Un sabato critico S01E03 || Vasari Non Docet
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Un sabato critico S01E03 || Vasari Non Docet

Ora, naturalmente, non siamo qui a prendere posizione sul millenario dibattito attorno al ruolo avuto dal disegno e dal colore fra le componenti formali dell’immagine.

Al di là dell’utilizzo di ridondanti sostantivi nella descrizione delle opere, (che purtroppo o per fortuna la lingua italiana ci fornisce ampliamente e che limita la professione dello storico dell’arte all’immagine di un pomposo personaggio che con un po’ di puzza sotto al naso ci descrive ciò che vediamo, magari fornendoci qualche vago dato storico), i problemi della curatela della strapubblicizzata mostra di Tiziano alle Scuderie del Quirinale sono più remoti e se vogliamo più profondi di quelli legati al singolo episodio.

Il problema (il solo che in questa sede possiamo analizzare), sta nell’essersi collocati ancora una volta all’interno di un solco tracciato ormai da quasi cinquecento anni. Questa scelta avviene nel momento in cui si decide di riflettere sulla pittura di Tiziano, ancora una volta come uno dei massimi rappresentanti della scuola coloristica veneziana. In questo senso la scelta delle opere e la spiegazione della mostra che vuole «il pittore dare avvio all’esplorazione del mondo dell’ombra» o «privilegiare i rapporti cromatici», non si distacca di una virgola dall’opinione che Giorgio Vasari diede dell’artista in Vita di Tiziano nel 1568. Nonostante già Paolo Pino in Dialogo di Pittura (1548) avesse elogiato la grandezza del colore di Tiziano, sarà solo con la Vita dell’edizione giuntina che il binomio Tiziano e pittura di colore diventerà un topos che giungerà fino ai nostri giorni. Tuttavia credo sia utile sapere che il giudizio espresso dal pittore aretino si colloca all’interno di un acceso dibattito sulla supremazia del disegno (Firenze) sul colore (Venezia) che stava coinvolgendo diversi grandi nomi dell’epoca come Cennino Cennini e Leonardo. Infatti come molti giudizi espressi Da Vasari anche quello nei confronti di Tiziano è volto ad elogiare l’utilizzo del disegno che viene praticato a Firenze (primo per mero campanilismo, secondo perché Vasari stesso fu fondatore nel 1563 dell’Accademia e Compagnia dell’Arte del Disegno). Così non sorprende il giudizio che Vasari dà di Tiziano, come di colui che per la pretesa di operare «senza far disegno, tenendo per fermo che il dipingere solo con i colori stessi, senz’altro studio si disegnare in carta, fusse il vero et il miglior modo di fare et il vero disegno».

Ora, naturalmente, non siamo qui a prendere posizione sul millenario dibattito attorno al ruolo avuto dal disegno e dal colore fra le componenti formali dell’immagine. Ebbene, il problema della curatela della mostra alle Scuderie sta proprio qui. Infatti nel momento in cui mi si suggerisce come chiave di lettura dell’opera di Tiziano quella che interessa una delle componenti formali dell’immagine, si sta non solo prendendo una posizione ben netta, ma che è stata presa già diversi secoli fa e che aveva un senso all’interno di quel contesto culturale.

Così forse un’esposizione che avrei preferito non è tanto quella che raccoglie la sola produzione del maestro all’interno di un’altra bella mostra monografica (che in pieno stile “Caravaggio 2010” è sempre più uno specchietto mondano per le allodole più che una grande opportunità culturale), ma magari mi sarebbe piaciuto vedere quale ruolo ha oggi il maestro veneziano nella produzione artistica a noi contemporanea, oppure devolvere tutte le energie che sono state necessarie per raccogliere le opere conservate nei musei (molti dei quali possiamo vedere tutti i giorni), per cercare di capire quale parte ha la pittura di Tiziano nella nostra vita di tutti i giorni, nei nostri film, nelle nostre foto, nei nostri blog e pubblicità. In questo modo forse, si colmerebbe di un millimetro quella distanza chilometrica con cui percepiamo l’arte rinascimentale, per scoprire che la riflessione di Tiziano non è solo sul colore ma, come molti artisti contemporanei, sulla vita.

Fabrizio Carinci
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