Ritratti dal sottosuolo
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Ritratti dal sottosuolo

Sottofondi è un progetto di Jacopo Rufo, fotografo ventiquattrenne che per 2 anni ha fotografato persone che prendevano la metropolitana a Roma.

Sottofondi è un progetto di Jacopo Rufo, fotografo ventiquattrenne che per 2 anni ha fotografato persone che prendevano la metropolitana a Roma.

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Quando è partito il progetto?

Un paio d’anni fa ho fatto una foto ad un uomo in completo blu che mi precedeva scendendo le scale. A casa, riguardando lo scatto, mi sono reso conto del tipo di composizione che si poteva ottenere. Si è circondati continuamente da persone di spalle, è inquietante. Poi mi sono reso conto che le stazioni metro hanno un tipo di illuminazione molto particolare, che fotograficamente funziona. Pian piano ho cominciato a raccogliere fotografie e annotazioni, ho cominciato a gurdare la metro da un’altra prospettiva.

Cosa ti ha spinto a farlo?

Spingere la gente a scollare gli occhi dallo smartphone, contribuire a conoscere un luogo come la metro, che ogni giorno viene calpestato da 750.000 individui che non si conoscono tra loro e che magari non si conosceranno mai. Tutto questo senza alcuna pretesa di conoscere realmente la realtà. Il mio interesse è quello di fornire il punto di vista più simile possibile a quello di chi vive ogni giorno questi luoghi. La macchina fotografica è sempre altezza occhi, inquadra solo ciò che ha davanti senza cercare l’inquadratura con troppa precisione, anche se comunque ho i miei accorgimenti nella composizione.

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Chiariscimi una cosa, è legale fare foto nella metro?

In linea teorica non è permesso fare foto in metro per una questione di sicurezza. La metropolitana è considerata un obiettivo sensibile al terrorismo, fare fotografie in metro è un po’ come creare materiali contenenti informazioni riservate. Il fatto è che nessuna stazione metro è riconoscibile nelle mie foto, salvo alcune in cui si legge il nome, ma in ogni caso non descrivono assolutamente la stazione metro. Da nessuna delle mie foto si può trarre materiale informativo circa la struttura della metropolitana. Per quanto riguarda la questione specifica dell’atac in molte stazioni non c’è neanche più il divieto.

La sorveglianza che dice?

Mi fermo spesso a parlare con la sorveglianza, ma sono molto confusi. Chi mi dice che è una questione di privacy, chi fa riferimento al terrorismo, chi invece mi dice che è cosi e basta. Proprio ieri mi sono fermato a chiacchierare con un vigilante a Termini che mi ha fatto notare che davanti ai suoi occhi passano ogni minuto migliaia di persone e che non avrebbe senso andare a fermare tutti quelli che hanno fatto una foto. La realtà è che neanche loro sanno bene di cosa parlano.

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Hai mai avuto qualche problema?

Mi fermano continuamente. Qualcuno mi chiede di vedere le foto, in rarissimi casi vogliono sequestrarti la memory card. Ma non possono fare niente di tutto ciò, nemmeno farti cancellare le foto.

E la gente?

La gente invece si incuriosisce, qualcuno tira fuori la storia della privacy, ma tutto finisce lì. La metropolitana non aiuta molto il dibattito, la gente ha altro per la testa e tu sei solo uno che ha fatto una foto in mezzo al casino. Le persone difficilmente si rendono conto di essere state fotografate. Il suono dello scatto si ammortizza con i suoni meccanici delle scale mobili, dell’arrivo della metro, è solo un click nell’ambiente, un acusma.

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Hai mai conosciuto una delle persone che hai fotografato?

Non è mia intenzione conoscerle.

Hai orari o giorni che prediligi?

Gran parte del progetto è stato sviluppato in orari random. Porto sempre la macchinetta con me, ho fatto pochissime uscite mirate. Sono sempre orari casuali, dettati dagli impegni della giornata. È un progetto che inizia e finisce mentre mi sposto in metro, il resto del tempo faccio altre cose.

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Questa cosa ha cambiato il tuo rapporto con gli spostamenti in metropolitana?

Ho notato una cosa molto importante: il caos nella metro è pura apparenza. La metro ha dei suoi ritmi, le sue frequentazioni, i suoi clienti abituali. Tutto potrebbe essere ridotto ad algoritmo.

Hai mai visto qualcosa che avresti voluto fotografare ma non ci sei riuscito?

Certo. Ma quello capita a tutti. Tutti facciamo fotografie, solo che le facciamo con la mente e le chiamiamo ricordi. Devo dire che è una condizione molto frustrante quella del fotografo. In metro capita spesso perché molte volte non hai il tempo per fare niente. Il problema vero è quando vedi qualcosa di bello, lo fotografi, torni a casa e scopri che fotograficamente non rende. Questo si che è frustrante!

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Che macchina usi?

Uso una Reflex digitale full frame. Tutte le fotografie raccolte nella serie sono state scattate con un obiettivo da 24mm, diaframma f3.5, tempo 1\100sec. Questo ti fa capire che se i parametri sono sempre gli stessi la quantità di luce è sempre la stessa. Se andassimo a misurare la quantità di luce di una stazione sarebbe identica a quella di qualsiasi altra stazione metro. Fatta eccezione di quelle all’aperto, ovviamente.

Quanto andrà avanti questo progetto?

Ho intenzione di chiuderlo a breve, da una parte è sfiancante. Aprirò una piccola campagna su Kickstarter per trovare dei fondi e poi ne farò un e-book in tre lingue e lo esporrò in qualche galleria.

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Progetti futuri?

Inizierò un progetto seriale simile a Sottofondi, ma della durata di poche settimane. Un progetto flash che riguarda i locali più famosi di Roma. Non voglio dire troppo a riguardo, dico solo che andrò ad analizzare uno spazio apparentemente insignificante, ma perfettamente descrittivo di quei contesti. Per il resto sono in cerca di lavoro e sto programmando un viaggio in est europa da cui spero di tirare fuori un progetto fotografico valido.

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Valerio Coletta
Giocatore di basket e hockey sul prato. A 12 anni ha incontrato Alberto Angela al McDonald. Ha fondato Bookskywalker e scrive in giro.
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