Periferia Sud-Ovest. Sono le dieci di mattina e fa caldo. L’appuntamento all’ufficio di Blackblessed è alle dieci e trenta. Urge un caffè, nero, amaro. La porta si apre. Sulla soglia lo sguardo scivola a terra verso lo zerbino che recita: «Welcome to The Dark Side».
E in effetti ad alzare gli occhi sono travolta da una colata di nero: in primo piano Floriana Serani, capelli corvini, occhi scuri tagliati quasi all’orientale, pelle diafana. Sullo sfondo, dietro due stand monocromi, Monica, sorella e socia di Floriana, lunghi capelli lisci color petrolio, occhi chiari, incarnato d’alabastro. E infine, sulla destra, Daniele, pallido come le sue colleghe, i capelli pettinati all’indietro in una sfumatura di blu. Tutti e tre, non c’è bisogno nemmeno di dirlo, sono vestiti di nero.
Il caffè bollente scioglie i pensieri e iniziamo a parlare. Mi chiedo com’è che una studentessa di lingue orientali sia arrivata a fondare un brand di successo per amanti della notte. Floriana mi spiega che fin da quando era piccola non faceva che disegnare, «perfino sui muri di casa». Il tentativo di frequentare il liceo artistico fallisce di fronte alle perplessità dei suoi genitori. Ripiega sul linguistico e per prosecuzione naturale si iscrive a Lingue Orientali. Il primo viaggio in Cina è l’inizio di una lunga storia d’amore: «A Roma facevo la commessa in un negozio d’abbigliamento e frequentavo l’università. È finita che mi sono trasferita in Cina per due anni, ho preso una laurea anche lì e mi sono ritrovata a fare la buyer freelance per il negozio in cui lavoravo qui in Italia. Una ragazzina persa nelle desolate campagne cinesi, in cerca di fabbriche, fornitori, contatti. Alla fine i miei studi che apparentemente non avevano nulla a che fare con la moda, sono stati responsabili del mio reale avvicinamento a quel mondo che tanto mi affascinava».
In tempi non sospetti, il fil rouge che ha connesso tutto in un triangolo perfetto è stato Internet: «Ho aperto un blog, per condividere le cose che mi piacevano e comunicare con le persone. Inaspettatamente ha raccolto un discreto successo, tanto da farmi pensare che forse se avessi proposto alla gente i vestiti che disegnavo e producevo, utilizzando come canale proprio la rete, qualcuno li avrebbe apprezzati». Così è stato, dopo poco tempo Floriana riceve una proposta di collaborazione dalla catena di abbigliamento hype londinese Topshop. Si accorge che il suo stile piace all’estero, che quegli abiti che aveva disegnato per sé stessa, con lo spirito di chi vuole indossare qualcosa che attingesse all’immaginario dark, gotico, esoterico, senza tuttavia rinunciare ad una realizzazione sartoriale.
A guardarsi intorno, appare evidente che quella del nero totale è una scelta in primo luogo visiva. «Blackblessed, ovvero coloro che vivono all’insegna del nero! Per me è molto più di un colore, diventa quasi un marchio, una fede. Sta a significare una scelta estetica che è simbolo di una semplicità incisiva, di un carattere deciso ma comunque ricco di sfumature. Lo stesso effetto, estremamente forte, lo si ottiene col bianco totale o col bianco e nero. Colori non colori che si adattano ad infinite declinazioni, pur mantenendo una autonomia e un carattere indiscutibili».
I primi consensi sono arrivati dall’estero, Nord Europa, Gran Bretagna, Australia, Stati Uniti, poi, per ultima, è arrivata l’Italia. «Per un designer italiano è un po’ una sconfitta non essere riconosciuto dal paese d’origine. Ma è un problema del sistema in generale, non del singolo individuo. C’è poca fiducia nei giovani designer, portare avanti un’azienda è una vera impresa. Nessuno ti prende sul serio, specie se sei giovane. Diventa una lotta tra te e loro, tra te e la burocrazia, tra te e gli infiniti blocchi, paletti, divieti. Ci vuole molta forza e capire da subito che per quanto ne dicano, sei solo. Lo Stato qui non ti aiuta».
