Cosa sono le elezioni europee
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Cosa sono le elezioni europee

Breve guida in vista delle elezioni del 25 maggio.

Breve guida in vista delle elezioni del 25 maggio

 

Nei prossimi giorni la campagna elettorale si farà più intensa e potreste ritrovarvi nel bel mezzo di un dibattito sul voto, che sia durante una cena oppure in una bagarre online a colpi di commenti a post su Facebook. La preoccupazione principale però, non è per chi votare: poiché ultimamente la tessera elettorale ci è servita a ben poco, non è escluso che qualcuno si sia dimenticato dell’esistenza di tale pratica o abbia perso la capacità di maneggiare la matita nel segreto dell’urna.

A scanso di ogni equivoco è bene riallacciare i rapporti con il vecchio amico Diritto di Votoe fare un po’ di chiarezza in occasione di una tornata elettorale spesso ritenuta secondaria.

Le elezioni europee hanno una storia relativamente recente e sono addirittura più giovani di Renzi. Il 20 settembre 1976 i paesi aderenti alla Comunità europea firmarono l’accordo per l’elezione del Parlamento Europeo a suffragio universale diretto. Prima di allora i membri dell’Assemblea Comune della CECA e poi i membri dell’Assemblea parlamentare europea (antenati dell’attuale Parlamento) erano stati indicati dai governi degli Stati membri, previa consultazione dei rispettivi Parlamenti nazionali.

Nacque così quella che, ai giorni nostri, è la seconda Assemblea parlamentare più grande al mondo per numero di elettori, tra quelle scelte tramite elezioni democratiche (seconda solo alla Camera del Popolo dell’India). 

 

Nel giugno del ’79, in un’atmosfera da grandi occasioni, gli allora nove Stati Membri eleggono per la prima volta il Parlamento Europeo. L’Italia fa registrare la percentuale più alta di affluenza (86%), contro il 60% di Germania e Francia e soltanto il 32% della Gran Bretagna.

Inizialmente i seggi sono 410, aumenteranno con il progressivo allargarsi dei confini europei, raggiungendo gli attuali 750 (più il presidente) previsti dal Trattato di Lisbona.

Si vota ogni 5 anni, e ciascun Paese elegge un numero di eurodeputati in proporzione alla propria dimensione e popolazione. A oggi spettano 96 eurodeputati alla Germania, 74 alla Francia, mentre sul terzo gradino di questo podio virtuale troviamo a pari merito Gran Bretagna e Italia, con 73 eletti. In coda Cipro, Estonia, Lussemburgo e Malta, con 6 seggi a disposizione (non fate quelle facce: sì, Malta e Cipro sono Stati Membri).

Per quanto riguarda il nostro paese, le elezioni europee hanno sempre rappresentato, più che un esercizio partecipativo di virtù civile europea, un banco di prova della situazione politica interna, e sebbene attualmente l’euroscetticismo sembri dilagante, il dibattito politico si è sempre acceso in vista del voto:

    • 1979, in un Italia ancora straziata dalla strage di via Fani e dal caso Moro, DC e PCI replicano a una settimana di distanza, i risultati delle elezioni politiche anticipate che confermarono la maggioranza alla Democrazia Cristiana.
    • Le prime elezioni europee sono salutate come epocali, tanto da essere paragonate al Referendum del ‘46: si registra un’affluenza che neanche l’indice d’ascolti della finale dei mondiali. A quei tempi l’Europa ci piaceva un sacco.
    • 1984, il miracolo che non era riuscito a Berlinguer da vivo gli riesce da morto. Il paese si stringe attorno al grande statista mancato proprio durante un comizio a poche settimane dal voto europeo: dalle urne viene fuori il primo e unico sorpasso del Partito Comunista Italiano ai danni della DC.

  • 1989, è la fine di un’epoca: venti di rivoluzione si agitano su Berlino (il 9 novembre cadrà il Muro) e su tutta l’URSS (Gorbacev attua la Perestrojka). Aria nuova dappertutto, tranne che in Italia dove torna la supremazia della Democrazia Cristiana. Sono le ultime elezioni della Prima Repubblica.
  • 1994, a pochi mesi dalla Scesa in  campo con cui inizia la seconda Repubblica (e quindi, secondo alcuni, pure il Berlusconismo), si torna al voto per la seconda volta con un panorama politico completamente rinnovato dal crollo dei vecchi partiti.

Il ’94 quindi, fa da spartiacque ridisegnando il sistema partitico italiano, ma il valore principale delle europee rimarrà immutato: tastare il polso del governo in carica, valutare il peso di avversari e concorrenti, soppesare eventuali possibilità di riassetto o di crisi.

Ma questa volta è diverso. Le elezioni del 25 maggio 2014 sono caratterizzate da due fondamentali novità.

