BELLAGENTE 2017: Atlantide | BELLAGENTE 2017
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Atlantide | BELLAGENTE 2017

Questa intervista fa parte di BELLAGENTE 2017 — Ritratti di persone che fanno tanto bene a Roma, sezione Letteratura & Editoria. Atlantide è stata selezionata in collaborazione con RadioLibri.     Se avessi una casa editrice tutta mia, farei pochi libri. Pochissimi. Pubblicherei libri che raccontano storie che piacciono a me, libri con pagine di una […]

Questa intervista fa parte di BELLAGENTE 2017 — Ritratti di persone che fanno tanto bene a Roma, sezione Letteratura & Editoria. Atlantide è stata selezionata in collaborazione con RadioLibri.

 

 

Se avessi una casa editrice tutta mia, farei pochi libri. Pochissimi. Pubblicherei libri che raccontano storie che piacciono a me, libri con pagine di una carta che è bello sfogliare, libri che ti fanno venir voglia di leggere. Come dice Carlotta ne I dolori del giovane Werther «Siccome non posso leggere tutto il tempo, voglio che il libro che leggo sia proprio di mio gusto». La casa editrice che si avvicina più alla mia idea oggi è Atlantide, un anno e mezzo di vita, 13 libri in catalogo, narrativa, saggistica, poesia e pure graphic novel, sede a Roma. Segni particolari: i timbri. Ogni loro copia è numerata, timbrata con un numero che diventa il tuo. La loro Mission su Facebook «10 titoli all’anno — 999 copie ciascuno. Una è la tua.» La mia copia de L’Outsider di Colin Wilson è la numero 675. Segni particolari: i timbri. Ma ce ne sono altri.

 

 

Incontro Simone Caltabellota, il direttore editoriale di Atlantide, a pochi passi da piazza Mazzini, in via Sabotino, da Antonini per un caffè, da Antonini dove il caffè lo sta prendendo pure Nanni Moretti. Nel corso dell’ora della nostra chiacchierata, il regista si sposterà da un tavolo al sole a uno all’ombra, poi si alzerà e riprenderà la Vespa. Penso a La messa è finita, dove la sorella del protagonista, Valentina, legge sul divano uno dei piccoli, bellissimi libri verdi della Biblioteca Romantica Mondadori, una collana di romanzi e racconti scelti dai loro traduttori — La principessa di Clèves per Sibilla Aleramo, Una vita nelle parole di Marino Moretti. L’intento del direttore della collana, Giuseppe Antonio Borgese, era quello di fare «cinquanta grandi scrittori, cinquanta cose belle». Penso che c’è qualcosa che accomuna la Biblioteca Romantica e Atlantide, e forse non è un caso che più volte nella nostra conversazione Simone si definirà un editore degli anni ’30, gli anni di nascita della collana Mondadori. 

Come nasce Atlantide? «Atlantide è nata dall’incontro di quattro persone che sono prima di tutto quattro amici, quattro persone che vengono dal mondo dell’editoria, della cultura e della scrittura. Io conoscevo tutti e tre, e loro si sono conosciuti tramite me. Con Francesco Pedicini ho lavorato alla Fazi Editore, io ero l’editor, il direttore editoriale e lui il direttore di produzione. A Roma Francesco è il maggiore esperto in tutto ciò che riguarda l’arte tipografica: i formati, le tirature, la scelta della carta, e oggi collabora anche con altre case editrici come minimum fax e Racconti Edizioni. Poi nel 2006 sono andato via da Fazi, ho scritto i miei libri e ho collaborato con altre case editrici, in particolar modo Elliot e in parte Bompiani, ma con Francesco ci eravamo promessi che prima o poi avremmo creato una casa editrice insieme. Con Flavia Piccinni, anche lei appassionata a libri che non ci sono più e ad autori dimenticati, pensavamo da tempo che sarebbe stato bello creare un marchio. E poi c’è Gianni Miraglia che è la parte creativa, fuori dalle righe, del gruppo.

