Attualità: I 49 milioni della Lega e quella nostalgia per Gaizka Mendieta
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I 49 milioni della Lega e quella nostalgia per Gaizka Mendieta

49 milioni di euro. Cosa ci si potrebbe fare? Bè nel 2001 sarebbe bastato chiederlo a Sergio Cragnotti, patron della magica Lazio (quella del: «Aò pure Ferguson c’ha detto che semo i più forti del mondo!»), e ci avrebbe dato la risposta della vita: «Gaizka Mendieta». Spagnolo, o meglio basco, tra i più forti centrocampisti […]

49 milioni di euro. Cosa ci si potrebbe fare? Bè nel 2001 sarebbe bastato chiederlo a Sergio Cragnotti, patron della magica Lazio (quella del: «Aò pure Ferguson c’ha detto che semo i più forti del mondo!»), e ci avrebbe dato la risposta della vita: «Gaizka Mendieta». Spagnolo, o meglio basco, tra i più forti centrocampisti europei degli anni 2000, ha portato il Valencia dell’eterno secondo Cuper a due insperate finali di Champions League: una persa contro il Real Madrid di Zidane e l’altra persa contro il Bayern Monaco di Kuffour (no, Kuffour non era protagonista ma per par condicio sono costretto a citare anche un ex Roma). Mendieta fu uno degli ultimi colpi della gloriosa “Era Cragnotti” e fu un autentico flop. Tuttavia, nonostante la bancarotta fraudolenta che da lì ad un anno colpì il presidente Cragnotti, i 49 milioni di euro il Valencia li ebbe tutti e la Lazio non cambiò il proprio nome in, che ne so, “S.S. Prima Gli Italiani”.

Genova, 6 settembre 2018. Il Tribunale del riesame condanna la Lega (non più Nord) al pagamento dei 49 milioni di euro frutto della truffa ai danni dello Stato commessa tra il 2008 e il 2010. Sia ben chiaro, non c’era Salvini a capo della Lega. Erano ancora i tempi del: «Ce l’abbiamo duro» e del: «Mai coi fasci!», insomma c’erano ancora i Bossi (tipo dinastia politica statunitense alla “I Kennedy”) a portare avanti la battaglia del federalismo e della caccia ai terùn. Ebbene in quel biennio costellato da Patrizia D’Addario, Noemi Letizia e Ruby Rubacuori (altro che triplete dell’Inter mourinhana), i dirigenti della Lega, Bossi e Belsito, ottennero degli ingenti rimborsi elettorali attraverso documentazioni artefatte. Rimborsi che hanno portato successivamente ad un totale di 49 milioni di euro.

E ora arriviamo al nostro Capitano. Sapeva? Non sapeva? Oppure, come per la casa di Scajola al Colosseo, beneficiava dei soldi frutto della truffa a sua insaputa? Non lo sapremo mai. Certo è, invece, che Salvini faceva parte della Lega Nord e in quel periodo era stato eletto per la prima volta deputato e ancor prima fu assistente parlamentare di Franco Bossi, fratello del senatùr. Dunque era già un politico abbastanza navigato e al momento è il leader con più esperienza politica in Italia (dal 1993 è in campo, ancor prima di Berlusconi).

Tuttavia, no. Non farò il Marco Travaglio della situazione che da Luttazzi andava a dire: «Presidente dove sono i soldi?». Ebbene sì perché la Lega, il primo partito in Italia secondo i sondaggi, ha nelle sue casse poco meno di 5 milioni e con 5 milioni, più bonus, ci compri al massimo Marco Parolo. Situazione difficile.

Salvini ci ha però insegnato che dalle situazioni difficili ne esce sempre gloriosamente, soprattutto se c’è un nemico da battere. E allora non è un caso se la sentenza del Riesame passa subito sotto la lente di ingrandimento del suo profilo FB.

E subito, dopo questo attacco ai giudici mi sovvien l’eterno: «A professò, le toghe rosse, quelli so tutti comunisti!».

Caterina va in città, Paolo Virzì

Quando ritorna nell’aria il profumo di frasi provenienti da quell’Italia bipolarista e bipolare, ritorno bambino. Il Milan che vince la Champions League ai rigori contro la Juventus, Dragon Ball Z e le repliche di Holly & Benji.

In quest’epoca di nostalgie e di nostalgici devo dire: «Grazie Capitano». Perché mi fai tornare alla quarta elementare, quando il mondo era più semplice e quando Mendieta veniva ancora considerato il più forte centrocampista d’Europa.

Perché lui è Matteo, è l’eroe che non meritiamo, ma è quello di cui abbiamo bisogno.

Davide Giannì
Davide Giannì
Classe 1993. Laureando in giurisprudenza. Appassionato di politica, calcio e cinema.
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