Di come le truffe online non passino mai di moda e un po’ di psicologia che si nasconde dietro lo scam.
C’erano una volta mail di sconosciuti prozii miliardari che lasciavano come ultimo compito ai loro avvocati di spedire a te, adorato pronipote, una mail con cui comunicarti che la vasta eredità non sarebbe andata sepolta con il loro cadavere, ma che era pronta ad appianare il tuo bilancio fatto di debiti e bollette non pagate.
C’erano una volta seducenti ragazze che dopo aver trovato la tua mail in qualche database, e a seguito di un po’ di sana corrispondenza, erano pronte ad attraversare mezzo mondo solo per raggiungerti, sposarti, sfornare una squadra di calcio e invecchiare al tuo fianco, al modico prezzo di un biglietto aereo.
C’erano una volta altre ragazze derubate in Pakistan che necessitavano di soldi per attraversare il confine, c’erano una volta fantomatiche lotterie vinte, c’erano una volta madri di famiglia conosciute durante una vacanza culturale a Bangkok che si attaccavano ai pantaloni per essere portate via da una vita difficile o avere almeno qualche euro per l’educazione della figlia.
Questi e molti altri sono tutti casi di scam che, senza scomodare chissà quale enciclopedia, Wikipedia definisce come «tentativo di truffa pianificata con metodi di ingegneria sociale».
L’argomento mi ha sempre interessato e ho più volte pensato, a ragione, che qualcuno dovesse pur cedere all’illusione di soldi regalati e/o di ragazze dall’innamoramento facile. Dopo aver ignorato decine di mail ho deciso di rispondere a un chiaro tentativo di raggiro, per cercare di capire come funziona. La prima cosa che ho notato è come i tempi stiano cambiando: la ragazza in questione infatti, invece dell’ennesima mail perditempo, mi ha aggiunto su Skype e chiamato praticamente subito, anche se tempo una decina di secondi aveva già riattaccato. Ma dopo pochi minuti si è rifatta viva mandandomi un video montato malissimo: nella clip compariva la mia faccia, uno stacco con schermo nero e poi un ragazzo con un pene in mano. Poi la mia faccia, poi lo stesso pene, poi di nuovo un volto che stavolta non era il mio. Di seguito ho ricevuto questo, ed altri, messaggi più o meno uguali, tutti scanditi da pochi minuti di intervallo:

Uno dei capisaldi dietro lo scam è infatti il tempismo. La scammer ha insistito con molti testi simili tra loro sul fatto che se quel video fosse girato la mia vita sarebbe praticamente finita sperando che io decidessi istintivamente di versarle del denaro facendomi prendere dalle sensazioni del momento, dalla paura che qualche mio conoscente vedesse la mia faccia associata ad un pene.
Uno studio ha dimostrato che le decisioni sotto pressione sono dettate principalmente dall’emotività, in questo caso la paura, ecco spiegata la pressione in chat. È stato analizzato come la paura influenzi sulle capacità analitiche, e di conseguenza come per molte persone sia difficile ragionare davanti a difficoltà immediate.
Logicamente non ho ceduto: la mia reputazione è già abbastanza bassa e il pene del video non era nemmeno così male. Dopo alcuni minuti di scambi sconnessi in cui io chiedevo di parlarle mentre lei continuava a spiegare come quel video mi avrebbe fatto diventare lo zimbello della palazzina, del quartiere, della famiglia, dell’umanità intera la scammer ha desistito e ceduto alle mie continue richieste di intervista.

