Dopo aver preso visione del presente video – proposto in apertura del post – abbiamo realizzato che ok, va bene, adesso c’è bisogno di fare una volta per tutte un po’ di chiarezza sul discorso dei social. E tanto per cominciare la prima doverosa osservazione da fare è che quello che le persone si ostinano a chiamare web 2.0 in realtà non è altro che la stessa identica tecnologia che si utilizzava fino a qualche anno fa, con la sola differenza che i contenuti li generano direttamente gli utenti. Per semplificare il concetto al minus habens utente dei social che contemporaneamente esprime sul social pensieri anti-social: sei un coglione. No vabbé forse ho esagerato. Sei una sacca scrotale, al netto dei peli.
Concluso il cappello del discorso, possiamo procedere con delle considerazioni. Sarebbe eccessivo chiamarle tesi, o spiegazioni. È semplicemente un discorso. Però lo faccio io quindi ho ragione.
In ogni caso: un uomo, dopo anni passati su facebook, un giorno viene folgorato sulla via di Damasco e si accorge che i social network si stanno impossessando della sua esistenza, nonché di quella delle persone che ha attorno. In un attimo realizza quello che sta succedendo: il web 2.0 gli ha rubato anni di vita. Nota che le persone, invece di condividere i propri pensieri con il vicino di casa, l’amico, il parroco o l’automobilista bloccato accanto a loro nel taffico, preferiscono autocelebrarsi e condividere soltanto una parte del proprio pensiero, lasciando quella più autentica a marcire nelle loro stanze. Lucidano i propri pensieri per apparire migliori, o diversi, alla ricerca di stima di sé o degli altri. D’un tratto un uomo – evidentemente una mente superiore – si accorge dell’inganno che si cela dietro al mondo html. In un secondo capisce che ha una missione, e sa cosa deve fare.
Va dal suo vicino di casa per condividere l’epifania? Rompe il suo smartphone? Esterna il suo pensiero in maniera diretta e sincera?
No. Prende una telecamera, mette le proprie parole in rima e raggiunge milioni di visualizzazioni sul più grande social del mondo.
I social ed il “nuovo” web sono stati una grande scoperta dell’acqua calda. La tecnologia era tutta lì, presente e funzionante. Quello che è cambiato è il paradigma alla base. La combinazione dei vari elementi nell’ottica dell’utilizzatore/creatore di contenuti ha rappresentato il valore aggiunto. Se prima gli internauti cercavano siti che potessero di soddisfare la propria sete di conoscenza – abbiamo già parlato di rotten – adesso possono comodamente fotografarsi i testicoli e condividerli. Cercare il gene del male nel mezzo non è la risposta. E neppure la domanda. Tantomeno un’asserzione.
La star della settimana scorsa nel suo video ci invita a spegnere computer, smartphone, router ed uscire, perché lui quando era piccolo giocava a campana con gli amici, aveva le ginocchia sbucciate e correva nel parco. Vaglielo a spiegare che io da piccolo gli amici non ce li avevo, tantomeno in età adulta. E che magari se da adolescente avessi avuto facebook mi sarei potuto fidanzare con un ciccione pelato che usa nickname come kikka93 per adescare giovani disagiati, e che questa possibilità mi è stata negata. Inoltre, a caricare di enfasi la trovatona amarcord da pubblicità della Barilla, c’è di sottofondo una musica emozionante.
[consiglio: se cerchi il male, segui la musica]
Ora è tutto pronto. Possiamo fruire del video comodamente dalla nostra scrivania, convincerci di quanto siamo stati allocchi a buttare via la nostra vita scrivendo stati che ci facessero apparire brillanti su facebook e fare l’unica cosa per la quale il video è stato girato: condividere e commentare.
Poveretto l’uomo che cerca il problema fuori dall’uomo. Ma anche quello che lo cerca dentro.
Il problema È l’uomo.
La soluzione è sempre il suicidio.