«Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d’ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più».
Pier Paolo Pasolini, La Ricotta, 1963.
Mi rendo conto che è un riferimento faticoso e una citazione impegnativa. Ma impegnativo è anche il pensiero rivolto allo stato della mia bella cultura italiana e al suo cordoglio contemporaneo. Negli ultimi anni la nostra più grande ricchezza è stata messa in ombra da un certa aurea di superficialità e disagio, generata da quegli scandali politici ed economici che ci hanno trasformato spesso in giullari della corte europea. Quando ho lasciato l’Italia, forse in cuor mio l’ho fatto perché mi era insopportabile la visione di un paese che fino a mezzo secolo fa era focolare ispiratore per l’arte, la letteratura, l’architettura, e tutte quelle espressioni dove pensiero e manualità diventano sintesi di un modo di vivere nazionale unico. Ma non sono andata via chiudendo gli occhi, cambiando il mio appellativo da “Signorina” a “Fräulein” e lavandomene le mani. Quello che più mi preme è lavorare all’estero per permettere ai nostri intellettuali di alzare la voce in maniera positiva, di raccontare chi è l’Italia adesso, soprattutto dal punto di vista dei giovani, che prima o poi diventeranno gli adulti. Così, facendo le mie ricerche, lo scorso anno mi sono imbattuta nel sito della Società Dante Alighieri, la quale dal lontano 1889 si occupa di promuovere la cultura e la lingua italiana nel mondo, con circa cinquecento sedi diffuse in tutti i continenti. Mi sono anche presa a bacchettate sulle mani, perchè per ventisette anni di vita ho completamente ignorato la sua esistenza, lo ammetto. Parlando con amici e conoscenti che lavorano nel campo della cultura, ho però riscontrato con interesse che nessuno dei miei coetanei rispondeva positivamente alla domanda “Conosci la Dante?”. Mi sono chiesta perchè tanti giovani non conoscano una realtà attiva e promotrice, così invece di continuare a farmi domande, ho deciso di porle al Presidente della società a Roma, l’amabile Alessandro Masi.
Alessandro, secondo te perché c’è un distacco tra la Dante e i giovani in Italia?
Il fatto che un’associazione come la nostra, che ha centoventi anni di storia, non sia percepita molto nel Paese penso sia dovuto a due motivi. Per prima cosa, la nostra attività si svolge prettamente a livello internazionale, abbiamo circa cinquecento sedi in tutto il mondo, dove la situazione devo dire è molto differente, con gruppi di giovani molto attivi e un altro tipo di vitalità intorno alla Dante. L’informazione giornaliera si svolge sul piano Roma/mondo, e la rete italiana subisce ancora dei ritardi storici che stiamo cercando di colmare con vari appuntamenti. Credo inoltre che il nome Dante Alighieri faccia un po’ paura, sembriamo quasi un’accademia, e incute un po’ di timore in chi vuole avvicinarsi a noi. In realtà noi siamo molto lontani da essere qualcosa di simile all’Accademia della Crusca o un’accademia di studi danteschi, la nostra è una società che promuove e propone la cultura italiana nel mondo, che va a 360 gradi dall’arte contemporanea, ben poco conosciuta all’estero, alla danza, la musica, la letteratura. L’italia ha molto da dire, il punto è che va costruito questo sistema divulgativo innanzitutto credendoci, sentimento fondamentale che fa la forza e la diffrenza. Non possiamo essere scettici.
Pensi che i giovani italiani siano scettici nei confronti della cultura del loro paese? L’allontanamento quindi è generale nei confronti della cultura?
C’è un allontanamento dei giovani dalla cultura, una fuga, che possiamo definire anche prospettica, perchè qui in Italia occasioni ce ne sono poche, pensare all’oltre e all’internazionale è la proiezione di un sogno che loro hanno, perchè sono calati in una situazione drammatica. Ma è anche vero che questa situazione drammatica sono chiamati a cambiarla, il Sessantotto ha cambiato il mondo e non era fatto da anziani. Io credo che se le occasioni vengono date loro si sentono obbligati e stimolati a rispondere e impegnarsi. Io mi rendo conto che l’impegno che chiedo è un impegno civile molto forte, ma dico pure che i grandi eventi della storia li hanno fatti sempre le giovani generazioni, è ovvio che sangue nuovo cambia sangue vecchio, e forse non lo sanno, ma con noi potrebbero trovare uno spazio notevole per le loro attività e per tutto quello che vogliono fare. Il problema è quindi incrociare le nostre informazioni con le loro aspirazioni.
A volte si percepisce un sentimento quasi di vergogna nei confronti del patrimonio del bel Paese, di cui tutto il mondo vorrebbe almeno un pezzetto, noi invece non riusciamo a farlo diventare un punto di forza, non solo culturale, ma anche e soprattutto economico.