Ed è grazie a Gianni che la casa editrice prende forma. «Gianni ha fatto un crowdfunding per andare alcune settimane in Russia, svolgendo missioni di ogni tipo per conto dei suoi finanziatori. È stato varie settimane in un ostello a Mosca, e ha testimoniato ogni missione compiuta su Facebook. Una di queste missioni consisteva nel conoscere Limonov, un’altra nell’allenarsi con la squadra di basket di Mosca, un’altra ancora nell’andare a ballare al Bol’šoj. Ha documentato tutto con la GoPro e ha scritto una sorta di diario, un breve memoir che si chiama 100.000 espadrilles di ghiaccio. La sua idea era quella di fare un’edizione limitata del libro per i suoi finanziatori, numerando ogni copia, e quando il libro è stato pronto per andare in stampa, gli ho detto: “Sentiamo Francesco Pedicini”. E poi Flavia. Da lì, con questo primo libro uscito in 100/150 copie, abbiamo pensato di continuare a fare libri in questo modo. Passato un anno abbiamo preso dei collaboratori, creato una società, due marchi: Che storia, da un’idea di Gianni, edizioni private per le aziende, e Atlantide.  

Perché proprio il nome Atlantide? «Perché è una casa editrice che è legata al passato ma allo stesso tempo anche al futuro. Come il mito di Atlantide, che è una storia leggendaria ma anche in qualche modo reale, un continente sprofondato che periodicamente riappare. È qualcosa di legato ancestralmente all’uomo, qualcosa che può scomparire per alcuni periodi, ma che non morirà mai. Ed è così anche per i libri, per le tradizioni letterarie e culturali che per un po’ possono essere sommerse e poi riaffiorano. Quello che vogliamo fare è portare alla luce libri che sono stati dimenticati o che non sono ancora usciti fuori. Testi fuori dal tempo. 

Puntate anche sugli esordienti? «A breve ne avremo due. Il primo è Matteo Trevisani, un narratore. Ha scritto racconti e reportage, si occupa di storia della magia e ha scritto un romanzo molto particolare. Il titolo provvisorio è Libro dei fulmini. È una lettura molto interessante perché è una storia anche in parte autobiografica, un’immersione in una Roma arcaica che continua a vivere nel presente e dove si tramanda il culto dei fulmini. Il protagonista si troverà di fronte a qualcosa di inaspettato. L’altra esordiente è Chiara Mazzetti, una ragazza che scrive poesie. Noi avevamo chiesto di non mandarci poesie, qualcuno però l’ha fatto, come questa ragazza di 25 anni di Brescia che non ha mai pubblicato nulla. Per me sono delle poesie bellissime, scritte da una Patrizia Cavalli di adesso. Ogni anno pubblicheremo un paio di esordienti.»

 

 

Uno dei libri che mi piace di più di Atlantide è Ritratto di Jennie di Robert Nathan, un romanzo che ha ispirato il film omonimo di William Dieterle. È la fine degli anni ’40. Joseph Cotten interpreta Eben, un pittore che un giorno incontra per caso in un parco una ragazzina, Jennie. Se ne innamora e continua ad avere sue visioni, finché scopre…

«Anch’io ho scoperto il libro di Nathan dopo aver visto quel film. Ero ossessionato da quel film! Strano e bellissimo. Non ho trovato il libro finché non è apparso l’ebook anni fa, e mi sono messo a cercare subito chi avesse i diritti. Sapevo che Ritratto di Jennie e Filosofi antichi di Adriano Tilgher erano i primi libri che avremmo pubblicato. E dopo tante ricerche, un contatto: il figlio dell’ultima moglie di Robert Nathan. Nathan ha avuto 7 mogli. L’ultima è stata un’attrice inglese molto famosa, Anna Lee, che faceva General Hospital. Dopo Ritratto di Jennie ho cominciato a leggere altri libri di Nathan, e mi sono reso conto che erano uno più bello dell’altro, così ne abbiamo comprati ancora. Per me Robert Nathan è esattamente quel tipo di riscoperta che sta a cuore ad Atlantide: uno scrittore che è stato abbandonato in un periodo in cui era considerato fuori moda, ovvero negli anni ’70 e ’80 ma che in realtà è fuori dal tempo. Se lo leggi oggi è talmente moderno che non pensi che appartenga ad altri tempi. Ha una scrittura pulitissima, straordinaria, fuori dalle mode del postmoderno che erano imperanti nei decenni passati. È uno scrittore in questo senso tradizionale, ma unico. Come Theodore Sturgeon. Il suo libro più famoso, Cristalli sognanti, è stato pubblicato da Adelphi. Noi abbiamo pubblicato Godbody, un libro altrettanto bello, che non era mai arrivato in Italia probabilmente per ragioni di censura. È un libro su Cristo ed è un Cristo che fa l’amore, che scopa. E che dice a tutti: “Dio si ama non solo attraverso la preghiera, ma anche attraverso il corpo”. E come si fa ad amare attraverso il corpo? Dandosi l’uno all’altro. Godbody, il corpo di Dio. Anche quando pubblichiamo autori usciti con altre case editrici il discorso non è fare un libro minore ma un altro maggiore che però non è mai arrivato. Andare sulla scia di altri per noi non ha senso. Il nostro tentativo è aprire delle strade ex novo o di riaprirle con una direzione diversa. Quelli che ci interessano sono autori che abbiano una visione che va oltre l’immediato, il contingente, il reportage. Il tentativo di intervenire sul reale se questo tentativo è limitato ad oggi, domani è vecchio. Ci vuole un orizzonte più ampio, non solo reale ma anche spirituale, questi sono autori che supereranno il loro tempo e continueranno a parlare.»

