Babbo Natale è un vecchio ciccione presente in quasi tutte le culture occidentali, egli arriva la vigilia di Natale, con gli stivali che scricchiolano nel freddo e porta regali a tutti, senza chiedere niente in cambio, senza farsi vedere né sentire; un pazzo, un genio, un mito. La figura di Babbo Natale nasce nel mondo cristiano bizantino ed ha origine nel vescovo di Myra San Nicola, personaggio molto popolare nel cristianesimo medioevale, la cui fama crebbe in lungo e in largo e il cui culto diede vita ad un’infinità di ricorrenze, leggende e feste.

La festa di cui sto per parlarvi è il Krampusnacht, una ricorrenza molto antica, tradizionale di tutta la zona di lingua tedesca a cavallo delle Alpi, quindi Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia, Baviera, Carinzia, Svizzera. Il Krampusnacht ha origine da un’antica leggenda che mi permetto di romanzare ora per voi:
Il sole è appena tramontato e le montagne hanno assunto quel colore blu scuro spaventoso che le rende più scure del cielo. Non ci sono mucche, tira vento, i villaggi sono sparpagliati e poveri e c’è la carestia e la gente bestemmia a mezza bocca. Un gruppo di ragazzini si incontra in una stalla, con delle piccole candele per farsi luce. Sono sei ragazzini e sono scavati in viso, con gli occhi grandi e lucidi, ognuno porta con sé un grosso sacco. Si mettono in cerchio senza dire una parola e svuotano i sacchi nel centro. Fuoriescono mucchi di pelli, pellicce e corna di cervi e caprioli e mufloni. La luna è alta nel cielo e imbianca le lande e i poveri villaggi. Sei ragazzini travestiti da mostri corrono per la valle, silenziosi, con la condensa che esce dai volti trasfigurati, dipinti di carbone e cornuti. Arrivati al primo villaggio cominciano ad ululare e a correre tra le case. Le vecchie strillano e si chiudono in casa, gli uomini escono ma i mostri corrono e sono ovunque e rubano le uova e la carne essiccata e il latte e ululano e i bambini piangono e le madri si fanno il segno della croce. Con il bottino tra le braccia i ragazzini tornano nella valle. Si mettono in cerchio e svuotano le provviste nel centro. Il cuore gli batte e sono sudati e la condensa fuma intorno alle pellicce. Si guardano uno ad uno nella luce lunare bianca e fioca e sono paralizzati dalla paura, ma non paralizzati per la malefatta, non per il vile furto, non per il terrore di essere presi e bastonati, ma perché ora sono in sette. Ci sono sei ragazzini con le corna, le pellicce e la faccia scura, e una creatura con le corna, il corpo di bestia, il muso scuro e gli zoccoli caprini: il diavolo. Ora, non so se voi avete mai visto il diavolo, ma fidatevi, c’è da cagarsi sotto. I ragazzini scappano urlando e tornano in lacrime dai genitori confessando tutto e tremando, col nero che gli cola dagli occhi e con le corna ancora in testa. I villaggi si uniscono e decidono di chiamare il vescovo Nicola che – in quanto vescovo, in quanto futuro santo, in quanto futuro Babbo Natale, in quanto uomo prodigioso, in quanto fautore di miracoli descritti per filo e per segno anche sulla pag. Wikipedia – arriva, si addentra nelle vallate scure con il solo bastone pastorale e bum bam punch krak, solo dio lo sa cosa succede, fatto sta che sconfigge il demonio e regala serenità a tutti. Da quel momento, ogni anno, i ragazzi di tutti i villaggi sfilano vestiti da demoni cornuti, ma questa volta per festeggiare e portare doni e punire i bambini cattivi.


Oggi il Krampusnacht si celebra intorno al 5 dicembre. La festa si svolge in questo modo: al calare del sole San Nicola, con la folta barba bianca, sfila per la città a bordo di un carro, distribuendo dolci e assicurandosi che tutti i bambini si siano comportati bene. Dietro di lui segue un’accolita di diavoli inferociti e chiassosi detti Krampus, che sfilano armati di fruste, catene e bastoni, ma tenuti a bada dal santo. Una volta sceso il sole San Nicola scompare e i diavoli sono liberi e inizia un terrificante e forse divertente inseguimento per le strade. I Krampus vanno in giro, la fanno da padroni, fustigano la gente sulle gambe e inseguono i ragazzini, li catturano e se li portano in giro e li imbrattano di carbone, forse 500 anni fa li portavano anche nella foresta per farli spaventare a morte. Poi, una volta scesa la notte, i diavoli se ne vanno e si sparano i fuochi d’artificio e la festa finisce.


Queste foto evocative che ci riportano perfettamente l’atmosfera di questo Natale metal che sposa le radici pagane del centro Europa, la tradizione cristiana, gli adulti che si travestono, i bambini che si divertono e/o spaventano, i regali, i dolci, il freddo, il fuoco, la birra, la notte. Auguri.
