
Abbiategrasso, venti chilometri da Milano. Sono nel giardino alle spalle del castello che ospita la prima edizione del Video Sound Art, festival di motion graphic che propone performance live e retrospettive di artisti internazionali. Il proiettore continua a lanciare immagini
sulla facciata del castello. Il mio cuore si riempie di gioia quando un signore di almeno 60 anni, riconoscendo il protagonista di Prince of Persia che salta da una finestra all’altra per salvare la principessa, si commuove. Nei sotterranei del castello è allestita la mostra.
Uno dei lavori più interessanti è quello di Alexander Chen che reinterpreta in chiave digitale i disegni di Massimo Vignelli per la metropolitana di New York. Le linee della metropolitana divengono corde sonore in vibrazione al passaggio di un treno.
Incontro Robert Seidel vicino alla sua installazione: il freddo dei mattoni, colonne e volte a botte, circondano una scultura di carta, un essere sospeso, nascente e morente allo stesso tempo, su i cui lembi viene proiettata la luce dei video. Difficilmente in una galleria total white si avrebbe lo stesso contrasto.
Per Seidel è la prima volta in Italia, troppo caldo e troppe zanzare per lui tedesco di Jena, città universitaria della Turinigia.
Mi spiega che prima di diplomarsi al Bauhaus di Weimar in Media Design aveva intrapreso gli studi di biologia, fermati dopo un anno, per dedicarsi all’arte.
L’amore per la natura nasce da bambino, quando collezionava pietre e piccoli insetti, e permea le sue opere.
La complessità dell’universo si rivela nei suoi film, nei quali in un cosmo di elementi, piccoli eventi si susseguono in cicli narrativi.
Assieme a Seidel, Daniel Rossa, noto per le sue performance spettacolari, ha tenuto il workshop di video mapping nei giorni precedenti al festival. Da quel che mi dice Seidel i partecipanti sono per lo più studenti universitari di architettura e design.
Tra i loro lavori esposti si possono vedere robottini, facciate di edifici e intricate strutture di carta realizzate per studiare
su piccola scala il mapping.
Molti definiscono il video mapping come la nuova frontiera dell’arte e della tecnologia ma in realtà è una forma datata, non per questo meno interessante. Alla base del mapping c è l’anaformosi di cui già aveva conoscenza Leon Battista Alberti o Leonardo da Vinci. Due gli elementi principali, prospettiva e punto di vista. Provate a guardare il quadro “Gli Ambasciatori” di Hans Holbein il Giovane e forse risulterà più comprensibile.

Il concetto è chiaro ai Pistol Shrimp del collettivo Recipient. Il loro proiettore è puntato verso il castello.
Le immagini in movimento dialogano con gli elementi architettonici. Il biscione dei Visconti si anima e svolazza tra le finestre della facciata alla ricerca della sua preda, le mura si aprono per far scorrere
una clessidra e personaggi in abiti d’epoca gironzolano per i corridoi.
L’antico e il nuovo si uniscono sulla superficie dell’architettura, in una formula che all’estero è ormai consolidata: castelli e proiezioni.
Mi domando come mai in Italia ci si accontenti ancora dei fuochi d’artificio e
delle lucine delle macchine a scontro.
Il merito dell’evento si deve a le due associazioni organizzatrici Le Cicale dell’Arconte e Noknockroom che hanno saputo offrire un’ottima line-up musicale e grandi artisti ad un pubblico eterogeneo.
Aspettiamo la prossima edizione.