 

 

A questo punto vi chiederete: dove compro Ritratto di Jennie e Godbody? Non nelle librerie di catena. Nessuna Feltrinelli, Mondadori, Giunti o Coop. Nemmeno su Amazon. Vi potete abbonare sul loro sito, ricevendo i libri a casa senza spese extra e risparmiando il 20%. Oppure potete andare a cercarveli di persona. Se vivete a Roma trovate i libri Atlantide alla libreria minimum fax a Trastevere, dove il libraio Davide Manni è un gran sostenitore della casa editrice, ma anche in tante altre librerie: tutte indipendenti. «Diamo i nostri libri solo alle librerie indipendenti che scelgono di diventare nostre fiduciarie, che decidono di vendere tutti i libri che noi pubblichiamo. È facile dire “Vogliamo solo un libro”, “Voglio Nada”, “Voglio L’outsider”. No! Te lo diamo, ma con uno sconto talmente basso che sei dissuaso dal prenderlo. Se invece vuoi lavorare con noi, noi ti diamo tutti i nostri libri in conto deposito, nel senso che ci paghi solo quello che vendi, però ti chiediamo di seguire tutte le uscite e di prendere varie copie per titolo, non una o due ma quattro, cinque minimo, e c’è un rapporto continuo. Ad oggi siamo a 150 librerie in tutta Italia in meno di un anno e mezzo, forse c’è una sola regione in cui non siamo presenti, ed è la Valle D’Aosta. Il nostro è un modello culturale più che editoriale, un vero modello anni ’30 dove si ha un contatto diretto da una parte coi librai, dall’altra dei lettori.» 

Il vostro è anche un modo per valorizzare il ruolo del libraio. «Il ruolo del libraio è fondamentale. In Italia, come sta succedendo in Inghilterra e in America, ci sarà il ritorno delle librerie dove il libraio conosce quello che fa, conosce i libri e fa delle scelte. Legge, apprezza un libro e lo consiglia a seconda del tipo di lettore che ha. I libri non sono tutti uguali, le case editrici non sono tutte uguali. Si creeranno due binari paralleli: da una parte un libro sempre più di massa — e non c’è niente di male, non è che lo disprezziamo — un’editoria più legata al presente, al consumo immediato, alla moda, al film, alla serie tv, ai generi, al personaggio famoso in quel momento, YouTuber o altri influencer. E parallelamente, un’editoria che immagina invece un tempo di arrivo e di esistenza più lungo. Perché vogliamo lavorare con librerie che seguono tutti i libri? Perché crediamo sia assurdo che dopo meno di un mese un libro sia considerato vecchio e dopo sei mesi non esista più in libreria. non ha tempo di arrivare ai lettori. Ci sono dei libri che arrivano subito, altri che hanno bisogno di tempo.»

