Attualità: Cavalieri e samurai: i Kata nel sistema di valori di “Game of Thrones”
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Cavalieri e samurai: i Kata nel sistema di valori di “Game of Thrones”

Nella seconda puntata dell’ultima stagione di Game of Thrones Jamie Lannister, in uno dei momenti più belli di tutta la serie, nomina Brianne di Tarth cavaliere.

29 Mag
2019
Attualità

Nella seconda puntata dell’ultima stagione di Game of Thrones Jamie Lannister, in uno dei momenti più belli di tutta la serie, nomina Brianne di Tarth cavaliere. La discendenza, unicamente maschile, passa attraverso nomina diretta: solo un cavaliere può nominare un altro cavaliere.

 

 

Questo momento, fondamentale in quanto riassuntivo del rapporto tra i personaggi e la morte, che incombe sotto forma di Night Walkers — esseri né morti né vivi che minacciano di distruggere la razza umana — è molto simile, nella forma e nel significato, al concetto di Kata e morte giapponese.

Game of Thrones, fortunatissima serie prodotta da HBO, racconta del mondo fantastico di Westeros in cui sette regni si battono per la conquista del Trono di Spade, baluardo del potere monarchico assoluto. Tradimenti, violenza, sesso, intrighi e una buona dose di sovrannaturale tingono questo prodotto rendendo la sua fruizione attraente per diversi pubblici. Lo sviluppo dei personaggi è la parte più affascinante di GOT: quasi tutti hanno subìto violenze che, nello scorrere delle stagioni, li hanno radicalmente cambiati. Jaime Lannister — dall’epiteto evocativo “sterminatore di re” — da arrogante e spietato dopo la menomazione della mano muterà radicalmente il suo atteggiamento verso il mondo, sviluppando un lato empatico che lo porterà a specchiarsi in chi era per rendersi conto di chi vuole essere.   

Nella cultura nipponica per kata si intende: «Sequenza composta da gesti formalizzati e codificati, sottesa da uno stato di spirito orientato verso la realizzazione della via (dō)». La parola “via” può essere tradotta con “percorso” o “disciplina”; «per perseguire la via bisogna seguire i precetti che governano la natura e quindi la società», attraverso la tecnica, che mira alla realizzazione perfetta della forma, si può raggiungere «uno stato di spirito che libera le facoltà umane nei diversi campi delle arti».

Kata e arte quindi sono due facce della stessa medaglia: non può esistere l’una senza l’altra. Il teatro Nō, arte tradizionale per eccellenza, ha introiettato questo concetto facendone il suo segno poetico. La camminata strisciata dell’attore — in cui il tallone rimane appoggiato al terreno ed è il resto del piede a consentire il passo — è uno dei gesti più difficili da assimilare. I giovani allievi potranno padroneggiare questo movimento distintivo unicamente dopo un training lungo anni.

 

 

Non si deve commettere l’errore però di pensare che questo particolare concetto sia restringibile al solo campo artistico occidentalmente definito: il karate è l’arte marziale in cui i kata sono più riconoscibili. La tecnica della spada, che contraddistingue l’appartenenza al rango cavalleresco, è assimilabile a questa filosofia. Jaime nomina Brianne perché ha raggiunto, tramite la disciplina, la tecnica necessaria a definirla cavaliere.

Il kata trova nella sedimentazione del sapere e nella trasmissione allievo-maestro il suo fulcro. La cultura viene tramandata attraverso un passaggio diretto che, ripetuto di generazione in generazione, ricalca quello archeologico: il corpo stesso è portatore del sapere che c’era prima e di quello che ci sarà. «Per essere efficace il kata presuppone l’omogeneità di un gruppo sociale sufficientemente limitato e sedentario, affinchè un repertorio molto differenziato di segni vi si cristallizzi e vi si perpetui» la società medievale di Game of Thrones garantisce questa uniformità: le casate, e più in generale le caste, assicurano questa rigida assimilazione di valori.

Un particolare tipo di kata, proprio della classe samurai (shogun), pone la morte al centro del suo definirsi. Il Seppuku è il kata mediante il quale ci si dà volontariamente la morte: usando la katana il guerriero si suicida aprendosi il ventre — da cui fuoriescono le interiora — mettendo fine alla sofferenza, quando riesce, sgozzandosi.

 

 

Questo kata viene eseguito principalmente per tre ragioni: accompagnare il proprio signore nella morte, eseguire una sanzione inflitta, riparare una colpa e presuppone, alla base, una solida educazione. Il guerriero è preparato alla morte perché l’ha interiorizzata. Jaime, tramite la perdita della mano, la morte dei suoi tre figli, il rapporto incestuoso e violento con la sorella gemella ha imparato, anche se in forma diversa, a vedere la morte come qualcosa di possibile e a cui, in un certo senso, aspirare. La colpa primordiale di questo personaggio è quella di aver spinto Bran Stark giù dalla torre di Gran Inverno, rendendolo paraplegico (e dando fondamentalmente inizio agli scontri tra casate). Il ricongiungimento di Jaime e Bran (avvenuto nella 8×01) chiude il cerchio di una storia iniziata nella prima stagione: rivedendosi dopo anni, i due personaggi non ritrovano nulla di ciò che erano nell’altro. Corpi segnati dall’invalidità che portano visibilmente i segni di passaggi, incontri, sviluppi e che sono pronti ad affrontare la fine, sacrificandosi consapevolmente per qualcosa di superiore: «l’accettazione e la risoluzione della morte portano alla comprensione e all’esaltazione della vita».

II sacrificio non tarda ad arrivare: nella penultima puntata della serie, sotto le ceneri di un Approdo del re distrutta dalle fiamme di drago, lo sterminatore di re muore abbracciato all’amata sorella. Consolandola prende coscienza della sua fine, anche se non autoinflitta (come parte di noi sperava) il cavaliere ha portato a compimento il suo percorso.  

Francesca Lombardi
Francesca Lombardi
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