Un’intervista a Studio Pilar
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Un’intervista a Studio Pilar

Scrivanie, muri zeppi di fogli illustrati, arnesi da disegno ovunque. Il classico posto in cui si respira creatività e lavoro continuo.

Fare via Nomentana  in bicicletta dopo le 18 è sempre emozionante. Si ripetono ogni giorno le stesse scene, gli stessi rumori. Automobilisti frustrati in coda che si attaccano al clacson. Non imparano mai che basta aspettare pochi secondi e il distratto in prima fila riparte? Li dribblo, brucio il semaforo rosso e mi immetto su corso Trieste. La situazione sembra migliore. Conquisto via di Rocca Sinibalda, sto cercando il civico 23 dove ha sede Studio Pilar. Dovrò tempestarli di domande per appagare la mia sete di curiosità riguardo nuove iniziative a scopo creativo. Lo studio si compone di sette giovani illustratori: Sara Cariolato, Giulio Castagnaro, Andrea Chronopoulos, Fabrizio Des Dorides, Andrea Mongia, Ilaria Palleschi e Giulia Tomai.
Ad accogliermi ci sono solo Giulio, Sara e Andrea Mongia. Poco dopo arriverà anche Giulia. Fatte le presentazioni mi conducono a visitare l’intero spazio dislocato su due piani. Scrivanie, muri zeppi di fogli illustrati, arnesi da disegno ovunque. Il classico posto in cui si respira creatività e lavoro continuo. Lo studio è molto accogliente e i ragazzi mi sembrano davvero simpatici. La mia voglia di scoprire mi fa iniziare la pioggia di domande senza aver azionato il registratore. Fortunatamente me ne ricordo in tempo…

Ditemi un po’ come vi siete conosciuti? Com’è nata l’idea di iniziare un percorso lavorativo insieme?

Tutti tranne Giulio frequentavamo il corso di illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma. Durante i tre anni abbiamo maturato la consapevolezza di riuscire a lavorare bene insieme. È stato il progetto di tesi a consolidare  tale consapevolezza. Alla fine del corso di studi ci chiedevamo cosa sarebbe successo dopo, non volevamo che tutto finisse. Per evitare ciò abbiamo pensato de fa’ quarcosa  anche se non sapevamo bene cosa. Quella di cercare uno spazio per creare uno studio era solo una delle idee quando un bel giorno un amico ci ha indicato uno spazio libero. Già dopo il primo sopralluogo ce ne siamo innamorati e abbiamo deciso che sarebbe stato nostro. Ci siamo dentro da Ottobre scorso.

 

Siete stati fortunati a trovarvi insieme in classe, non è facile avere compagni di lavoro coi quali si è disposti a intraprendere un percorso anche una volta diplomati. Giulio, raccontaci invece come hai conosciuto i ragazzi.

Anche io ho frequentato lo IED qualche anno prima ma con i miei compagni non era andata. Per due anni mi sono dedicato ad altro tralasciando l’illustrazione. Quando sono tornato allo IED per lavoro ho avuto modo di conoscere i ragazzi e vedere i loro lavori. Appena ho appreso che stavano mettendo su lo studio non ho esitato a chiedere di farne parte.

Perché il nome Pilar?

Il giorno in cui abbiamo preso possesso dello spazio abbiamo trovato un post it con su scritto «chiamare Pilar». Abbiamo eseguito l’ordine.

Quando avete inaugurato?

Novembre? Si novembre. Un giorno intorno al 20. Non ci ricordiamo precisamente quando però ci ricordiamo che il party era dalle 19 alle 22. Era anche il compleanno di Andrea. Il party è stato un delirio, c’era moltissima gente e gran parte non la conoscevamo. Offrivamo da bere e da mangiare, probabilmente fu quello il motivo del successone.

Inoltre presentavamo il nostro primo lavoro, il calendario 2012.

Come vi siete divisi il lavoro del calendario?

Ognuno di noi ha illustrato due pagine tranne Fabrizio e Sara che ne hanno illustrata una. Mentre alla copertina hanno lavorato solo Andrea Mongia e Andrea Chronopoulos. 

Lavorando in sette che tipo di difficoltà riscontrate? Quanto spesso litigate?

In realtà non capita mai che litighiamo. Accade invece che ci si dà giudizi a vicenda sul lavoro in totale sincerità. La troviamo una cosa assolutamente positiva e utile alla crescita personale di ognuno.

Come vi organizzate il lavoro? C’è chi coordina e chi esegue o arrivate a un compromesso comune?

Diciamo che per forza di cose in ogni lavoro c’è chi prende in mano la situazione ma non esistono ruoli fissi. 

Prediligete le illustrazioni a mano o digitali?

Anche se in passato qualcuno concepiva le illustrazioni direttamente sui software adesso tutti partiamo da un lavoro manuale. 

Quali tecniche usate?

Riusciamo ad abbracciare tutte le tecniche se andiamo ad analizzare il lavoro di ognuno. Probabilmente rimangano fuori soltanto pirografia e aerografia. Adesso abbiamo anche un torchio e ci dilettiamo a incidere il linoleum e a praticare la tecnica dell’acquaforte e della puntasecca.

 

 L’Apocalisse, A5, 32 pages – b/w digital print – 2012 

 

Immagino sia difficile ritrovarvi tutti e sette in studio. Come vi organizzate quando dovete lavorare su un progetto comune?

Generalmente facciamo una riunione di persona per fare il punto e dettare le linee guida. Da lì ognuno sviluppa il lavoro e ci si aggiorna per via telematica. Se la situazione lo richiede poi facciamo altre riunioni. 

Avete messo su lo studio da pochissimi mesi ma siete molto affiatati a quanto mi pare di capire.

Diciamo di si. Qui a studio passiamo gran parte della giornata. Inoltre cerchiamo di condividere qualcosa anche al di fuori. Siamo stati tutti insieme ad Angouleme al festival del fumetto ed è stata una bellissima esperienza. Inoltre Giulio, Andrea Chronopoulos e Fabrizio hanno messo su un gruppo musicale punk rock.

Ci siamo detti tanto in queste due ore ma non vi lascio senza sapere cosa bolle nella pentola Pilar.

Sicuramente continuiamo sulla strada delle autoproduzioni che è quella che ci piace, poi ognuno porta avanti i suoi progetti personali. Ci sentiamo ancora in una fase di studio e quello che ci preme di più adesso è crescere. 

Mi auguro che continuiate a crescere sulla strada della qualità che state già percorrendo. Allora si che ne vedremo delle belle. Vi faccio i migliori auguri.

 

 

Chiudo il mio zaino, slego la Colnago e mi avvio. Arricchito!

 

Foto di Claudio Chierichini

Domenico Romeo
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