 

 

Oltre alla grafica elegante ed essenziale, alle copertine senza fotografie e all’assenza di fascette coi blurb, una cosa che mi piace molto di Atlantide e che ho già scritto, è quella delle copie numerate. Che cambiano a seconda dell’edizione. «Facciamo 999 numerate perché ogni libro è unico, è qualcosa di sacro, sacralizzato dal timbro che gli mettiamo. E per un editore piccolo, con 10 libri l’anno come noi, è importante vendere tutte le 999 copie, non è la stessa cosa che venderne 400. Poi per i diversi libri facciamo più edizioni. Con il libro di Nada, Leonida, siamo alla quinta edizione, con L’outsider e i libri di Robert Nathan siamo alla seconda. La prima edizione finisce presto. Ogni volta che ristampiamo, cambiamo la copertina. È un particolare, è un colore che cambia, è una cosa che abbiamo un po’ copiato dal mio amico Julian Cope, che quando aveva fatto Krautrocksampler, e ancora prima con l’autobiografia, cambiava qualcosa del libro a ogni edizione, e arrivato alla terza aveva fatto mille copie argento.»

Tra il libro e il lettore si crea un rapporto di intimità, molto personale. «È bello, è importante. Non tutto è uguale, come negli LP. il libro deve essere bello dentro, il contenuto deve essere di valore, ma anche fuori. tutto deve essere bello: la carta, la grafica, l’impaginazione. Se oggi vai in un supermercato del libro, in un megastore, ti sembra tutto uguale, tutto brutto, anche se non lo è. Tutto è uguale a tutto, e la cosa che ti interessa non la trovi mai, tengono una, due copie e poi finite quelle il libro non lo riordinano. A me è capitato in una libreria del centro. Cercavo un libro di Jünger, non proprio uno sconosciuto insomma, un diario della Sardegna pubblicato da Lupetti, e mi hanno detto che non esisteva. Io sapevo che esisteva, non mi ricordavo il titolo esatto. E il commesso continuava a dirmi che non esisteva, e di tornare col titolo esatto. Poi si lamentano che Amazon fa fallire le librerie. Probabilmente in certe librerie non hanno proprio interesse a fare un minimo di ricerca, il budget annuale lo fanno solo su certe cose, con un tot di libri di un certo autore o un tot di libri di un certo editore. Non esiste più un’idea di catalogo, si punta tutto sulle novità. Fino all’inizio degli anni 2000 nelle Feltrinelli — a parte le novità e i best seller — i libri erano divisi per case editrici. C’era uno spazio dedicato agli editori indipendenti e anche a quelli non indipendenti, ma di progetto, come era Bompiani per esempio, e ti facevi un’idea. Adesso tutto è uguale. È come se il mestiere dell’editore, il suo ruolo, fosse solo di stampare i propri libri e mandarli in libreria. Non di fare una scelta che corrisponde a un certo gusto e idea editoriale nei quali il lettore possa riconoscersi. Se tutto è legato alla vendita delle novità, non si sviluppa nessuno discorso sul catalogo. E per una casa editrice come la nostra, essere presenti al supermercato del libro è inutile. In questo momento storico essere ovunque è perdente. È azzerare la tua diversità. il tuo essere te stesso. Al supermercato del libro tra una cosa che costa 3 euro e una che ne costa 5, quella che costa 5 ha perso. Se invece sei presente in pochi posti, esci fuori di più, quelli che possono essere interessati a ciò che fai ti intercettano comunque, anzi più facilmente. In mezzo a tutto il resto scompari.»

Qual è la situazione dell’editoria italiana indipendente? «Questo è un momento molto interessante per l’editoria italiana. Sono nate case editrici nuove, come NN, che sta riuscendo a imporre autori non facili con un certo successo, avendo un’idea di editoria e un’identità forte. Un’altra casa editrice che mi piace molto è Racconti. Sono dei ragazzi trentenni che fanno 6 libri l’anno, tutti ottimi e ben curati. C’è un’idea, c’è un gusto, e sono fedeli a quello. Andare dietro a ciò che è di moda può andare bene, ma è molto più bello e utile in prospettiva, anche se certamente faticoso, fare arrivare quello che ami. Un altro editore nato da poco, che sta facendo cose belle e con un’identità è L’orma, ma ci sono varie case editrici interessanti.»

