Roma, quartiere Garbatella, secondo appuntamento di Oversize.
NU factory presenta al teatro Palladium La Commedia di Arturo, ultimo lavoro del collettivo artistico che già dal titolo del progetto introduce lo spettatore nel gioco di maschere e simbologie che evoca l’idea di teatro nel teatro.
Amalia, Bernadette, Cecilia, Elena e Irene.
Scoprendo che il gruppo è composto da ben cinque ragazze non posso non chiedere perché proprio il nome Arturo.
«Arturo è l’uomo che non c’è. Un nome esplicitamente maschile dietro al quale si celano cinque menti femminili. La nostra idea era quella di giocare sull’identità del gruppo, così nasce il nome Arturo. Legata a questo concetto anche la scelta del nostro logo: un uomo senza volto. Arturo è una faccia vuota che ognuno interpreta come vuole. Arturo è il tuo vicino di casa, il cassiere al supermercato, il medico della mutua, il passante che attraversa la strada. Arturo è tutti e non è nessuno.»?.
Arturo, come tutti gli altri personaggi, è una maschera senza identità, quindi anonima, eppure, allo stesso tempo, stereotipo di caratteri fisici e morali noti, caricatura grottesca della società.
Questa è l’idea alla base del lavoro delle cinque artiste: mettere in scena una commedia dell’arte contemporanea attualizzando l’iconografia, il simbolo, presentando una pièce che rivendichi con forza le radici settecentesche dell’idea, del simbolo, ma che con altrettanta fermezza riesca a rendere attuali, contemporanei i soggetti rappresentati.
I venticinque lavori presentati al teatro Palladium sembrano far parte di un’unica opera originaria che poi quasi per necessità è stata spezzettata in parti uguali.
Questo grazie all’armonia dei colori che costantemente vengono ripresi negli sfondi dei vari volti, richiamati in piccoli particolari di maschere successive.
La sensazione è quella di un pop surrealista, nel quale i colori accesi ed uniformi definiscono volti che ricordano serigrafie di un pop questa volta meno algido. La simbologia di cuori, ingranaggi, croci e fiori che quasi evoca l’arte dei tarocchi, rimanda ad un ad mondo più nascosto, surreale, forse a quel vero concetto di maschera.
Così, nella parete bianca ed un po’ arcuata del teatro, si succedono attori moderni dai nomi antichi.
Colombina, Pulcinella, Arlecchino… Nella commedia dell’arte contemporanea tutto può succedere, anche che Brighella si trasformi in un punk con occhi truccati di blu e dalle cui orecchie pendono divertenti orecchini a forma di guanti da pugile o che Infausto, medico della peste, sia carico di occhiali da vista per un viso privo di occhi.
Incontro Amalia al vernissage della mostra, mi dice che le altre ragazze stanno arrivando. Le accenno che vorrei intervistarle per DUDE: mi sembra entusiasta; meno male, penso. «Ci piacerebbe moltissimo, solo che sotto natale siamo un po’ impegnate ed è difficile trovarci tutte e cinque allo studio! Puoi mandarci l’intervista per mail?». Perfetto.
Pochi giorni dopo sono pronta a leggere le risposte, curiosissima.
Mi cade lo sguardo casualmente su una domanda: «qual è l’idea alla base della vostra creatività?», chiedevo.
«In una sola parola… DIVERTIMENTO! Arturo lotta per un mondo più BELLO! Una lotta contro l’accontentarsi, contro l’arricchirsi ad ogni costo, contro il compromesso, contro le HOGAN…»
Non so se per il maiuscolo o per le Hogan ma inizio ad incuriosirmi… già mi piacciono.
Studio Arturo in pillole
Da piccolo volevo: Volare su Marte
Adesso faccio: L’astronauta
Da grande vorrei: Essere Arturo lo studio del futuro!
Un artista che vi consiglio: Lucamaleonte
OVERSIZE n°7 “La commedia di Arturo” di Studio Arturo
a cura di Antonella Di Lullo per NUfactory dal 7 dicembre al 14 gennaio 2011 @ Palladium
Foto di Federico Gnoli.
DUDE: Come e quando nasce Studio Arturo.
STUDIO ARTURO: Il gruppo nasce nel 2008. Frequentavamo lo stesso corso di illustrazione all’Istituto Europeo di Design, qui a Roma, dove ci siamo conosciute. Il nostro è stato un incontro fortunato! Abbiamo deciso che finiti gli studi, ci saremmo unite in un gruppo di lavoro, che in quel momento però non aveva ancora alcuna forma, e non si chiamava Arturo.?
D: Come si evolve il vostro percorso artistico??
SA: Tutto è iniziato in un piccolo spazio a San Lorenzo, dove prima ancora di noi ha messo piede il nostro torchio calcografico. Negli anni abbiamo lavorato nell’ambito della comunicazione visiva, portando avanti diversi progetti mantenendo sempre una produzione più artistica, artigianale, coltivando la tecnica dell’incisione nei suoi molteplici aspetti. Abbiamo dato vita anche a Le Sgorbie di Arturo una serie di indumenti stampati a mano mediante la linoleografia.?
D: L’essere un gruppo cosa comporta nel vostro lavoro??