Dire che la cultura è il nostro petrolio, non è affatto una frase fatta, come non è vero che con la cultura non si mangia. La cultura fa parte del sistema educativo sicuramente, ma per noi italiani è il sangue, il nostro modo di essere, forma il nostro stile di vivere, che poi si trasforma in design, in moda, in creazione, noi abbiamo fatto mostre sulla moda italiana che hanno avuto grande successo in tutto il mondo, abbiamo fatto conoscere quello che poi è un sistema concettuale degli italiani che porta in qualche maniera ad avere un gusto particolare sulle cose e sull’ambiente; la nostra memoria e la nostra tradizione non possono e non devono essere distrutte, altrimenti viene rasa al suolo la nostra arma più potente. Noi stiamo insistendo molto con la Farnesina per una corretta e adeguata formazione dei nostri ambasciatori di cultura, che ci rappresentano all’estero. Non è un caso che siano nati master per il management della cultura e non è un caso che si sia creata una figura dello storico dell’arte che è sempre più manageriale. L’impresa culturale si trasforma in diplomazia della cultura nel mondo, e dobbiamo riprendere questo ruolo, non è possibile pensare che questa nostra qualità che ci invidia tutto il mondo venga abdicata a favore di un silenzio della coscienza, e io su questo non posso darmi pace. Questa perdita della memoria è l’assenza di una coscienza vigile, e la coscenza vigile è il prendere consapevolezza di un’identità condivisa e storica.
Già, il problema è che l’Italia negli ultimi anni è stata adombrata da scandali e altri problemi, la Dante potrebbe creare invece uno spazio positivo dove poter dare voce agli intellettuali per rilanciare il nostro Paese.
Certo, spesso però si incappa nel problema molto più grande che sta nel sistema dell’informazione e della spettacolarizzazione, che predilige sempre lo scandalo rispetto a una notizia positiva. Raccontare la bellezza dei luoghi, come abbiamo fatto noi attraverso i canti della Divina Commedia, o raccontare l’Italia manuale, l’Italia dell’artigianato, l’Italia che esiste ancora, purtroppo tira molto poco. Uno strumento importante come la lingua italiana ha una specifica caratteristica che, a differenza di lingue veicolari come l’inglese, è inseparabile dal fascino della sua cultura, è uno stato di bellezza e benessere, un humus dietro le parole. La cultura italiana potrebbe essere un’alternativa all’angoscia quotidiana, il 40% delle persone che studiano italiano lo fa per interesse personale, è il giardino fiorito che chiunque vorrebbe al posto del cemento, ed è fondamentale che i nostri intellettuali lavorino su questo aspetto.
E se un giovane si volesse avvicinare a voi?
Qui se i giovani bussano trovano la porta aperta, molto spesso non lo fanno per mancanza di coraggio, per la paura di sentirsi dire di no, ma fa parte del gioco, avere il coraggio di buttarsi. Chi volesse partecipare, collaborare, mandare corrispondenze, divertirsi, dire la sua, avere uno spazio, ecco, noi siamo disponibilissimi. Abbiamo una redazione composta da circa 20 giovani, e ogni idea è ascoltata.
Ma quindi, in sostanza, che cosa fa la Dante, e che cosa ha in serbo?
Per mezzo dei Comitati all’estero, la società istituisce e sussidia scuole, biblioteche, circoli e corsi di lingua e cultura italiana, diffonde libri e pubblicazioni, promuove conferenze, escursioni culturali e manifestazioni artistiche e musicali, assegna premi e borse di studio. In Italia ha una pubblicazione in distribuzione gratuita, abbiamo un portale che si occupa di arte contemporanea: Artwireless, e stiamo lavorando al nostro nuovo portale. Oltre a incontri culturali sempre aggiornati sul nostro sito internet, a maggio abbiamo un appuntamento molto importante a Grosseto per e con i giovani, nel senso che sarà una tre giorni durante la quale saranno loro a dire quello che pensano del futuro della cultura, e noi ascolteremo. Quest’assenza silenziosa, questo dissenso silenzioso dei giovani, quindi il fatto che loro abbiano poca attenzione verso un istituzione come la nostra, a differenza di altri paesi dove i giovani sono vicini ad esempio al Cervantes, al British, dà molto da pensare, e a Grosseto gli sfidiamo su un terreno loro, perchè saranno chiamati a girare un video di tre minuti con il telefonino, e postarlo su YouTube, e dovranno raccontare il patrimonio culturale che loro conoscono, denunciandolo o esaltandolo, a seconda. Noi questa volta ascolteremo loro, non parleremo noi “grandi”, e ci farebbero felici se riuscissero a raccontare il loro mondo. Il secondo appuntamento sarà a Cagliari, a settembre, dove parleremo delle funzioni della cultura italiana nel mediterraneo, con un occhio particolare agli sviluppi della primavera araba. Inoltre, come saprai, stiamo patrocinando il contest organizzato da Dude Magazine, Rarestorie, attraverso la nostra iniziativa Adotta una parola.