La ragazza di cui ti sei innamorato va sempre nei club. Una volta però moriva dietro le parole dei cantautori e se le segnava persino sul diario quando l’hai conosciuta, tanto tempo fa. Il tuo amico, quello brillante che non ha mai avuto paura di andarci a provare con qualche ragazza invece, ascoltava rap ma ora ha scelto un look più pettinato (anche se pur sempre di strada). Ah, ovviamente anche lui va nei club per ascoltare musica elettronica.
Che i rapper fossero i cantautori del nuovo millennio si sapeva da qualche tempo, ma che i produttori di musica elettronica diventassero gli autori della musica della interiorità quotidiana della nuova generazione, beh, non era così scontato. È stato un passaggio complicato. C’è voluto il lavoro di piccole community, alcune nate in rete, altre tramite concerti e qualcuno persino da un reale bisogno di pubblicazione del proprio materiale. Pionieri e leader probabilmente di un piccolo ma in crescita esponenziale mercato c’è White Forest Records di base a Roma, nata a Roma, da un tifoso della Roma e una della Juventus.
Luca e Lorenzo non hanno neanche trent’anni e sono meglio conosciuti come Capibara e 12 Inch Plastic Toys. Fanno musica e stanno bene sui social network, oltre ad avere una casa discografica. «Una delle poche realtà indipendenti che riesce ad autosostenersi con la propria musica» la definisce Lorenzo all’inizio della nostra chiacchierata «è nato tutto a caso, nel senso che non era una cosa programmata. Avevamo i primi materiali dei nostri progetti e ci siamo chiesti dove potevamo rilasciare questa musica ma visto che oggettivamente all’epoca non c’era tanta proposta ci siamo inventati la prima etichetta elettronica per soli artisti Italiani» mi spiega Luca raccontando il punto di partenza della storia White Forest.
Quasi 4 anni, 31 uscite discografiche, da Nord a Sud, White Forest è stata capace non solo di raccogliere il meglio degli artisti della scena elettronica italiana, quanto di creare un vero e proprio punto di riferimento per il mercato indipendente. Negli ultimi anni White Forest si è affermata come una sorta di istituzione, un riferimento per osservare e capire il trend del mercato «il merito è della musica, noi non facciamo altro che valorizzarla o almeno ci proviamo» dice Lorenzo, parlando dei buoni risultati «ovviamente più passa il tempo, più fai esperienza e più tendi ad affinare il tiro».
È interessante capire come un progetto di questo tipo riesce a situarsi nella scena elettronica. Anche rispetto a membri della club culture, con un background magari più legato al dancefloor. White Forest infatti non si limita al tentativo di far ballare i propri ascoltatori, ma propone uno spettro sonoro che può attraversare i contesti “alti” delle gallerie d’arte, le colonne sonore dei film ma anche quelli più immediati delle pubblicità televisive. In questa varietà chiedo a Lorenzo come posiziona White Forest nella scena, dimostrandosi un attento osservatore dei movimenti culturali italiani: «una scena è qualcosa in fermento, stabile e con dei riferimenti a cui poter guardare, quando per me qualsiasi cosa in divenire è la fotografia di un disordine, qualcosa in continuo cambiamento».
L’approccio alla cultura che offre White Forest è onesto, chiaro: «oltre le logiche aziendali e lavorative, quando si parla di cultura due domande devi sempre fartele e capire la tua posizione». Non è scontato capire di dover scindere, almeno in parte, il livello commerciale e quello culturale. Focalizzare bene il fatto che la cultura può essere un’arma e va utilizzata nel modo giusto, nei canali giusti e con delle idee ben chiare in testa «per fare il discografico indipendente bisogna ragionare sul lungo termine e avere pazienza oltre a basi gestionali di una microimpresa del genere, ma il punto fondamentale è avere bene in mente cosa pubblicare» perché Lorenzo e Luca hanno 27 anni e i loro obiettivi sono ambiziosi ma concreti.
«Pensiamo che sia molto più onesto intellettualmente, arrivati a questo punto del nostro percorso, mettersi in discussione più che autocertificarsi». Quando si lavora in un settore del genere il rischio di perdersi, o peggio di invecchiare, è molto grosso. Spesso quasi naturale. Per questo White Forest sa che ha bisogno di migliorare, innovarsi e rilanciare per restare competitiva. Anche dopo una credibilità costruita da quattro anni di release discografiche, artisti lanciati nei lettori musicali di migliaia di persone. «Qualche errore si commette sempre e una volta fatto il bilancio delle release scopriamo dove poter migliorare, per questo è un continuo mettersi in discussione soprattutto in una realtà così indipendente».
Mi piacerebbe andare avanti nel tempo, capire se la ragazza di cui sei stato innamorato abbandonerà i club per ascoltare musica elettronica nei locali di musica dal vivo e se il tuo amico si è messo ad acquistare tutta la musica di questi ragazzi, tra cui gli artisti White Forest Records, che stanno portando in giro da qualche tempo. Perché magari andando avanti con il tempo saranno più chiari anche gli obiettivi: «Una residenza White Forest Records su 2 piani con una freccia davanti e all’interno sale di registrazioni, uffici, piscina in terrazzo, ma soprattutto una sala giochi» mi confida Luca, poi aggiunge: «Magari anche un festival musicale da noi curato annuale».
Giusto per ricordarci che oltre la strada già percorsa ce ne sono altre da battere, persone da conoscere, dischi da pubblicare e idee da pensare. Sempre senza prendersi troppo sul serio.
Foto di Marco Rapaccini (Officine Fotografiche Roma)
