tramite altre pagine non è recente, è di mesi e mesi fa.

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Tom: Sì quello è il frutto del trending topic che permane.

Claude: Non ho voglia di andare a controllare, però capitò al momento giusto, ora i marò credo che li abbiamo anche archiviati.

Tom: Sì più o meno.

Claude: Per quanto riguarda i Bronzi, quello è un altro discorso, perché alla fine è una cosa uscita dal nulla, senza un base di supporto, fu una puttanata che faceva ridere me e poi s’è scoperto che funzionava, perché ho messo la prima immagine senza aspettarmi molto, invece la gente ha trovato qualcosa che non si aspettava, e ha funzionato anche per il suo essere totalmente separato dal resto. A quel punto, quando crei dal nulla qualcosa che ha dato via a un tormentone, anche se non permane, hai motivo in ogni caso di esserti distinto.

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Capito, volete fare le cose di qualità, ma giusto per chiarire, voi come la considerate questa cosa? Fare comicità?

Tom: Io la considero più fare cose a caso. mettendoci dentro un po’ di creatività, far lavorare un po’ il cervello in modalità sarcasmo etc.

Claude: Io comunque se faccio un’immagine sui Marò non la faccio con l’idea di sfottere i Marò stessi o quelli che li supportano. Più che altro si sfotte il fatto stesso che si parli così assiduamente di queste cose, che io personalmente trovo totalmente di contorno. Almeno questo è il mio punto di vista. Sì poi c’è anche il fattore soddisfazione, come dice Tom dimostrare di essere witty (comico/acuto ndr).

Ma la satira sostanzialmente dovrebbe veicolare un messaggio, io non mi sento di farlo.

Una specie di satira random e fine a se stessa.

Tom: Sì quoto Claude, non veicoliamo niente.

Claude: Una post-satira.

Tom: Anche se è ovvio che ci sono personaggi più inclini ad essere presi per il culo di altri, è che satira sa proprio di qualcuno che vuole far riflettere sulla cosa, tu sfotti per prendere una posizione c’è gente più cogliona di altra per il modo in cui si pone al pubblico e lì è normale che ci insisti, mi riferisco ovviamente tipo a Salvini che è palesemente un coglione che veicola messaggi in maniera particolare che si presta alla satira di per sé. Ma non ci frega un cazzo di dire che Salvini è un coglione, noi usiamo solo le sue idee per far ridere, poi ognuno la pensa come vuole ma non certo grazie alle nostre pic.

Claude: Comunque il non prendere una posizione non è da scambiare con una forma di menefreghismo. È più disfattismo. Non c’è davvero una posizione che vale la pena di essere presa ormai. Conviene pensare per lo più a come sopravvivere a livello personale.

Per fare un esempio: la faccenda dell’immigrazione, è una rottura di palle da qualsiasi parte la vedi, ma è inevitabile, non possono fermarsi in Italia, non puoi rimandarli in patria; il problema è che tu non hai potere di fare qualcosa se non esprimere un’opinione, il potere vero ce l’ha chi comunque non lo utilizza a dovere; ma a quel punto non diventa nemmeno più interessante esprimere un’opinione. L’opinione la esprimo se in famiglia se ne parla o se la mia ragazza me la chiede. Per il resto preferisco preoccuparmi di come passare il tal esame o di trovare un lavoro, cose per cui uno può effettivamente agire piuttosto che esprimere opinioni.

Tom: Quoto sta roba nichilista. C’è gente che condivideva la foto degli EVA che schiacciano i barconi di negri e che commentava «ma magari fosse così», dimostrazione del fatto che il considerare un qualcosa satira è addirittura soggettivo a volte. E non solo: per me, personalmente, è anche un modo di reagire al pecoreccio degli ultimi anni della gente che non si rende conto di quanto la realtà possa essere complicata e quindi sceglie la via più semplice dello schierarsi con posizioni radicali.

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Poi ci sono le immagini con gli effetti videogioco anni ’80 e i mostroni giapponesi. Siete convinti che questa specie di estetica dell’internet sia un minestrone di anni 80?

Tom: Beh le immagini da vidya (videogiochi n.d.r.) anni ’80 fanno un po’ parte dell’estetica vapor. E qui ci sarebbe da discutere sulla nascita di tale estetica ma c’è chi lo fa meglio di noi di sicuro e andremmo pure ot.

Claude: Tecnicamente il vapor nasce come estetica musicale e basta, le immagini vapor sono state collaterali.

Tom: Sì. Anche se l’estetica da videogioco anni ’80 fa anche più generalmente parte dell’immaginario di chi l’internet lo vive non solo su Facebook e non solo negli ultimi cinque anni, ad esempio io e Claude ci siamo conosciuti anni fa su Gamesvillage e veniamo dal mondo dei videogiochi.

Claude: Il vapor comunque è una sorta di cyber punk volutamente datato, quindi va a braccio con i videogiochi anni ’80 e la nascita del cyber punk videoludico, o cinematografico, che era permeato di trash robe tipo Johnny Mnemonic etc.. Per cui si può parlare di revival cyber punk quasi, solo che ora lo stile anni ’80 è ricreato non genuino.

Si beh, è un po’ generico dire che veniamo dal mondo dei videogiochi

Tom: Ma infatti la vapor è anche molto anni ’90 per i contenuti, è un po’ un minestrone. Almeno per l’estetica: paint, windows 95, yahoo messenger etc..

Videogiochi e film anni ’90, vapor e cyber punk.

Claude: Nel senso, veniamo dal mondo di una delle realtà cyber-sociali più grandi prima di facebook cioè il forum di gamesvillage

Più ironia e presa per il culo delle opinioni radicali.

Tom: Sì, bene o male siamo questo con aggiunta di molte cose a caso e anime.

Più random e anime.

Claude: Sì, ma per quanto mi riguarda il motore della pagina è l’idea cioè il concetto stesso della realizzazione di una cosa witty che è venuta in testa.

Tom: Idem per me, ma alla fine è anche il nostro background culturale a darci le idee e il background è un po’ quello lì.

Claude: Sempre stato utilizzato come spazio creativo piuttosto che come necessità di fare like o satira.

Tom: Sìssì a me ad esempio usare photoshop rilassa non sapendo disegnare o suonare, fare ‘ste pic di merda è un po’ un momento creativo per me (e ho pure imparato a usare bene PS).

Claude: Sì io PS bene o male l’utilizzavo già ai tempi del sopracitato forum perché spesso e volentieri si creavano thread di pimping, cioè si partiva da un’immagine e la si pimpava in maniere sceme, quindi ero abbastanza uso ai fotomontaggi.

Ragazzi grazie, tanto per stare sicuri non c’è roba che mi stavate per dire e che io ho interrotto? Nel caso scrivete pure.

Claude: Ah semmai la categoria della pagina è “marchi e prodotti: veranda/giardino” in accordo al fatto che si tratta di lapidi insomma.

Capito, questo lo aggiungo.

Tom: ah io pensavo che fosse random, bravo Claude, bella descrizione di merda.

 

Tutte le immagini sono tratte da Hai già scelto che gif mettere sulla tua lapide?

Enrico Pitzianti
Cagliari 1988, è parte della redazione di ARTNOISE e di Dude Mag. È laureato in semiotica, scrive per L'Indiscreto, Motherboard, Gli Stati Generali ed è consulente per SpaceDoctorsLtd.
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