Vi siete fatti un’idea del vostro lettore tipo? «L’età è molto variabile. Questo è bello. Certo adesso i nostri lettori non sono sedicenni, ma vanno dai ventenni, venticinquenni fino ai settantenni. Non è un problema generazionale, ma è legato alla curiosità intellettuale, al desiderio di essere sorpresi da qualcosa che non è convenzionale. Lo vediamo molto su Facebook, dove la nostra pagina è abbastanza frequentata. Sono lettori forti, lettori che non leggono un libro solo ogni sei mesi, lettori che non sono necessariamente addetti ai lavori, ma assolutamente curiosi, che leggono ma che magari si occupano di altro. Alcuni ascoltano molta musica. Sono persone! Molti sono diventati abbonati. I libri costano di meno in abbonamento e sono oggetti da collezione, o da regalo. Si crea un rapporto molto diretto con alcuni lettori. C’è chi tra gli abbonati richiede di avere sempre lo stesso numero per ogni libro. Sempre lo stesso numero, sono abbonati a quel numero! Altri invece sono abbonati al numero che capita.»

E se dovessi consigliare a qualcuno che non ha ancora letto i libri di Atlantide un libro per iniziare? «Io consiglierei di curiosare. Credo che ci sia un filo che unisce tutti i libri che stiamo facendo. L’outsider è un libro che consiglio a chi ha 20, 25, 30 anni — a tutti, per carità — ma soprattutto a un giovane scrittore. Non è un caso che alla fiera di Roma, Più libri più liberi, dove avevamo uno stand, a un certo punto è passato lo scrittore anglopakistano Kureishi, e vedendo L’outsider ci ha detto che era uno dei suoi libri preferiti di quando provava a diventare scrittore. Quel libro ha una giovinezza, una capacità assoluta di parlare a chi condivide la passione della scrittura. Un altro autore particolare è Adriano Tilgher, un filosofo dimenticato, di cui quasi nessuno si ricorda quasi più, e che molti che si dicono intellettuali confondono col nipote fascista, non avendo mai sentito parlare del nonno, ed è vergognoso. Per una casa editrice nuova, piccola, pubblicare come primo titolo un libro sulla filosofia antica di un filosofo dimenticato, e vendere quasi tutto, senza distribuzione, è sorprendente, quasi inimmaginabile. Ma io ho sempre avuto molta fiducia, fin da quando, vent’anni fa, ho iniziato a fare questo lavoro, che se tu pubblichi un libro in cui ami e in cui credi, questo libro arriverà agli altri. Se per primo il libro non è piaciuto a te, non arriverà, se un libro è bello, a qualcuno arriverà. Ci sono dei lettori lì fuori che stanno aspettando quel libro. I lettori sono molto meno stupidi di quanto si pensa. Sanno quello che vogliono, ma se non glielo dai non possono trovarlo. Quando è nata Atlantide molti ci hanno scritto dicendo che era bellissima l’idea sia di avere l’abbonamento, sia di tenere i libri fuori dai circuiti tradizionali. Si va in una libreria e si vede tutto quello che c’è di vostro, senza perdersi in un supermercato, ed è la stessa cosa che pensavamo noi prima di fondare Atlantide. Il pubblico esiste, devi avvicinarlo, proporgli cose che sono solo tue. In tanti sono stanchi di avere edizioni brutte, che si scollano, curate male, con la carta da due lire. Vogliono qualcosa di diverso, di migliore di questo, e soprattutto sono stanchi di leggere sempre la stessa storia sempre scritta allo stesso modo. Per carità, c’è anche chi la vuole, ma secondo me esiste anche un pubblico che cerca qualcosa che altri non fanno, qualcosa che sembra quasi scritta, e pubblicata, solo per lui.»

 

Foto di Marco Rapaccini, Officine Fotografiche Roma.

I 6 ritratti di BELLAGENTE 2017: uno al giorno fino al 29 giugno. Ci vediamo giovedì 22 giugno da White Noise Gallery. Qui tutte le informazioni.

 

Natalia La Terza
Natalia La Terza
È nata a Orbetello nel 1990. Vive a Roma. Collabora con Il Tascabile, Nuovi Argomenti e IL - Idee e Lifestyle de il Sole 24 Ore.
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