
Dal 5 Giugno al 4 Luglio 2014: mostre, appuntamenti, letture, portfolio, premi, workshop. Scopri gli appuntamenti di FotoLeggendo sul sito ufficiale della manifestazione.
Officine Fotografiche quest’anno ci ha fatto un piccolo regalo, anticipando all’estate l’appuntamento con FotoLeggendo, il festival dedicato alla grande arte del XIX secolo, giunto alla decima edizione.
I preparativi erano nell’aria già da qualche mese. Trapelavano i nomi e le date, arrivavano i primi inviti a mostre e workshop.
A pochi giorni dall’inaugurazione, ho avuto il piacere di parlare con Tiziana Faraoni, photeditor per il settimanale l’Espresso, nominata direttrice artistica della rassegna.
«Quest’anno ci siamo posti delle domande: noi non vogliamo staccarci dal fotogiornalismo, FotoLeggendo è partito e nato da quello, però il mondo sta cambiando e con esso sta cambiando la fotografia.
Ho iniziato a lavorare ai tempi di Grazia Neri venti anni fa, e da allora i mutamenti sono stati velocissimi. Grazie a internet non bisogna più aspettare l’arrivo del pacco, il tempo della scansione, della scelta delle foto e il tempo necessario per costruire la notizia su carta e farla uscire. Poi c’è stata la digitializzazione della macchina fotografica, che ha reso tutto più accessibile, ha fatto entrare l’immediatezza nella fotografia. Sono felice che ora chiunque possa fare uno scatto per denunciare qualcosa in qualunque parte del mondo, ma io tengo sempre presente che quella è la notizia. Poi c’è la fotografia».
In quest’epoca di transizione per la fotografia e le sue regole, non è semplice intuire quale sia l’approccio migliore verso quest’arte. Sia come fruitori, sia come autori.
«Cosa cerca un italiano? Cosa cerca un europeo? Cosa cercano le persone oggi? Secondo me al momento nessuno lo sa. Tutti, in qualche modo, nel mondo dell’arte, sperimentano. Siamo in una fase d’immobilità da un certo punto di vista, e allo stesso tempo siamo anche spronati da una forte volontà di creare qualcosa di nuovo. Ma non sappiamo dove, come e con quali regole. Senza un controllo di qualità e di quantità».
Quando la tradizione non è una scialuppa di salvataggio solida nei periodi di confusione, c’è bisogno di trovare la giusta via guardandosi attorno.
«È il motivo per cui quest’anno ci siamo detti: cosa vogliamo fare? Vogliamo sguardi diversi tra di loro, che spazino dal fotogiornalismo, visto da diverse angolazioni, alla fotografia contemporanea. C’è il desiderio di vedere la fotografia in tutti i suoi aspetti, senza doversi chiudere in un genere. Bisogna allontanarsi dagli stereotipi che oggi come oggi non hanno senso».
Con queste premesse le porte di Officine Fotografiche verranno aperte il 5 giugno alle ore 19, per inaugurare questa edizione con la mostra di Emiliano Mancuso e il suo lavoro Il diario di Felix: un reportage realizzato nella Capitale, all’interno della casa famiglia Casa Felix nel quartiere Torrespaccata.
Parte dello spettacolo coinvolgerà anche il centro ISA (Istituto Superiore Antincendi di Roma), dove dal 6 giugno si inaugureranno gran parte delle quindici mostre in programma. Tra queste, quelle di Alvaro Deprit , fotografo spagnolo autore del progetto Al-Andalus (in copertina), in cui le fotografie sembrano prendere le sembianze di quadri; Ren Hang, poeta-fotografo cinese che ha realizzato degli scatti che giocano ironicamente con i corpi e che hanno scandalizzato la sua madrepatria;

Tanya Habjouqa, vincitrice del World Press Photo che ci mostra la sua terra, la Giordania;

e Jason Eskenazi con il suo progetto fotografico che è un omaggio alle pellicole.

«È un periodo pieno di punti interrogativi, un periodo in cui siamo storditi da ciò che sta accadendo, ci guardiamo intorno chiedendoci cosa ci sia oltre gli sguardi che già conosciamo. Ma tutti questi sguardi portano a un unico punto: l’amore per la fotografia e il suo ruolo che al momento va ritrovato».