Il lavoro di Floriana trasuda passione e ricerca. C’è tutto di lei nei suoi abiti: l’amore per la musica, per l’arte, per la storia, il senso del sacro (e del profano), lo studio dei simboli, delle religioni, delle leggende. «Niente di quello che faccio è casuale. C’è sempre un lavoro dietro, la reinterpretazione di una storia. Non amo i marchi che usano i simboli a sproposito, solo perché vanno di moda. Né ho stima per chi le mode le segue ciecamente, adattandosi a quello che passa il convento in quel momento. Tutto quello che faccio è frutto di un background culturale che m’accompagna da sempre».
A sentir parlare Floriana traspare un’attitudine femminista, come un leitmotiv che sottintende tutti i suoi discorsi. «Sì, è vero, tutte le mie collezioni traggono ispirazione da storie di donne forti, a tratti pericolose, che riadatto e rielaboro attraverso il mio sguardo. La Dea Khali, Vampira, la Papessa. Donne fuori dagli schemi, simbolo di una femminilità dirompente che tuttavia non punta sul corpo per emergere. Non amo la donna “sexy a tutti i costi”, che si sente bella solo quando si scopre. Si può essere belle e sensuali anche con una tunica, perché quello che conta davvero non sta sulla pelle, bensì nello sguardo. Bisogna liberarsi dalla visione maschile delle sensualità e trovarne una nostra, che ci faccia sentire a nostro agio, senza perdere la dignità, senza cedere a compromessi. Nemmeno quando si decide di indossare un vestito. Per questo molte delle cose che produco sono unisex. Capi versatili che promettono di soddisfare qualunque tipo di persona al di là delle distinzioni di età, di corporatura e perfino di genere.»
Le contaminazioni sono fondamentali per Floriana. È dalla diversità, dal melting pot di culture e generi che sembra scaturire l’innovazione. Il processo creativo alla base di Blackblessed parte da un deciso rifiuto di schemi fissi e gruppi d’appartenenza. Sebbene quella dei suoi aficionados appaia come una specie di tribù, essa non è mai una tribù esclusiva, né una setta conchiusa. «Non amo essere categorizzata. E non conosco paletti né sistemi d’appartenenza. Se devo dire d’appartenere a qualcosa, allora appartengo a me stessa e questo si riflette nelle mie collezioni. Se tutti, quando creano, si mettessero in gioco in prima persona, avremmo dei risultati infinitamente meno omologati. Perché ciascuno di noi è fatto di infinite sfumature, uniche e proprio per questo irriproducibili. Questo è poi il mio concetto di libertà: esprimi te stesso, fuori dagli schemi».
Una filosofia confermata dalle numerose collaborazioni che il brand vanta al suo attivo: l’illustratrice Viola Von Hell, il calligrafo Domenico Romeo, la blogger Ivania Carpio, la cantante Baby K. Ognuno di essi mescola il suo mondo a quello Blackblessed, che rimane un oggetto in perenne trasformazione, seppur con un nucleo originario molto forte. «Uno dei progetti che più ci ha stupito e reso orgogliosi è la collaborazione con Nike». Il colosso americano ha visto in Blackblessed il perfetto rappresentante per la sua campagna a tema running al femminile. «Abbiamo coniato un nuovo stile: lo street goth, a dimostrazione che chi vede nella dark lady un clichè di perversione, apatia e rifiuto della vita si sbaglia di grosso. Si può essere sportivi anche in un mondo total black!» (ride).
Floriana è orgogliosa e fiera del suo marchio, come di un ragazzino cresciuto bene. È cittadina del mondo, quegli occhi da orientale, la parlantina veloce. Eppure ama l’Italia, i suoi tessuti, i suoi sarti, i suoi santi, i suoi capitelli, le sue chiese. Davvero non ci sta Floriana in una sola categoria. Possiamo allora dire che il suo attributo principale è il nero, lo stesso che declina in infinite varianti di taglie e geometrie quando si mette a disegnare. E sbagliate a pensare che il nero è solo un colore. È inchiostro, è fuliggine, è una vecchia fotografia, è lucido smalto per unghie, è vernice, è vello di pantera, è un ricordo che brucia, lenzuola di raso, la notte nell’ora più tarda, la fine dell’universo e se ci pensate, pure l’inizio. Benvenuti nella metà oscura, che il nero vi benedica.
BELLAGENTE è un progetto Dude.
In collaborazione con Officine Fotografiche Roma.
Foto di Marco Rapaccini (Officine Fotografiche Roma).
