Attualità: Cose del mese, ottobre ’19
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Cose del mese, ottobre ’19

Libri, dischi, film e altre cose da leggere, ascoltare, vedere e cosare nel mese più bello dell’anno.

3 Ott
2019
Attualità

Libri, dischi, film e altre cose da leggere, ascoltare, vedere e cosare nel mese più bello dell’anno.

 

CINEMA | C’era una volta a…  hollywood, Q. Tarantino

Il nuovo film di Tarantino ha spaccato i giudizi come forse nessun altro dei suoi precedenti. C’è chi lo ha bollato come un capolavoro, chi come il peggiore, chi sceglie le vie di mezzo accogliendolo con più o meno simpatia sottolineando la relativa infallibilità del regista. 

Una riscontro variegato che è, in un certo senso, congeniale a un film che fa dell’ambiguità e della duplicità i suoi punti d forza. È la duplicità tra l’attore Rick Dalton (Di Caprio) e la sua controfigura/factotum Cliff Booth (Pitt), una specie di ombra che lo sostituisce quando serve, un non-attore, un invisibile contenuto rimosso che sta per essere rottamato; è la duplicità tra il cinema e la vita reale; è l’ancor più drammatica dialettica tra il cinema e la Storia, con il primo che prende il sopravvento e sancisce la sua superiorità sulla seconda (e qui sta anche un’altra dicotomia: tra la solare e splendente Sharon Tate/Margot Robbie e gli scuri seguaci di Manson); è la stessa ambiguità di Tarantino, che sembra perdersi nei suoi omaggi a una Hollywood che non ci sarà più senza però dimenticare i lati peggiori di quel mondo e le forze che lo minacciano.

A prescindere da quanto sia piaciuto, da come lo si collochi nell’ideale classifica della filmografia tarantiniana che tutti abbiamo in mente, C’era una volta a… Hollywood non può essere ignorato.  [M. C.]

 

MUSICA | Jaime, Brittany Howard

Che Brittany Howard abbia una delle voci più incredibili ascoltate negli anni ’00 è un dato di fatto. Con il suo gruppo, gli Alabama Shakes, ha dimostrato di poter essere accostata ai mostri sacri del Soul e dell’R&B, senza che il paragone risultasse fuori luogo, anzi. In campo canoro ha veramente poco da dimostrare e nel suo debutto solista infatti sembra concentrarsi più sulle sue doti di compositrice. Il risultato è un disco che gira spesso intorno alla chitarra, strumento che suona benissimo, con uno stile molto personale e che è un’interpretazione allo stesso tempo nuova e antica del genere in cui si muove da sempre, con brani particolari e piacevolmente “freschi” come l’opener History Repeats o la sperimentale 13th Century Metal.

Se quello senza la band poteva essere un salto nel vuoto, Brittany Howard è atterrata perfettamente in piedi e ha segnato un punto di svolta per la sua carriera, fuggendo dal pop patinato cui si stava adeguando assieme agli Alabama Shakes per entrare in un orizzonte musicale molto più interessante e sincero. Una scelta coraggiosa che per ora ha pagato alla grande. [G. P.]

 

GIF | il gatto delle foglie

La GIF del mese è dedicata all’autunno, che ci ha sorpreso in un giorno di pioggia in cui Andrea e Giuliano hanno incontrato Licia per caso.

 

Noi siamo rimasti un po’ come questo gatto: dolcemente sorpreso dalla caduta delle foglie, il micio si risveglia dal tepore e si affaccia al mondo, dubbioso se uscire o meno da quella su tana improvvisata. 

In estate ci siamo costruiti routine scandite da gelati, bagni al mare e pantaloncini corti; ora dobbiamo reinventarci, e cambiare non è mai facile: sdraio e ombrellone sono ancora troppo vividi nei nostri ricordi.

Il gatto delle foglie accoglie l’autunno in maniera placida, una rassegnazione serena che gli permette di risultare meravigliosamente tranquillo. Dovremmo tutti prendere esempio da lui e accettare la nuova stagione per quella che è: una buona occasione per stringersi di più e per restare al caldo, mentre fuori cade la pioggia. [L. M.]

 

 PIANTA | Ipomea “Sweet Caroline Light Green”

Questa Ipomea ha un portamento ricadente e rami robusti e flessuosi che la sostengono rigidamente mentre perlustrano non troppo discretamente lo spazio circostante. Da lontano le foglie sembrano sospese a mezz’aria, dando l’idea di un’edera particolarmente vispa e un po’ pazza (anche se probabilmente sarebbe più giusto associarla visivamente al Pothos — senza quella tragica voglia di estinzione).

È una pianta tropicale, quindi l’estate si merita di uscire dal vostro salotto per farsi dei lunghi e meritati bagni di luce. Durante l’inverno, invece, si può nascondere dentro casa senza troppi problemi per la sua sopravvivenza.

