L’ultimo dibattito, o meglio, l’ultima polemichetta del 2017 ha riguardato il mondo dell’editoria: in Italia la maggior parte delle persone non legge neppure un libro all’anno. Questo è quello che emerge dall’indagine Produzione e lettura di libri in Italia, condotta dall’Istat. Nel 2016, solo il 40,5% della popolazione italiana ha letto almeno un libro, circa 23 milioni di persone. Crescono i lettori di e-book, ma sono solo 4 milioni, appena il 7% della popolazione.
Fonte: Istat
Per quanto si possa tentare di interpretare i numeri senza eccessivi allarmismi, il confronto con gli altri paesi europei è piuttosto preoccupante: basti pensare che, nel 2013, il 68% degli europei affermavano di aver letto almeno un libro. Un dato che impallidisce rispetto a quello, ad esempio, della Norvegia. Dove nel 2015, l’Ipsos MMI, l’Istat norvegese, registrava come 9 norvegesi su 10 avessero letto almeno un libro. Ma non solo la Norvegia: sempre nel 2015, il 62,2% degli spagnoli, il 69% dei francesi, il 73% degli statunitensi e l’86% dei belgi leggeva.
Lo stesso scarto si verifica nella cosiddetta literacy. I dati OCSE dimostrano che i livelli di literacy nei Paesi OCSE raggiungono il punteggio di 273 punti, in Italia arriva appena a 250 punti.
I bassi livelli di alfabetizzazione, però, non bastano come unica giustificazione. Evidentemente manca una capillare e costante promozione della lettura, il “bonus cultura” destinato a docenti e diciottenni avrebbero dovuto agevolare un aumento dei lettori, ma gli ultimi dati diffusi mostrano come non sia bastato. Dei 381 milioni stanziati per la formazione dei docenti, ben 125 milioni sono rimasti inutilizzati. Il 77,4%, ossia quasi 200 milioni, è stato utilizzato per acquistare hardware e software, come tablet, pc e iPad. Mentre gli insegnanti hanno deciso di destinare solo il 15% per libri e testi, anche in formato digitale.
Chi, invece, non può usufruire di bonus può incontrare difficoltà nell’acquistare — e quindi leggere — libri. Partiamo dai prezzi: nel 2016 il costo medio di un libro superava i 13 euro. In Francia, ad esempio, il costo di un tascabile oscilla tra le 3 ed un massimo di 10 euro. Eppure, i prezzi dei libri in Italia — secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia del 2015 — diminuiscono ininterrottamente dal 2011.
Se leggiamo sempre meno, allora, cosa ne facciamo del nostro tempo libero? Molto tempo viene dedicato allo sport: la propensione degli italiani all’attività fisica è in costante ascesa, infatti un italiano su tre la pratica.
Abbiamo letto meno, ma abbiamo visto più concerti, più mostre, siamo andati più a teatro, più al cinema e abbiamo visitato più musei e aree archeologiche: una spesa che tra il 2016 e il 2017 si è incrementata dell’1,7 %, passando da 67,3 a 68,4 miliardi di euro.
Insomma, se peggioriamo da un lato, dall’altro miglioriamo. Anche se restiamo lontani dagli standard europei: stando ai dati Eurostat, la spesa destinata dalle famiglie italiane ai consumi culturali e ricreativi incide per il 6,7% sulla spesa totale, rispetto alla media europea dell’8,5%.

Consumi culturali e ricreativi. Fonte: Eurostat
Gli italiani, però, il tempo libero lo dedicano soprattutto al web. Il Censis ha registrato come l’Italia abbia fatto passi da gigante nel consumo di internet in pochi anni. Nel 2016, il 73,7% dei nostri connazionali ha utilizzato l’internet, mentre nel 2007 era solo il 45,3%. Com’era facile prevedere, i maggiori consumatori sono i millennials: 95,9% consulta il web abitualmente. E lo fanno soprattutto da dispositivi mobili.
Una recente ricerca del 2016 realizzata da SOS Il Telefono Azzurro Onlus ci mostra un’immagine molto dettagliata del rapporto tra adolescenti e web. Il 17% dei ragazzi intervistati dichiara di non riuscire a staccarsi da smartphone e social, 1 su 4 (25%) è sempre online, quasi 1 su 2 (45%) si connette più volte al giorno, 1 su 5 (21%) è afflitto da vamping: si sveglia durante la notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare. Quasi 4 su 5 (78%) chattano continuamente su WhatsApp.
L’Istat, inoltre, registra come nel 2016 circa la metà degli adolescenti sia stato in una discoteca o abbia partecipato ad un evento sportivo. Quasi l’85% frequenta il cinema, mentre solo l’8% ha assistito ad un concerto di musica classica.
L’80% degli adolescenti, sempre nel 2016, ha praticato uno sport, anche solo in maniera saltuaria. Gli sport più gettonati, secondo Save the children, sono il nuoto, il calcio e la pallavolo.
I ragazzi sono i maggiori amanti dello sport. Infatti, gli adulti sembrano essere meno affezionati all’attività fisica: più aumentano gli anni, meno gli italiani sembrano affezionati allo sport.
Tornando agli adulti, sempre secondo l’Istat, il 18% delle persone tra i 45 e i 65 anni partecipa a concerti e meno della metà va al cinema. Usano anche meno internet: il 67% degli adulti lo fa, e meno della metà lo fa quotidianamente.
Internet, social, chat, ma cos’altro facciamo sempre con lo smartphone in mano? Guardiamo serie tv. Infatti, oltre il 50% degli italiani ha utilizzato internet per vedere film o serie tv.
A due anni dall’arrivo di Netflix in Italia, gli abbonati sono arrivati già a 800mila. Ma il dato ancora più interessante è quando viene utilizzato. Secondo una ricerca condotta dalla stessa azienda di streaming, il 67%, preferisce usufruire dei servizi di Netflix lontano da casa. In viaggio, al parco, in vacanza o addirittura al lavoro, soprattutto utilizzando lo smartphone, sono i momenti nei quali gli utenti preferiscono utilizzare la piattaforma.
Insomma, laddove forse un tempo si leggeva un buon libro.