Breve guida a quel che sta accadendo in Crimea
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Breve guida a quel che sta accadendo in Crimea

Oggi si tiene il referendum per l’annessione della Crimea alla Russia, ecco un piccolo manuale per cavarvela decentemente durante i vostri aperitivi.

Ci aveva visto bene l’inglese Jasper Fforde nel suo romanzo Il Caso Jane Eyre ambientato in una Londra fantascientifica e ucronica del 1985, dove la Guerra di Crimea non ha mai avuto fine. 

Nei giorni scorsi la notizia dell’occupazione di alcuni edifici chiave della città di Simerofoli da parte di truppe Russe, ci ha catapultato in un atmosfera talmente ottocentesca che per un attimo abbiamo temuto che la conferenza sul #JobAct fosse tenuta da Cavour, con annessi basettoni, piuttosto che da Renzi e la sua rasatura ideale per gli sponsor Gilette.
Tuttavia un poco di Ottocento ci rimane ancora addosso e ritornano alla memoria reminiscenze di una sempre più lontana formazione scolastica e di una Guerra di Crimea abbastanza lontana da essere epica.

C’è di tutto: leggende, personaggi romantici e un’aneddotica migliore di quella della Prima Repubblica. 

Chi non ha mai visto (nessuno, lo so, ma suona bene) una delle due versioni della Carica dei seicento (Erroll Flynn, 1936; David Hammings, 1968)? I film raccontano in maniera romanzata il disastro della battaglia di Balaklava. Per un ordine errato, 673 cavalieri inglesi si scagliano contro le linee russe, passando alla storia tanto per il loro eroismo quanto per la codardia del loro comandante, che dopo aver ordinato l’insensato attacco, intuiva l’andazzo tristemente eroico e abbandonava il campo, antesignano del proverbiale: «Armiamoci e partite». La carica di Balaklava lascerà un solco indelebile nelle coscienze inglesi (come cantano il poeta Tennynson e addirittura gli Iron Maiden in The Trooper) anche grazie al lavoro di William Howard Russell, corrispondente del Times di Londra. Russell, telegrafo alla mano, inaugura un nuovo modo di raccontare i conflitti e sarà il primo vero reporter di guerra.

Non solo: in Crimea nascerà l’assistenza infermieristica moderna, grazie alla tenacia di Florence Nightingale, La signora con la lanterna, che riorganizzerà tutto il sistema inglese dell’assistenza medica in guerra gettando le basi per la nascita della Croce Rossa.

C’è Tolstoj che difende i bastioni di Sebastopoli dall’attacco anglofrancese (ne scriverà ne I racconti di Sebastopoli).
E ci siamo pure noi: Cavour pose le basi diplomatiche del progetto di Unità inviando i neonati Bersaglieri a combattere la loro prima guerra internazionale (oggi la chiamerebbero missione di pace).

Ma torniamo al noiosissimo nuovo millennio.

Nel marasma di questa ridondante e ottocentesca attualità (attualità?!), sarà bene metter nero su bianco ordine degli eventi e punti focali, affinché si delinei un manualetto di sopravvivenza per la mondana conversazione ad uso di voi gentiluomini e gentildonne alle prese con l’aperitivo.Nulla di pretenzioso, solo un salvagente per evitarvi uscite in stile Lapo Elkann sull’argomento.

ORDINE DEGLI EVENTI:

  1. 22 febbraio:  Janukovy? fugge da Kiev, si insedia Arsenij Jacenjuk –  leader del partito di opposizione Patria. Cominciano le prime proteste in Crimea.
  2. 27 febbraio: truppe paramilitari occupano edifici chiave di Sinferopoli, capitale della Crimea. Hanno mezzi russi, divise russe, fucili russi ma il Cremlino sostiene siano «milizie di autodifesa locali». Per non farsi parlare dietro, le suddette truppe, issano sul tetto del parlamento locale la bandiera russa. 
  3. 28 febbraio: le stesse truppe paramilitari occupano gli aeroporti e il presidente Janukovy? (redivivo) dal suo rifugio a Rostov sul Don, in Russia, accusa il governo di Kiev di golpe. L’onestà intellettuale prima di tutto.
  4. 1° marzo: il parlamento russo approva la richiesta del presidente Vladimir Putin all’uso della forza militare in Ucraina. Truppe russe già si trovano al confine per un’esercitazione: «Sì, passavamo di qui per caso».
  5. 2 marzo: movimenti nella base russa di Sebastopoli dove, in base a un accordo siglato nel 1991 e recentemente rinnovato fino al 2042, è ancorata la flotta della marina militare russa. Nuove truppe paramilitari occupano il comando della guardia costiera a Balaklava e circondano la base militare ucraina a Perevalnoe. I militari ucraini si rifiutano di cedere le armi e le parti vengono a confronto. Non si spara un colpo ma la tensione è altissima.
    I russi sperano nel casus belli mentre il premier Jacenjuk parla di «dichiarazione di guerra» da parte della Russia e la Nato non tarda ad esprimere amicizia verso il governo di Kiev (l’amicizia è una cosa bellissima).
  6. 3 e 4 marzo: le sempre più ingenti truppe paramilitari prendono  il controllo dei punti di confine tra Crimea e Ucraina. Si scavano trincee. Navi russe sorvegliano le acque al largo della Crimea.             Gli Stati Uniti ammettono il controllo operativo della Russia sulla Crimea (attento e pimpante come al solito il vecchio Zio Sam).
  7. 6 marzo: il parlamento della Crimea si pronuncia all’unanimità in favore dell’adesione alla Federazione Russa staccandosi dall’Ucraina. Si fissa per il 16 marzo un referendum per ratificare la decisione del parlamento.

 

Questi i fatti. Ma non possiamo prescindere da alcune altre cosette che vi aiuteranno a sembrare più preparati di Berlusconi ad un contest di barzellette.

PUNTI FOCALI:

  1. La Crimea è stata una Repubblica Socialista Sovietica, solo nel’54 viene annessa all’Ucraina da Krushchev.
  2. La Crimea è a maggioranza russofona.  Da ciò la Russia fa derivare il suo diritto alla difesa della popolazione russa di Crimea (sul diritto all’autodeterminazione dei popoli e altre fighetterie democratiche Mosca non scherza. Vedi alla voce: “diritti gay”). Il problema è che nel caso della Crimea solo poco più della metà della popolazione è russa (58%), seguita da ucraini (24,4%) e tatari (12,1%). Questi ultimi sono gli unici abitanti autoctoni della regione e anche gli unici ad essere stati deportati in massa da Stalin nel 1944 (alla faccia dell’autodeterminazione).
  3. Post  regime sovietico, l’Ucraina è indipendente e Kiev e Mosca si accordano perché  la Crimea resti all’interno dello stato ucraino. Nel’92 la popolazione di Crimea vota per l’indipendenza ma si decide di restare annessi all’Ucraina seppure con lo status di “repubblica autonoma”. C’è un solo problema: l’Ucraina non è uno stato federale. La Crimea non ha mai goduto di particolari autonomie e deve considerarsi parte dello stato ucraino. Richieste di secessione sono quindi da ritenersi prive di legittimità legale (la legittimità legale in questi casi è tenuta in gran conto – vedi sopra).
  4. Nel 1994 Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Ucraina hanno firmato il Memorandum di Budapest che sanciva l’inviolabilità della sovranità ucraina e vietava qualsiasi azione di coercizione economica e militare da parte dei firmatari atta a sottomettere il paese. Mosca (che ve lo dico a fare) da allora ha sempre tenuto Kiev sotto la sua influenza con la minaccia del gas (coercizione economica) e dal 2004 ha distribuito passaporti russi ai cittadini ucraini di lingua russa, in Crimea come nel Donbass, a est del paese (ingerenza politica).
  5. Dal 2004 gli USA finanziano i movimenti di opposizione al regime di Janukovy?.
  6. L’Unione Europea – stranamente – in questa situazione conta quanto il due di denari quando regna bastoni. 

Beh, ora siete pronti. Scrollatevi di dosso l’ultima polvere d’ottocento e lanciatevi nella mischia: c’è senza dubbio qualcuno che sta tuittando fesserie e aspetta solo voi per essere messo elegantemente a tacere. 

Mattia è anche su Twitter @MattiaCaniglia  

Mattia Caniglia
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