In Italia non è particolarmente diffusa: allo stato spontaneo potreste trovare solo l’Ipomoea purpurea, l’Ipomoea sagittata e l’Ipomoea stolonifera. Queste specie le avrete sicuramente viste in qualche grande vaso nella casa in campagna di nonna, ma per riconoscerla dovreste guardare la sua fioritura: sono quelle campanelle dai colori spaziali che la invadono durante la bella stagione.

Fiori tutt’altro che insignificanti, anche se probabilmente quella di nonna non arrivava ad averne di incredibili come quelli qui sotto. [A. P.]

1/9
Una bellissima Ipomea.
Un'altra.
Un'altra.
Un'altra.
Un'altra.
Un'altra.
Un'altra.
Un'altra.
Un'altra.

 

 

CINEMA | The rider, C. Zhao

Cosa ha a che fare una regista cinese di trentasette anni col cinema western? Non è l’incipit di una barzelletta, ma è una ragionevole constatazione che si può fare dopo aver visto The Rider di Chloé Zhao, un capolavoro distribuito in pochi cinema italiani lo scorso 29 agosto, con ben due anni di ritardo.

Il western sembra un genere ad appannaggio di soli registi uomini, possibilmente statunitensi (ma con eccezioni a questa regola, qui in Italia lo sappiamo bene). Strano che una donna voglia cimentarsi con certe situazioni e dinamiche; soprattutto se si pensa che viene dalla Cina (sebbene si sia formata, dall’adolescenza in avanti, in Occidente); ancor più strano pensando che è nata negli anni Ottanta, quando il cinema western diventa tristemente minore all’interno delle produzioni e dell’immaginario hollywoodiani.

“The Rider” (in un servizio di Vogue)

Eppure, nonostante tutto ciò, la Zhao ha realizzato qualcosa di straordinario e originale, profondamente calato nell’orizzonte americano, rinunciando a retrocedere all’epoca del vecchio West a favore dei giorni nostri, tra smartphone, social network e YouTube. Brady (interpretato, come gli altri personaggi, da un attore non professionista, Brady Jandreau) era una stella del rodeo nel South Dakota prima di subire un grave incidente, durante un’esibizione, che lo limita nei movimenti e lo costringe a rinunciare ai suoi sogni. Un film sulla rinuncia quindi, sulla lacerante difficoltà di coniugare l’ideale delle proprie aspirazioni alla durezza della realtà e dei rapporti umani che di quella realtà sono parte integrante (la famiglia su tutti). Una visione moderna e malinconica del cowboy, figura sempre più rimossa e messa ai margini. Un film che si inscrive meglio di tanti altri nell’ottica di quel fantastico recupero del western cui stiamo assistendo da un po’ di tempo a questa parte (si vedano, per dire, i Coen e Tarantino).  [M. C.]

 

MUSICA | MIRRORLAND, Earthgang

Dopo due album interessanti ma confusionari il duo di Atlanta supera brillantemente la prova di maturità solitamente richiesta alla terza uscita. Mirrorland è un disco estroso e particolare che fonde felicemente trap e funk, pop e R&B e lo fa con una pulizia e un focus calibrati al punto giusto. In loro sembrano vivere il “fuoco” e l’insegnamento degli Outkast, duo leggendario anch’esso proveniente dal sud degli Stati Uniti. Ci sono alcuni dei suoni di basso più potenti degli ultimi anni, ma anche delicati arrangiamenti di fiati e chitarra. Completa il quadro l’incredibile  dimestichezza nell’uso della voce, sempre a metà tra cantato e rap. Un gran bel disco che può essere un nuovo punto di partenza per uno dei progetti più originali del panorama hip-hop statunitense. [G. P.]

 

MUSICA | All My Heroes Are Cornballs, JPEGMAFIA

Jpegmafia è uno splendido folle. All My Heroes Are Cornballs è un labirinto degli specchi in cui perdersi vuol dire ascoltare suoni HD affiancati ad un flow completamente libero, che in qualche modo viaggia coerentemente sulle basi proprio in virtù della sua incoerenza. È quasi impossibile descrivere l’ascolto dell’album: parliamo del parto di sangue cyberpunk derivato dall’incidente automobilistico tra due macchine in cui viaggiavano da una parte un paio di trapper di Atlanta con catene d’oro al collo e un lussurioso blunt tra le dita, dall’altra due produttori di musica elettronica contemporanea pelati, laureati e con gli occhiali. Insomma è un divertentissimo e truculento casino. [G. P.]

 

MUSICA |  Lemon Dealer, Grindalf

Il nuovo singolo di Grindalf, romano classe ’96 e produttore tra gli altri di Sodaboi, Drax, Moebius Obha, Serpe in Seno, Pugni In Tasca e Pacman XII,  è il ricordo di un’ultima serata in spiaggia a guardare il tramonto prima di gettarci definitivamente nell’autunno e nell’inverno. Insomma un’ottima scusa per ballare ancora un po’ e rimandare il momento della felpa. [G. P.]