La voce che ha risposto era femminile, la ragazza non ha acceso la videocamera e ha tenuto subito a precisare che sua madre è malata, che ha iniziato per quello con questa sottospecie di estorsione.
È da circa una settimana che ha cominciato ad aggiungere persone a caso, ma fino ad ora il suo MoneyGram conta zero euro.
Approccia la gente anche su facebook, aggiungendo utenti senza distinzione di età e zona geografica, passando solo in un secondo tempo a chiedere di mostrarsi in webcam, cercando in quel caso di instaurare un rapporto più umano, mossa sicuramente più furba del videomontaggio istantaneo su Skype.
Quasi tutti la accettano come amica e la maggior parte è ben disposta a chattare con una sconosciuta, ma dei soldi nemmeno l’ombra. Dopo qualche minuto di inglese sbiascicato ha riattaccato con il discorso della madre, ho risposto per l’ennesima volta picche e così si è disconnessa. Visto il mio entusiasmo per l’argomento, ho contattato due amici psicologi per saperne un po’ di più, approfondire cosa si racchiude nella mente di chi prova a fare queste truffe e di chi ne è vittima.
Il primo mi ha spiegato che secondo lui questo tipo di ricatto è una cosa un po’ anomala, in quanto poco credibile anche agli occhi più ingenui: i truffatori online fanno leva sull’emotività e sui i bisogni delle persone. «Hai mai notato che il 99% delle truffe è legata a sesso o denaro? Quello su cui punta chi vuole soggiogare il prossimo sono le debolezze che per quello che riguarda gli uomini si possono riassumere, senza bisogno di ricerche troppo difficili, in soldi e ragazze».
L’altro ha sottolineato di come sia abbastanza facile adescare uomini e farli esibire, in quanto oggi la sessualità vissuta non è mai abbastanza e si è sempre alla ricerca di nuove perversioni, il tutto perché siamo circondati da una miriade di possibilità e quello che abbiamo non ci basta mai. Ha aggiunto che a parte questa scammer particolarmente poco efficace e decisamente troppo frettolosa quelle più navigate cercano da subito e sempre di instaurare empatia in un primo tempo per poi minacciare o elemosinare denaro, come si può leggere qui. I gruppi più soggetti a cadere in queste trappole sono le persone sole, non come me che ho più di settecento amici su Facebook, quelle romantiche – o meglio quelle che se effettuassero questo test otterrebbero un punteggio alto – e quelle che credono nel destino, o i cosiddetti “Sensation Seekers”.
Generalizzare sul tipo di persone non è però facile, entrambi mi hanno detto di aver avuto pazienti insospettabili che si esibivano su chat porno. Perché generalmente siano proprio queste le categorie più colpite è facilmente deducibile, mentre non lo è l’impatto emotivo che la truffa lascia sulle persone raggirate. Secondo lo studio le vittime rimangono più scioccate dall’essere state tradite da quella che credevano essere una partner di cui si potevano fidare anziché essere particolarmente arrabbiati per il denaro che hanno irrimediabilmente perso. Al termine del rapporto (nella maggior parte dei casi è il truffatore che lascia la vittima dopo avergli estorto una somma di denaro per lui appropriata) l’ira è quasi inferiore alla sensazione di smarrimento, di abbandono nel non poter più interagire con lo scammer.
La cosa ancora più assurda è che le vittime non riescono a immaginare di aver parlato con un truffatore nonostante sappiano perfettamente di essere cadute in una trappola e che al 99% colui con il quale chattavano era un uomo: sono tristi per l’essere stati lasciati, per il fatto di essere di nuovo soli, perché sono stati costretti ad interrompere un rapporto che tutto sommato li soddisfaceva, a volte perché sommersi dai debiti altre perché fermati dai familiari o amici.
È interessante anche come i truffati siano sono soggetti alle cinque fasi di elaborazione del lutto stilate nel ’69 da Kubler Ross: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione. La fine della relazione corrisponde quasi a una morte, l’equivalente degli innamorati non più corrisposti.
Logicamente uno dei miei amici mi fa notare come quello dello scammer sia proprio un lavoro a tempo pieno che si basa sui grandi numeri: pescando tra migliaia di mail la probabilità di trovare una persona con uno dei profili di cui sopra è più facile e risposte come le mie sono preventivate. In ogni caso ci provano fino all’ultimo.
Skype ha infatti squillato di nuovo: era la mia scammer che tornava all’assalto. Ma ormai era troppo tardi, avevo tutto ciò che mi serviva. Quando le rispondo con un laconico no alla sua richiesta di 1.500€ per rimuovere il video mi lascia con un rassegnato «ok» e mi toglie dai contatti. Probabilmente il nostro amore non era destinato a fiorire e concludersi con un trasferimento Western Union.
Ora non so se il filmato girerà per il web e nell’iperspazio o se diventerò una pornostar amatoriale, in ogni caso, cara Sonia, se leggi DUDE MAG volevo dirti che spero che tua madre guarisca anche senza i miei soldi e che, lo ammetto, un po’ mi mancherai.

* Grazie a Giovanni Ventura e all’altro psicologo che preferisce rimanere anonimo per la consulenza.