I porno di Bin Laden, la timidezza di Jack Lo Squartatore e i party dell’FBI
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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I porno di Bin Laden, la timidezza di Jack Lo Squartatore e i party dell’FBI

Una piccola selezioni di utilizzi impropri del Freedom of Information Act.

Sono passati quattro anni da quando le forze militari americane hanno catturato, ed infine ucciso, Osama Bin Laden. Nel suo rifugio ad Abbottabad, in Pakistan, oltre ad una vasta biblioteca di libri in inglese (dai brogli elettorali agli Illuminati), i Navy Seals hanno recuperato anche una grande quantità di materiale pornografico appartenuto al terrorista saudita.

Steven Aftergood ha fatto di quei porno la sua battaglia, fondando il Project on Government Secrecy, un’associazione che si batte per la trasparenza del Governo Obama, e assillando i social dell’amministrazione americana con una sola richiesta: ricevere la lista dei porno di Bin Laden.

Qualcuno alla CIA ha voluto rispondere alla richiesta di Steven, spiegandogli che il materiale pornografico sequestrato durante il raid fa parte di un “Operational File” estraneo al FOIA, il Freedom of Information Act. Alla battaglia di Aftergood si è unito anche David Covucci, un editor del sito BroBible, che il 26 Maggio scorso ha inoltrato una richiesta al FOIA, spiegando i motivi di interesse verso la collezione porno di Bin Laden:

«Noi di BroBible vorremmo conoscere ili materiale pornografico in possesso di Osama Bin Laden prima della sua morte. Siamo adulti. Possiamo gestire la cosa. Ci interessa solamente sapere su cosa si masturbava l’uomo più ricercato al mondo. Essere sempre sotto una costante minaccia era una fonte di eccitazione extra? Immagino gli fosse difficile concentrarsi sul suo pene, per questo doveva guardare della roba veramente malata.»

Purtroppo anche Covucci ha ricevuto la stessa risposta del suo predecessore, sentendosi dire che il materiale fa parte di un Operational File e che non potrebbe comunque essere diffuso online a causa delle leggi americane, che vietano la diffusione di materiale pornografico tramite posta elettronica. In realtà, secondo un articolo del Guardian, Al Qaeda avrebbe usato i filmati porno per nascondere messaggi indirizzati ai suoi seguaci, una teoria che spiegherebbe l’interessa della CIA per la collezione di Bin Laden.

Nonostante questo Covucci si è detto intenzionato a proseguire nella sua battaglia, ricorrendo in appello alla decisione della CIA e inoltrando una richiesta alla ODNI, l’intelligence americana, che solo qualche mese fa aveva pubblicato la biblioteca personale del terrorista.

In realtà Covucci e Aftergood sono in ottima compagnia, perché il bisogno di appellarsi al Freedom of Information Act per ricevere dei documenti di dubbia utilità, sembra essere un’abitudine insita nel corredo genetico degli americani. Nonostante il FOIA sia stato pensato più per la trasparenza nel rapporto stato-informazione, nel corso della storia qualcuno ha avuto la brillante idea di utilizzarlo per realizzare alcuni dei propri sogni nel cassetto.

Nel 2013 qualcuno ha richiesto, e poi ottenuto, la pubblicazione di una lettera inviata da J. Edgar Hoover, direttore del FBI, al giocatore dei Cincinnati Reds Johnny Vander Meer, per congratularsi personalmente con l’atleta dopo due ottime prestazioni contro i Boston Bees e i Broklyn Dodgers. Nelle lettere Hoover scrive: «Penso ti interesserà sapere che lo scorso anno la squadra di baseball del FBI, ha vinto il campionato del Governo USA. Purtroppo però, non abbiamo in squadra un Johnny Vander Meer».

Qualcuno ha poi voluto scavare a fondo nel patto fatto dalla Marina America con i produttori di Battleship, un brutto film del 2012 che vedeva i soldati americani scontrarsi con delle forze aliene. Se i produttori hanno avuto libero accesso alle portaearei e la consulenza di alcuni esperti, la Marina si era garantita dieci copie del dvd del film, un test screening privato a Washington, dei ringraziamenti nei titoli di coda e la garanzia di un’immagine positiva all’interno del film.

Qualche amante del “giallo” ha anche chiesto l’analisi criminale fatta dal FBI nel 1988 su Jack Lo Squartatore, stilata dall’agenzia americana per conto della Cosgrove-Maurer Productions, produttrice del documentario The Secret Identity of Jack the Ripper. L’analisi include un profilo psicologico («tranquillo, un tipo solitario e timido, molto riservato ed impeccabile sul posto di lavoro»), ed un finto interrogatorio con l’assassino, asserendo che «Sarebbe meglio interrogarlo durante le prime ore del mattino, quando si sentirebbe più rilassato ed incline a confessare i propri crimini».

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La lista delle richieste bizzarre va avanti, arrivando alla ricetta segreta della birra della Casa Bianca, fino al dizionario utilizzato dal FBI per decifrare lo slang di Twitter. Una delle mie preferite rimane comunque la richiesta fatta dal reporter di USA Today Brad Heath, che ha preteso la pubblicazione delle foto di una festa di pensionamento di un ex-agente del FBI. Il Bureau ha prontamente risposto, fornendo a Heath tutte le foto del party, nascondendo però i volti con dei giganteschi poligoni bianchi. Il risultato, sconcertante per il report, è comunque molto vicino ad un’opera di arte moderna.

Francesco Martino
Nato nel 1989 è studente di Giornalismo a Roma Tre. Vive di cultura pop e musica. Collabora con DUDE MAG, Serial Minds e Prismo. Suona la batteria conservando sogni di gloria.
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