SA: Lavorare in gruppo è un’esperienza che ti arricchisce moltissimo. Credo che nel tempo i nostri gusti si siano piacevolmente contaminati, dando vita ad unico universo arturiano. Il mondo di riferimento è quindi lo stesso, ma emergono comunque le nostre singole personalità, molto diverse tra loro.?A livello pratico non interveniamo quasi mai tutte sulla stessa opera, tranne in alcuni casi, come ad esempio diversi progetti di street art. Solitamente, comunque, ognuna di noi crea la sua opera, pensata per coesistere in un unico progetto firmato Arturo.
D: Qual’è l’idea alla base della vostra creatività??
SA: In una sola parola… DIVERTIMENTO! Arturo lotta per un mondo più BELLO! Una lotta contro l’accontentarsi, contro l’arricchirsi ad ogni costo, contro il compromesso, contro le HOGAN! Per difendere la qualità, l’handmade, l’unicità.?Comizio a parte, ci unisce fortemente la passione per l’incisione, tecnica antica, vista da molti fuori dal nostro tempo.?Con passione e dedizione (e non poca fatica) abbiamo cercato di attualizzarla e diffonderla, attraverso opere e workshop aperti al pubblico, ottenendo piacevolmente una grande risposta.?Non abbiamo paura di sporcarci le mani né di sprecare tempo, con il solo scopo di fare un BEL lavoro.?
D: Quali sono le tecniche ed i materiali utilizzate nei vostri lavori??
SA: Date le nostre variegate personalità, utilizziamo materiali e tecniche di ogni genere, dall’acrilico su tela più classico, alle installazioni. ?Sicuramente una grande parte del materiale è quello che usiamo per il laboratorio di incisione: inchiostri e timbri di ogni genere, sgorbie, rulli, nitro, alcol, bianco di Spagna e chi più ne ha più ne metta!?Lavoriamo con l’incisione di diversi materiali, dal metallo alla gomma, applichiamo l’incisione non solo alla carta, ma cerchiamo spesso di attualizzarla realizzando prodotti che non si limitino alla stampa d’arte.?Per esempio Le sgorbie di Arturo è una produzione di magliette ed altri indumenti stampati a mano mediante la tecnica della linoleografia, la stessa utilizzata per le stampe della mostra. ?È un’antica tecnica di stampa riadattata da noi per poter creare una collezione di indumenti dall’aspetto innovativo ma allo stesso tempo legato alla tradizione dell’incisione. ?Lo stesso vale per Le sfogliatelle quaderni e sketchbooks realizzati con stampe di prova e carte originali. ?In questo modo ogni prodotto non potrà essere identico al precedente. Ogni pezzo è un pezzo unico.?
D: La vostra mostra, voluta e curata da NU factory, rimarrà esposto al Palladium fino al 14 gennaio. Come nasce l’idea per questo progetto?
SA: Abbiamo pensato di proporre qualcosa che attirasse l’attenzione non solo di chi venisse alla mostra, ma anche di tutto il pubblico che frequenta il teatro Palladium di Roma.?Abbiamo pensato alle maschere della commedia dell’arte che si adattano in pieno al nostro gioco (che torna spesso nei nostri lavori) sulle identità delle persone. Il risultato sono state venticinque coloratissime maschere tradizionali reinterpretate in chiave moderna.?
D: Nei venticinque lavori esposti gli stereotipi delle maschere della commedia dell’arte vengono attualizzati, resi contemporanei. Possiamo trovare parallelismi tra quello che era il panorama della commedia dell’arte originaria e la nostra società moderna?
?SA: La commedia dell’arte rifletteva la società del tempo, così anche La Commedia di Arturo riflette in qualche modo la società odierna. ?Se Pulcinella era un giovane col naso adunco, un servo malinconico che passava da momenti di sciocchezza a momenti di grande saggezza popolare, nella commedia di Arturo Pulcinella diventa un’anziana signora con tanta saggezza quante sono le sue rughe.?
D: Quale tipo di iconografia e che tipo di colori ha ispirato il vostro lavoro?
?SA: Per quello che riguarda l’iconografia ci ha ispirato sicuramente il mondo della stampa artigianale. Per il resto abbiamo studiato i personaggi e li abbiamo riletti in chiave personale e moderna. Abbiamo creato una palette di colori appositamente per progettare e poi stampare. Cinque colori per gli sfondi e altri cinque colori più forti per i personaggi.?Ci esprimiamo con i colori come farebbe un bambino, in modo istintivo e primordiale, allo stesso tempo studiamo e discutiamo ogni illustrazione, cercando sempre di comunicare ciò che vogliamo.
D: Quanto è importante il titolo ed il sottotitolo delle varie maschere per definire la totalità dell’opera?
?SA: Importantissimo, per questa mostra c’è bisogno del quadro, del nome e dell’aggettivo.?
D: La borghesia del ‘700 si ritrova nel teatro stereotipato di Goldoni: vi si ritrova e ne ride rispecchiandosi nella descrizione dei caratteri fisici e morali, decretando proprio in questo modo il successo della commedia dell’arte. Nelle vostre maschere può sentirsi rappresentata una parte della società attuale o piuttosto questa società finge di non riconoscersi ??
SA: Si, vivendo nella società attuale certamente non possiamo fare a meno di rappresentarla. ?Così com’era nel teatro stereotipato di Goldoni, nella commedia di Arturo, trecento anni dopo, le maschere riprendono vita raccontando uno spaccato della società moderna.?Se la società si sente rappresentata o finge di non riconoscersi… questo forse dovremmo chiederlo a lei.
Finisco di leggere l’intervista. Si, mi piacciono proprio.



