Attualità: Da Weinstein a Ronaldo: perché ci interessiamo ai casi di #metoo?
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Da Weinstein a Ronaldo: perché ci interessiamo ai casi di #metoo?

Potete pensarla come volete. Che Cristiano Ronaldo sia uno stupratore o che sia solo vittima del suo stesso successo. Che Asia Argento abbia dimostrato grande coraggio o che sia invece una falsa paladina della giustizia. Che il movimento #metoo abbia squarciato il velo di ipocrisia che avvolgeva le molestie sessuali o che sia solo una […]

12 Ott
2018
Attualità

Potete pensarla come volete. Che Cristiano Ronaldo sia uno stupratore o che sia solo vittima del suo stesso successo. Che Asia Argento abbia dimostrato grande coraggio o che sia invece una falsa paladina della giustizia. Che il movimento #metoo abbia squarciato il velo di ipocrisia che avvolgeva le molestie sessuali o che sia solo una grande caccia alle streghe in salsa sessuofobica. Tutto ciò non conta, o comunque viene dopo. Fatevi prima una domanda: perché vi interessano, tutte queste storie? È perché avete a cuore i diritti delle donne o perché vi fanno sentire delle persone migliori? Siete contro l’asimmetria sociale nei rapporti uomo-donna o dovete solo capire se quel tizio famoso è uno stupratore o meno? Provate pena per la ragazza molestata da Cristiano Ronaldo o siete contenti perché lui vi stava già sul cazzo prima — e adesso avete un’aggravante in più quando dovrete motivare il perché?

In principio era Weinstein, ricordate? Sentenza facilissima (la nostra): non sapevi chi fosse fino a un secondo prima; è accusato persino da Angelina Jolie; la faccia del porco ce l’ha. Non può che essere colpevole. Tutto semplice, tutto lineare. Finalmente si fa luce sull’oscuro mondo dei provini cinematografici, finalmente si pone l’attenzione sui diritti delle donne, finalmente si combatte il dramma delle molestie. Viva la libertà, abbasso la mercificazione del corpo femminile. Stasera vado pure a letto senza porno, già che ci sto.

E fin qui eravamo tutti d’accordo. Tutti dalla stessa parte della barricata. Poi però cambiano le cose, o meglio cambiano i protagonisti. Ad accusare Weinstein c’è pure Asia Argento. E io quella proprio non l’ho mai sopportata. Non conta eh, per carità, se una è vittima è vittima. Però dai, ma come te ne esci? Vent’anni dopo? Però quando le serviva la parte mica aveva detto niente eh? C’ha ragione Vittorio Feltri. Pure se io sto sempre dalla parte delle donne, non mi fraintendete. È una battaglia sacrosanta.

Poi è stato il turno di Louis C.K. Ma come Louis C.K? Ma è un grande, non dirmi che pure lui, dai. Certo che a farsi le pippe davanti alle attrici, ma che roba è? Pure se resta un grande, ma poi perché non gli fanno più fare gli spettacoli? Come dici? Anche Kevin Spacey? E no eh! Qua mi incazzo davvero. E con House of Cards come fanno? Ma c’è la sesta stagione! Ma te pare che lo sostituiscono, come fai. Ma poi in base a quali accuse? E il garantismo? Bisogna distinguere l’uomo dal personaggio, no? Siamo in uno stato di diritto, cribbio.

E così arriviamo alle accuse contro Cristiano Ronaldo. L’ondata delle denunce sessuali travolge forse il personaggio più famoso. Un’ex modella lo accusa di averla molestata in un hotel di Las Vegas, 9 anni fa. Nonostante i ripetuti rifiuti, sostiene la donna, Ronaldo la avrebbe stuprata analmente per alcuni minuti, senza preservativo né lubrificante. Per poi rinsavire immediatamente: «Al 99% sono un bravo ragazzo, non so cosa succeda al restante un percento». Per ritenerlo colpevole basta questo — un’intervista rilasciata da Kathryn Mayorga a Der Spiegel — se Ronaldo lo odiavate da prima, se da sempre gli preferite Messi o se ve l’hanno ciulato all’ultimo all’asta del fantacalcio. E, contemporaneamente, non vi basta nemmeno questo — i documenti ottenuti dallo Spiegel, le foto trapelate di quella sera di nove anni fa, le descrizioni così dettagliate di lei — e non vi basterebbe nessun altro indizio, neanche il più evidente, per ritenerlo colpevole, se invece siete juventini, avete il poster di Ronaldo dal giorno uno o siete proprietari di uno stabilimento balneare a Funchal (patria di CR7). Sta tutto nell’idea che di lui avevate già formato. Il giudizio prima del processo. Con sentenza, non impugnabile, di quarto grado. Quello dei social.

