Attualità: Beata immaturità
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Beata immaturità

C’è un flashback in Palombella Rossa di Nanni Moretti, nel quale un Michele Apicella bambino, poco prima di tuffarsi in piscina per la prima lezione di nuoto, va in crisi, si blocca, chiama sua madre: «C’ho ripensato, mamma faccio ancora in tempo a cambiare idea?», mentre l’istruttore minaccia: «ti porto all’acqua alta». Quando sei ancora […]

C’è un flashback in Palombella Rossa di Nanni Moretti, nel quale un Michele Apicella bambino, poco prima di tuffarsi in piscina per la prima lezione di nuoto, va in crisi, si blocca, chiama sua madre: «C’ho ripensato, mamma faccio ancora in tempo a cambiare idea?», mentre l’istruttore minaccia: «ti porto all’acqua alta». Quando sei ancora in tempo per cambiare idea, allora sei ancora un bambino e se sei ancora un bambino puoi fare tutto quello che ti pare.

Quelli della mia generazione erano dei bambini il 18 dicembre 1999, quando dall’iperuranio spiove un pallone sul tacco destro di Antonio Cassano, controllo di testa, virata improvvisa tra Panucci e Blanc, tiro, gol, quarantasei secondi di esultanza, ammonito. Lo stesso giorno in cui Antonio Cassano ha deciso di rimanere per sempre un bambino, l’uroboro mangiava se stesso nell’eterno ritorno, «l’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere» e quel pallone dall’iperuranio, sempre uguale, sempre addomesticato con uno stop perfetto.

 

 

«Ho trentacinque anni. Non torneranno più le merendine di quando ero bambino, i pomeriggi di maggio, non torneranno più»diceva sempre Michele Apicella, alla stessa età di Fantantonio, che per un paio di ore si è ritirato dal calcio perché gli mancava la famiglia, dopo essersi tesserato da una sola settimana con l’Hellas Verona, per un insperato ritorno in Serie A, a distanza di mesi dall’ultima partita giocata. Poi però c’ha ripensato, espressione aurea dell’esistenzialismo, del dubbio sartriano e del complesso d’Edipo, tutto assieme.

Non c’è niente di più bello che sprecare tutto per rimanere nei pomeriggi di maggio di quando sei bambino: in questo mondo che ci vuole tutti performanti, che esalta il sacrificio e la cultura dello sforzo, la cultura del lavoro, che ci vuole tutti ambiziosi e in splendida forma, Cassano è l’ultima forma di resistenza, l’ultimo baluardo della ribellione che ci ricorda che possiamo e abbiamo tutto il diritto di non voler fare un bel niente, di essere pieni di dubbi e di paure e soprattutto che ci può mancare mamma. Bisognerebbe scrivere un manifesto per il diritto agli sbalzi d’umore, il sacrosanto diritto di svegliarsi con l’angoscia, vogliamo tre bonus all’anno per poter mandare tutto all’aria e poi, se ci va, ripensarci, dovremmo avere diritto a un giorno della settimana per poter rimanere nel letto a lagnarci, un’ora al giorno per coltivare il nostro talento e almeno due per poterlo sperperare nei modi più stupidi. Non ci va, o comunque, non lo sappiamo. Rifiutiamo di sentirci in colpa se non ci impegniamo abbastanza, se non sfruttiamo al meglio le nostre capacità, spezziamo una bandierina a favore dei pigri, degli svogliati, degli inetti, degli immaturi e dei lunatici. Ogni volta che Cassano fa un gol o inventa un assist, il bambino in noi fa un gol o inventa un assist, ma ogni volta che Cassano sbaglia, crolla, litiga con qualcuno e viene messo fuori rosa, tremano le fondamenta del capitalismo. Vogliamo poter essere dei falliti, vogliamo sprecare il nostro talento, ammesso che ne abbiamo qualcuno, vogliamo sbagliare, non avere idea di quello che ci piace fare, vogliamo farci prendere dall’ansia e scappare, ma soprattutto vogliamo rimanere dei bambini e cambiare idea senza nessuna conseguenza o responsabilità.

Per un paio d’ore quelli della mia generazione hanno smesso di mandare al diavolo l’arbitro e stoppare palloni di tacco al parco, abbiamo rischiato di svegliarci in un mondo dove siamo dei trentenni e bisogna andare al lavoro anche se non ci va, senza poterci ripensare.

Scampato pericolo, finché gioca Cassano siamo ancora tutti dei bambini e possiamo fare tutto quello che ci pare.

Edoardo Vitale
Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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