Attualità: Anche gli youtuber possono mandare un messaggio politico: il caso Sio
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Anche gli youtuber possono mandare un messaggio politico: il caso Sio

In una intervista di un po’ di mesi fa su Rolling Stone Emanuele Frasca, in arte Noyz Narcos, spiegava: «Non sono solo i ragazzini a seguire il rap in Italia: Ci sono anche ascoltatori più grandi che però non dicono la loro sui social e non ti fermano per strada per le foto e pertanto […]

10 Set
2018
Attualità

In una intervista di un po’ di mesi fa su Rolling Stone Emanuele Frasca, in arte Noyz Narcos, spiegava: «Non sono solo i ragazzini a seguire il rap in Italia: Ci sono anche ascoltatori più grandi che però non dicono la loro sui social e non ti fermano per strada per le foto e pertanto restano meno visibili». Un rapper come Noyz Narcos l’anno prossimo festeggerà i suoi primi quaranta anni. Fabri Fibra, un altro artista di spicco della scena da quasi vent’anni, è nato nel 1976. Gli ultimi dischi di entrambi sono stati apprezzati da un pubblico eterogeneo e dalla critica. Sono dischi di uomini maturi che raccontano ansie tipiche delle persone della propria età. Ovviamente il linguaggio del rap rende certi contenuti appetibili anche a un pubblico più giovane ma sarebbe stupido pensare che il pubblico di due artisti così, sia formato unicamente da una fascia che va, indicativamente, dai quattordici ai trenta. Ovviamente esiste un rap che si rivolge unicamente a un pubblico di giovanissimi ma fare di tutta un erba un fascio e dire: «il rap è roba per ragazzini» significa continuare ad operare una semplificazione che ci riporta indietro di almeno venti anni.

Con gli youtuber (o creator, che dir si voglia) spesso si è portati a fare un ragionamento simile. È innegabile che molti dei contenuti presenti su YouTube nascano per essere fruiti esclusivamente da un pubblico giovanissimo. Guardare un gameplay di un emulo di FaviJ superati i sedici anni difficilmente risulterà divertente. Assistere a un vlog in cui una sedicenne ci aggiorna, dalla sua cameretta color rosa schocking, sui cambiamenti della sua vita può avere qualche risvolto sociologico ma resta una esperienza straniante per chi ha superato da un po’ l’asolescenza. Tuttavia anche in questo caso sarebbe stupido pensare che una monografia di un ora su un regista come Winding Refn possa diventare un contenuto da ragazzini per il semplice fatto che è stata uplodata su una piattaforma come YouTube, anche se si usa un linguaggio più semplice e più consono a questa piattaforma.

Andare ad incontrare dal vivo uno youtuber può tuttavia rivelarsi una esperienza per certi versi traumatizzante: Andate ad una fiera ad ascoltare uno come Dario Moccia (che ha fatto un video, in due parti e con l’aiuto di quello della mongorafia di Refn, su un regista folle e decisamente adulto come Mamoru Oshii). Ci troverete un pubblico di giovanissimi, che probabilmente lo segue dai tempi dei video meno “impegnati” sui Pokemon.

Alla fine dello scorso anno sono andato alla Feltrinelli di Bologna, quella storica proprio sotto le Due Torri citata anche in Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Ero andato per assistere alla presentazione del fumetto Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri, scritto da Tito Faraci (sceneggiatore di tutti i fumetti della vostra infanzia) e disegnato da Simone Alberghi, meglio conosciuto come Sio.

Il pubblico che trovai all’evento era formato quasi integralmente da bambini, anche in età prescolare. Gli unici adulti presenti erano i genitori che accompagnavano i pargoli, per altro di mala voglia. Quando una ragazza che avrà avuto una manciata di anni più di me mi ha chiesto candidamente: «Ma suo figlio qual è?» ho deciso che l’unica strada era sorridere imbarazzato mentre cercavo di guadagnare l’uscita senza calpestare la manina di qualche marmocchio seduto per terra.

Una volta uscito mi sono posto la domanda che poi è venuta a tutti quelli cui successivamente ho raccontato l’aneddoto: sono io che, a forza di sovra analizzare il lavoro di Sio su YouTube, alla fine ho finito per farmi piacere una cosa da bambini o effettivamente in quei video e in quelle strisce ci sono più chiavi di lettura?

Per chi non avesse familiarità con la figura del fumettista veneto Simone Alberigi, aka Sio, è un fumettista famoso soprattutto per Scottecs, il suo canale YouTube in cui si trovano piccoli cartoon da lui disegnati ed animati.

Ha un tratto estremamente semplice ma riconoscibile che lo ha portato anche a creare Scottecs Magazine, un periodico a fumetti in edicola quasi tutti i mesi.

La comicità alla base dei lavori di Sio è assolutamente facile da afferrare, in quanto si basa essenzialmente sull’idea che, se intendo tutto ciò che mi si dice alla lettera, prima o poi questo farà scattare la risata. Dico che un concetto è: «un cane che si morde la coda» e poi ti mostro un cane che effettivamente cerca di mordersi la coda. Ok, l’esempio è pessimo ma la cosa funziona. Andate a vedere un video di Sio, non ci vorrà più di un paio di minuti.