Ma spieghiamola meglio la vicenda, che è un po’ più complessa. La presunta vittima, l’ex modella Kathryn Mayorga, denunciò lo stupro alla polizia senza però rivelare il nome di Ronaldo. A quanto sostiene, per evitare di finire su tutte le prime pagine del mondo. Si rivolse quindi ad un avvocato e, tre mesi dopo il presunto stupro, Ronaldo avrebbe accettato di pagare una cifra di 375.000 dollari americani (al cambio dell’epoca circa 235mila euro) per un accordo extra giudiziario che comprendeva anche il divieto per Mayorga di parlare pubblicamente di quanto accaduto. Pagando quella cifra ha quindi ammesso la sua colpevolezza, penseranno alcuni. Oppure l’ha pagata, pur essendo innocente, solo per evitare lo scandalo mediatico. Un po’ la stessa giustificazione fornita da Asia Argento nel caso Jimmy Bennett, il giovane attore che ha rimesso le cose a posto e ci ha restituito il sacrosanto diritto di avercela con Asia. E nessuno, stavolta, ha sentito il bisogno di dubitare della moralità di Bennett. La vittima è vittima, quando lo decidiamo noi.

E allora torniamo alla domanda iniziale: perché ci interessa tanto? Cosa ci cambia, se Ronaldo sia colpevole o innocente? Cambieremmo la nostra opinione sul calciatore? Cambieremmo quella sull’uomo? Davvero qualcuno ne aveva una precedente, di opinione, sul Ronaldo uomo? E basata su cosa? Sui post su Instagram o sulle esultanze vanesie? Oppure, allora, ci interessano le sorti della vittima. Leggiamo i giornali solo perché vogliamo che Kathryn Mayorga abbia giustizia. Facciamo il tifo perché possa ottenere un risarcimento più alto (ma non cancellerebbe il dramma che ha vissuto) o perché possa ricominciare una vita normale (ma la condanna di Ronaldo la aiuterebbe in questo?). O magari ci interessa per le donne tutte, per il movimento, perché la condanna di un volto noto come Ronaldo sarebbe veramente una spinta in più per tutte, perché squarcerebbe quel velo, romperebbe quel vaso… ma insomma, chi ci crede?

È sempre lo stesso schema, ogni volta che esce una notizia di questo tipo. Un tizio X viene accusato di molestie e noi ci dividiamo subito, innocentisti vs colpevolisti. Ci basta ciò che leggiamo sul giornale e pronunciamo la nostra sentenza. E il nocciolo del problema — le donne e gli uomini molestati, l’omertà di chi ancora nasconde questo crimine, l’ipocrisia di chi lo minimizza, il fatto che questo clima apparentemente “mutato” non abbia favorito modifiche dal punto di vista giuridico, il fatto che una violenza sessuale debba ancora essere presentata entro soli sei mesi, che lo stupro sia tuttora un reato prescrittibile — passa in secondo piano. L’importante è aver incasellato un nuovo personaggio nella nostra lista dei buoni o dei cattivi. Aver soddisfatto la nostra sete di gossip spacciandolo per qualcosa di più alto.

 

Copertina di jesus_valenzuelac3.

Luca Capponi
Luca Capponi
Classe 1998, scrive per non studiare e studia per potersi permettere di scrivere. Ama lo sport, il Sudamerica, i libri e i paesi che non esistono più. Ai prossimi mondiali tiferà Jugoslavia.
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