 

Parola del mese: “pantagruèlico”

L’aggettivo pantagruelico [dal fr. pantagruélique] si riferisce al personaggio di Pantagruel, protagonista insieme a Gargantua, dell’omonimo romanzo di François Rabelais. In realtà si tratta di ben cinque romanzi scritti nel XVI secolo e che raccontano le vicende del gigante Gargantua e di suo figlio Pantagruel, rappresentato come personaggio gigantesco e dotato di un formidabile appetito. Da qui l’utilizzo della parola pantagruelico per indicare un qualcosa di smodato, abbondante, soprattutto se in riferimento ad un banchetto. Ma Pantagruel non è solo ingordo di cibo: le vicende lo descrivono infatti come un personaggio affamato di conoscenza e cultura.  

L’etimologia del nome la spiega Rabelais stesso: «E poiché in quel giorno nacque Pantagruel, il padre gli impose quel nome da Panta che in greco vuol dire tutto e Gruel che, in lingua agarena significa assetato».

Mentre il nome di Gargantua, che ha la stessa radice (garg-) del latino “gargala“ (trachea) e dell’italiano “gargarozzo”, è anche quello scelto per identificare il buco nero nel film Interstellar (Christopher Nolan, 2014), dall’astrofisico teorico Kip Thorne. 

Perché la scelta di questo nome? Nessuna fonte autorevole ha mai rilasciato una dichiarazione, ma stando a ciò che i protagonisti del romanzo francese personificano, l’immagine di un essere tanto massiccio quanto insaziabile calza a pennello con l’idea di un buco nero la cui gravità è così densa da deformare il tessuto dello spaziotempo. 

Ed è proprio di questo mese la notizia di una nuova illustrazione raffigurante il buco nero fornita dalla Nasa (25 settembre 2019) e che appunto coincide con il Gargantua creato da Kip Thorne per il capolavoro di Nolan. 

Non resta che attendere Interstellar 2: la nostra curiosità è pressoché pantagruelica. [I. M.]

 

CINEMA | La mafia non è più quella di una volta,  f. maresco 

Vedere La mafia non è più quella di una volta è probabilmente uno dei sistemi migliori per far pace con la misantropia. E Franco Maresco, il regista che molti anni fa, in coppia con Daniele Ciprì, ci ha trascinato nella desolata e mostruosa Sicilia in bianco e nero di Cinico TV e di Totò che visse due volte, non ha esitato a spingere su questo sentimento, riprendendo un percorso iniziato nel 2014 con Belluscone, di cui questo nuovo film è un seguito ideale.

Punto di contatto tra i due “documentari” (le virgolette sono obbligatorie: l’esitazione su cosa sia vero e cosa no è sempre in agguato) è Ciccio Mira, eccentrico organizzatore di improbabili concerti neomelodici, ora impegnato nella realizzazione di un evento dedicato a Falcone e Borsellino. I venticinque anni dagli omicidi dei due giudici offrono al regista il pretesto per intervistare i civili e capire cosa è rimasto dell’eredità dei due principali simboli della lotta alla mafia: a quanto pare molti li ignorano, li criticano, li infamano o li accolgono con superficialità. Per la città di Palermo, intanto, vengono organizzate celebrazioni commemorative ufficiali che hanno solo l’aspetto di rituali obbligati; Ciccio Mira, invece, sta allestendo una serata musicale nel periferico quartiere Zen, dove sono coinvolti artisti scalcinati, ridicoli, deprimenti, tutti riuniti per i due martiri: peccato che nessuno di loro voglia dire “abbasso la mafia”, che nessuno mostri davvero interesse o sensibilità per l’argomento, che lo stesso Ciccio Mira non voglia toccare il tasto mafia. Insomma, l’anniversario è solo una scusa come tante per fare soldi e allestire un baraccone di mediocrità e squallore, e il povero Ciccio Mira è solo un’involontaria guida, per Maresco, in un mondo tragicomico e orrendo. Si ride vedendo questo film. Ma sono risate amarissime, unica risposta possibile (a parte la misantropia, appunto) alla deformità e alle situazioni grottesche messe in scena, con la fotografa Letizia Battaglia che col suo carattere sembra l’unica a tenere testa alla follia dilagante. [M. C.]

 

A cura di Massimo Castiglioni, Irene Mancuso, Leonardo Mazzeo, Giulio Pecci, Andrea Pergola

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DUDE è un manuale di sopravvivenza per gentiluomini, dal momento che ne sono rimasti pochi e vanno salvaguardati. Nel periglio della rete, Dude è l’atlante per orientarsi tra il guazzabuglio della produzione culturale telematica e le piccole zone d’ombra, alla ricerca di preziose gemme, conversazioni, galanterie che troppo spesso si nascondono ai margini delle strade più battute. Dude lavora a una cartografia esclusiva — facendosi lente d’ingrandimento sul dettaglio perduto — racconta i massimi sistemi in formato leggero.
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