Dal 1986 Roma è diventata il fulcro di uno dei festival di maggior prestigio in Europa. Un festival che da quasi trent’anni propone nella Capitale la diffusione e la promozione di arte, teatro, danza e musica contemporanea: Romaeuropa. Grazie a un’iniziativa italo-francese, nasce tra le mura di Villa Medici, diventando successivamente Fondazione, costituita ufficialmente nel 1990. Dietro decreti, patrocini, ambasciate e ministeri, si nasconde con il timone della nave tra le mani, Monique Veaute, che questo progetto l’ha voluto fortemente sin dagli inizi e l’ha seguito negli anni come direttore artistico, generale, e infine da presidente.
«Romaeuropa Festival nasce per una spiccata attenzione a quella cultura contemporanea fondata nel dopoguerra che manifestava delle caratteristiche precise: la libertà totale nell’utilizzo dei mezzi espressivi, il rifiuto per le correnti artistiche e il mix di cultura alta e bassa promosso in particolar modo dalla Pop Art. Volevamo abbandonare un’idea elitaria dell’arte e parlare ad un pubblico più ampio. Raggiungere questi obbiettivi a Roma inizialmente ci spaventava. Quando Romaeuropa Festival nasceva Roma sembrava una città distante dall’arte contemporanea eppure la sua storia ci insegnava il contrario. In fondo le Accademie romane erano già luogo di incontro e di scambio internazionale, bisognava solo avvicinarle al pubblico, metterle in mostra. L’idea iniziale fu proprio quella di aprire Villa Medici ed invitare gli artisti più interessanti del panorama nazionale ed internazionale. In poco tempo, da quell’evento inaugurale che aveva visto riempirsi una stanza di cento persone, abbiamo occupato gratinate con mille e cinquecento spettatori e abbiamo sfatato il mito di un’arte contemporanea “di nicchia”, e soprattutto di una capitale provinciale e incapace di intercettare le innovazioni culturali».
Monique è nata in Germania, ma dal suo accento si intuiscono tutte le sue radici francesi. Ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni ‘70 come giornalista a Radio France diventando nell’84 responsabile degli eventi internazionali a France Musique e da lì, per richiesta di Jean-Marie Drot, Direttore di Villa Medici, approda nella Capitale italiana.
«Sono passati quasi trent’anni dall’inizio di questa esperienza e il nostro pubblico non fa che crescere. Oggi sfioriamo quasi quarantamila presenze. Eppure probabilmente gli enti romani sono ancora troppo legati al patrimonio storico e talvolta non si rendono conto della presenza di un pubblico ampio che richiede l’arte contemporanea nella propria città. Sin dalle sue origini a Villa Medici, Romaeuropa ha avuto una vocazione europea, un forte desiderio di uscire dai confini nazionali che coincideva perfettamente con quella idea di Europa per la quale ci si batteva in quegli anni. Il titolo della nostra manifestazione voleva indicare proprio questo: la nostra volontà di penetrare Roma, di rompere un certo scetticismo del pubblico romano o quella sorta di nostalgia che lo legava esclusivamente al proprio passato, e al contempo la nostra proiezione verso l’Europa, verso uno scambio tra artisti privo di confini geografici o disciplinari».
Mi accenna com’è stato in questi anni lavorare con le istituzioni e gli enti italiani e soprattutto con i luoghi di teatro della città.
«Per organizzare il Festival e invitare gli artisti, naturalmente, non basta il riconoscimento da parte di pubblico ed istituzioni, c’è bisogno anche di fondi e di luoghi adatti per esprimere l’arte. Credo che in Italia talvolta ci siano delle carenze da questo punto di vista: ad esempio la maggior parte delle strutture teatrali romane è costruita sul modello del teatro all’italiana che prevede un palco rialzato in segno di potere dell’artista rispetto agli spettatori. Naturalmente questa tipologia di struttura spesso è inadatta per la produzione artistica contemporanea».
Nel 2010, dopo anni di vincenti edizioni del Festival, è stato creato un nuovo progetto espositivo all’interno di Romaeuropa che dà maggiore spazio alle nuove tecnologie, un settore dell’arte contemporanea che nell’ultimo decennio è cresciuto notevolmente. Digital Life è appunto il cuore digitale di Romaeuropa che propone da cinque edizioni l’arte visiva, le performance e la fotografia nata dall’approccio con la tecnologia.
«Tutti i media possono essere utilizzati per fare arte e gli artisti stanno creando cose meravigliose con le nuove tecnologie: installazioni, fotografie, video, performance sembrano creare nuovi mondi. In queste opere ricerca scientifica, algoritmi, informatica digitale creano nuove atmosfere che sorprendono lo spettatore. Digital Life è stato un passo ovvio per Romaeuropa. Da sempre tendiamo ad esplorare e conoscere ciò che è nuovo, a proporre e discutere le nuove manifestazioni artistiche».
Monique è appena tornata da un viaggio a Shanghai quando la incontro ed è ancora presissima dai lavori per la ventinovesima edizione di Romaeuropa Festival. È ora di pranzo già da un po’ e mi dice di avere una riunione alle tre. Ci allontaniamo da Officine Fotografiche per concludere la giornata ognuno verso la propria meta. Tra i saluti e gli ultimi ringraziamenti mi confessa che scrive anche libri gialli insieme alla sorella. Del resto una personalità che ha il coraggio di essere presidente di un festival come Romaeuropa nella Capitale, non può avere nessun timore nell’affrontare una storia thriller.
BELLAGENTE è un progetto Dude.
In collaborazione con Officine Fotografiche Roma.
Foto di Marco Rapaccini (Officine Fotografiche Roma).