 

 

Verrebbe da denigrare il tutto al rango di puro divertissement ma, quasi sempre, nei video come nelle strisce c’è una chiave di lettura più adulta e non di rado c’è anche una vena di satira politica. Sio è l’unico che può, grazie alle insights sotto ogni video, sapere quale sia l’età media del suo pubblico. È però logico pensare che ci sia una buona fetta del suo pubblico che lo segue perché è abbastanza maturo da essere in grado di cogliere anche il sotto testo di quei brevi sketch.

Sio non ha mai nascosto le sue opinioni politiche. Nel 2014 erano suoi i disegni del videoclip di Questo è un grande Paese de Lo Stato Sociale, nel quale si prendevano in giro i luoghi comuni su cui poggia un certo nazionalismo spropositato e populista. La canzone, su una allegra base electro pop, non troppo dissimile da quella della futura hit sanremese Una vita in vacanza presentava versi come «Questo è un grande Paese: Se ci nasci non hai diritti. Se muori funerali di Stato» (con la vignetta di Sio che mostrava la lapide di Vittorio Mangano).

Allora il video non fece troppo scalpore. La band bolognese non era ancora un fenomeno di costume e quel genere chiamato poi ItPop non aveva ancora la robusta fanbase di oggi. Qualcuno se la prese con Lo Stato Sociale, riproponendo la vecchia tesi secondo cui i cantanti non dovrebbero occupasi di politica, ma nessuno fece rimostranze a Sio che, d’altronde, si era solo prestato ad aggiungere altri significati ad un discorso pensato inizialmente da altri.

A metà giugno però accade la vicenda che coinvolge la nave Aquarius. La nave della flotta di Medici Senza Frontiere viene respinta dall’Italia su spinta del ministro dell’interno leghista Matteo Salvini e rimane bloccata nel Mediterraneo con 629 persone a bordo.

 

 

In quei giorni Sio manifesta la sua posizione sulla vicenda con un video dalla forte vena ironica e surreale intitolato: Top 10 Poveri. Il successo del video è istantaneo e nella descrizione del video lo youtuber inserisce un link per permettere a chi guarda il video di fare una donazione per le ONG.

Il video inizia con Matteo “Saltini” in veste di presentatore della Top 10. Una classifica dove trovano posto «I neri che non sanno nuotare», sicuramente peggio dei «poveri che non disturbano» che, da bravi, non ostentano la loro povertà.

Il video in poco più di due minuti mostra senza filtri alcune tesi, in larga parte condivisibili. Una di queste è che preferiamo mantenere lontana da noi qualunque immagine in grado di ricordarci in qualche modo l’esistenza della povertà: viva i bambini in Africa, sono molto fotogenici e restano lì, declama provocatoriamente Sio. Anche la diversità è qualcosa da cui vogliamo stare lontani. E poi c’è la rabbia di noi nuovi poveri, vittime dei poverissimi che vengono da lontano più che dei ricchi che hanno mangiato sulle spalle di quel ceto medio che si va impoverendo. Non c’è però nel video di Sio rabbia cieca ma permane una certa leggerezza: d’altronde anche la rabbia è passata ormai definitivamente da essere il sentimento delle controculture a essere il motore di intere campagne elettorali.

Stavolta il video ha avuto una risonanza mediatica diversa, che ancora non si esaurisce. È vero che Sio non è il primo fumettista a prendere posizione politicamente: l’ha fatto, di più e in maniera chiaramente meno sfumata, il quasi coetaneo di Sio Zerocalcare. Zero ha però dalla sua un pubblico formato quasi interamente da suoi coetanei, cresciuti in un contesto simile con presupposti simili: è una generazione già formata che ha con Zerocalcare un dialogo quasi alla pari.

È giusto che uno come Sio, che parla a una platea composita, formata anche in larga parte da bambini veicoli messaggi di natura politica?

Il segreto sta nella natura stessa del messaggio di Simone Alberigi che, come abbiamo visto, è fruibile anche ai più piccoli che ne colgono solo la natura superficiale. Il video di Sio poi nasce per essere fruito su una piattaforma il cui motto è “broadcast yourself” e, ormai si sarà capito, con Sio non stiamo parlando di uno youtuber che si mantiene con i guadagni partoriti dalle sue views. Il video nasce per esprimere un messaggio e sarebbe controproducente se detto messaggio venisse censurato anche solo in parte. Se togliete a chi crea contenuti su YouTube la possibilità di esprimere un’idea, giusta o sbagliata che sia, della portata rivoluzionaria che ha avuto questo portale non resta più nulla. Limitando video come quello di Sio si compromette la possibilità di far evolvere la piattaforma: si costringe YouTube a trasformarsi in un mero contenitore di video di gattini, di dimenticabili scherzi telefonici e di ragazzini che urlano. Abbiamo già visto Mtv soccombere sotto questa spinta “semplificante”, vogliamo davvero che anche YouTube si limiti a diventare un inno al disimpegno più sfrenato?

Manuel Santangelo
Manuel Santangelo
Nasce il sedici settembre del 1994 a Castel di Sangro. Ha studiato a Bologna e scrive in giro di sport, musica, cinema e altre cose che pensa siano cool. Crede che “Forrest Gump” sia un film sulla sua vita.
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