Per la prima volta gli elettori dei Paesi membri si recheranno ai seggi non solo per misurare la situazione politica interna del loro paese, ma per giudicare la politica dell’UE nel suo ultimo mandato, attraversato da una crisi economica e politica senza precedenti.

Inoltre, come indicato dal Trattato di Lisbona, il Presidente della Commissione Europea verrà designato dal nuovo Parlamento europeo sulla base dei risultati elettorali ottenuti: quindi il Consiglio europeo, cioè i capi di Stato e di governo, nello scegliere il nome del futuro presidente dell’esecutivo comunitario, dovranno obbligatoriamente tenere conto delle indicazioni dell’europarlamento e del risultato elettorale. Una sorta di elezione diretta del Presidente della Commissione.

Proprio per questo Commissione e Parlamento hanno ufficialmente richiesto che i partiti politici nazionali indichino sulla scheda elettorale il partito europeo al quale sono affiliati,e che specifichino il loro candidato alla presidenza della Commissione, garantendo un collegamento diretto che fino a ora era mancato. I maggiori partiti europei hanno raccolto la sfida.

Clicca l’immagine per ingrandire

 

Proviamo a tratteggiare un quadro sintetico dello spettro politico e dei candidati alla presidenza in lizza:

  • PPE – Partito Popolare Europeo. Il partito conservatore ed europeistaha scelto Jean-Claude Juncker come proprio candidato. Juncker è un politico europeo di lungo corso: presidente del Consiglio del Granducato del Lussemburgo per molti anni e presidente dell’Eurogruppo dal 2005 al 2012. I partiti italiani affiliati al PPE sono: Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Unione di Centro, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, Partito Popolare Sudtirolese, Futuro e Libertà.
  • S&D – Socialist and Democrats. Il candidato dei socialisti europei è il socialdemocratico tedesco Martin Schultz, attuale presidente del parlamento europeo. Tra i partiti italiani affiliati troviamo: Partito Democratico e Socialisti Democratici Italiani.
  • ALDE – Alleanza dei liberali e dei democratici d’Europa. Partito di ispirazione liberale ed europeista, ha candidato alla presidenza della commissione Guy Verhofstadt, Belga, premier del suo paese per 3 volte, dal 1999 al 2007. In Italia fa riferimento all’ALDE un vario gruppo di partiti tra cui l’Italia dei Valori.
  • Sinistra europea. È il gruppo che raggruppa l’estrema sinistra europea, riunita in queste elezioni sotto le bandiere del greco Alexis Tsipras, leader di Syriza. Tra gli altri, in Italia, fanno riferimento a questo gruppo: Sinistra Ecologia e Libertà, Partito dei Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista.
  • Verdi europei – Il movimento verde ha scelto due candidati: José Bové, europarlamentare francese esponente del movimento no global, e Ska Keller, europarlamentare tedesca esperta di tematiche legate all’immigrazione ma soprattutto unica donna candidata alla presidenza.
  • Altri partiti e movimenti (ad esempio il MoVimento 5 Stelle), contestando alla radice l’architettura istituzionale dell’UE, non hanno presentato loro candidati alla guida dell’esecutivo comunitario.

 

Insomma: le elezioni europee non sono mai state così politiche. Nel momento forse più difficile della sua storia recente, l’Europa rilancia sul terreno ostico della partecipazione, per scongiurare il rischio che queste elezioni possano passare alla storia come le prime anti-europee.

 

Come, dove, quando

Per fare il vostro dovere di cittadini europei avrete a disposizione domenica 25 maggio (dalle 7.00 alle 23.00). Ogni elettore riceverà una scheda di colore diverso a seconda della circoscrizione di appartenenza.

Le circoscrizioni sono cinque: Nord Ovest (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia); Nord Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna); Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria); Isole (Sicilia, Sardegna). Nel segreto del seggio sarete chiamati ad apporre una bella X sul partito che vorrete sostenere, con la possibilità di indicare fino a tre preferenze nominali (N.B.: se esprimete tre preferenze una deve essere per un candidato di sesso diverso dagli altri due. Pena l’annullamento della terza preferenza).

Al fine di indicare le eventuali preferenze (un bel brivido a cui potreste non essere più abituati) è dovere di chi scrive avvertivi che sfogliando le liste, si potrebbe incappare in nomi inattesi e sorprendenti. Il panorama è variegato e la cosa riguarda un po’ tutte le fazioni: si va da Fabrizio Bracconieri aka Bruno Tacchi de I ragazzi della Terza C, all’intramontabile Clemente Mastella, passando per la sempre scoppiettante Iva Zanicchi.

Il più è fatto, resta solo capire per chi votare. 

Mattia Caniglia
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