
Non è poi una gran rivelazione: tutto ciò che vi circonda, anche in questo momento, è una “semplice” percezione. È una simulazione, una ricostruzione generata da suoni, immagini e odori, che nasce grazie all’interazione tra noi e l’ambiente.
È facile comprendere quanto sia importante, in un mondo che segue queste regole, essere coscienti del significato di ciò che vediamo. L’ occhio è un elemento essenziale in tutto questo processo: permette una codificazione dei segnali provenienti dall’ ambiente. Ma tutte le informazioni della realtà di cui abbiamo bisogno per conoscere lo spazio e il tempo degli eventi, non arriverebbe a noi senza l’aiuto della luce. Ed è proprio la percezione visiva della luce e di tutti i colori che essa genera, uno dei temi più discussi della storia dell’uomo soprattutto in campo artistico.
Nella visione del colore i fattori principali che intervengono sono tre: la radiazione luminosa , la composizione chimica e con essa la struttura della materia e le relazioni occhio/cervello. E tutto ciò lo sa bene Ettore Spalletti, che nel colore ci ha lasciato l’anima e anni di ricerca artistica.
L’artista abruzzese, classe 1940, ha eliminato dalla sua arte la distinzione tra scultura e pittura lasciando come comune denominatore di entrambe le discipline il colore, che modifica sia lo spazio che la forma.
Con Un giorno così bianco così bianco, la mostra organizzata al Maxxi e ancora in programma fino al 14 settembre, si apre il percorso espositivo dedicato a Ettore Spalletti che vedrà coinvolto, oltre al museo romano, la GAM di Torino e il Madre di Napoli. Un progetto che intende raccogliere in tre esposizioni contemporanee le opere di questo artista che pur avendo attraversato quarant’anni di movimenti artistici italiani, ha seguito un percorso personale che l’ha portato ad approfondire sempre più intensamente i suoi cardini estetici.
La Galleria Quattro del Maxxi è un assaggio: la sala si presenta come una vera e propria installazione ambientale dove i colori e la luce creano un ambiente etereo e fuori contesto. Spalletti lavora principalmente con quattro colori che non esistono in natura: l’azzurro, quello dell’atmosfera in cui viviamo, il rosa tenue dei nostri corpi, il grigio come risultato di una combinazione cromatica e il bianco, il non colore da cui tutto ha origine, anche l’opera. Ogni colore è elemento di un universo primario, fatto di essenzialità, di principio, di rinascita. Questa componente cromatica trova poi sostanza nell’alternanza dei materiali: alabastro, marmo, foglia d’oro, i metalli, le pietre preziose. Al centro della sala, da dove l’armonia è percepibile anche a occhi chiusi, è posizionata l’installazione che dà il nome all’intera mostra.
Un giorno così bianco così bianco è una stanza realizzata dall’artista nel 2013 dove è possibile immergersi nella luce. Come se si realizzasse un viaggio oltre quota, un abbaglio che raramente nella vita è possibile estrapolare per così tanto tempo dalla realtà; Spalletti ce lo dona in qualche metro quadrato e ci permette di giacere lì quanto vogliamo per assaporarne la luminosità con tutti e cinque i sensi.
Quando si ha il permesso di passare del tempo indefinito in una sala concepita in questo modo, non si presta più attenzione all’orologio, che smette di essere uno dei comandamenti della nostra esistnza: i colori hanno vita propria, ritornano ad essere sorgente e sono loro a consigliarci l’umore, pur che esso sia libero e intimo come loro.