Perché usiamo ancora il fax?
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Perché usiamo ancora il fax?

Partito dalle desolate terre scozzesi e approdato negli uffici di tutto il mondo, il Fax si è conquistato un posto nel nostro cuore. Quando andavo al lavoro da mio padre, mi divertivo tantissimo a fissare il Fax in attesa di una comunicazione, ascoltando quegli strani suoni che sembravano provenire da chissà dove. Mi piacevano i […]

Partito dalle desolate terre scozzesi e approdato negli uffici di tutto il mondo, il Fax si è conquistato un posto nel nostro cuore.

Quando andavo al lavoro da mio padre, mi divertivo tantissimo a fissare il Fax in attesa di una comunicazione, ascoltando quegli strani suoni che sembravano provenire da chissà dove. Mi piacevano i fogli giallini e fini dello stesso colore della stampante, quel poggia carta in plastica scura trasparente perennemente impolverato, ma soprattutto adoravo le costoline bucherellate di  quei fogli, quelle che potevi strappare con il lato tratteggiato.

Stiamo parlando di circa quindici anni fa, mio padre è prossimo alla pensione e se dentro quell’ufficio tutto è cambiato – colleghi compresi – il Fax è ancora su quelle scrivanie. Ma come è possibile? Come è potuto succedere che una tecnologia apparentemente così obsoleta sia riuscita a superare l’esame del XXI secolo? Santo cielo, gli anni venti sono ad un passo! Ma se ci pensate, il Fax è la cosa che più si avvicina al teletrasporto.

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Uno dei primi prototipi del Fax di Alexander Bain, 1850 circa

 

Il Fax è stato inventato nel 1842, diversi anni prima del primo telefono, da Alexander Bain in Scozia sfruttando la tecnologia del telegrafo senza fili per imprimere lettere su un rullo di carta sensibile. Come sempre accade per le invenzioni riguardanti i mezzi di comunicazione di massa, la parte avventurosa comincia con le dispute legali su chi ha avuto l’idea iniziale: infatti il Sig. Bain se l’è dovuta vedere con Frederick Bakewell, sedicente inventore del Fax. Anche l’Italia ci ha messo del suo: nel 1860 Giovanni Caselli fece sfoggio di abilità di fronte all’Imperatore Napoleone III, mostrando a Parigi un arnese del tutto simile a quello sviluppato qualche anno prima in Scozia.

Dovete capire che la seconda metà dell’Ottocento era un periodo di profonde innovazioni tecnologiche e di fervida fiducia nel progresso umano e scientifico, mica come oggi, e tutto questo fermento faceva credere a molti di essere dei veri inventori. Sono sicuro che deve essere stato un periodo molto divertente e stimolante.

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Fax modello “UF800” di Panasonic del 1985

 

Nel XX secolo il Fax è stata una tecnologia standard prima per usi militari e per le redazioni dei giornali alla ricerca di mezzi sempre più veloci per le trasmissioni di parole ed immagini, poi a cavallo tra gli anni settanta e ottanta entrò negli uffici di tutto il mondo grazie ai marchi giapponesi dell’elettronica di consumo, perché d’altronde «tutta la roba migliore è fatta in Giappone».

Ma cosa rende il Fax uno strumento così usato ancora oggi? Innanzitutto la possibilità di inviare documenti “firmati” e in maniera affidabile, oltre alla ricevuta del messaggio. Ciò che però ha reso il Fax così popolare – e importante – è stata soprattutto l’introduzione del concetto di trasmissione istantanea riportando delle informazioni su carta, mantenendo così un piede nel vecchio mondo analogico fatto di plastica, tasti da digitare e consumo di carta, mentre la tecnologia andava da un’altra parte.

In fondo fino a quel momento l’unica cosa istantanea che si poteva trasmettere era la voce.

Il Museum of Obsolete Objects sembra non credere nelle immense potenzialità del Fax. Peccato

 

La pazza storia del Fax – e del suo ruolo nel mondo dei mezzi di comunicazione – è stata raccontata dal prof. Jonathan Coopersmith, professore di storia della Texas A&M University nel suo ultimo libro Faxed: The Rise and Fall of the Fax Machine.

Dario Chimenti
Romano, classe 1989. Giornalista pubblicista occasionale, mi piacciono la musica suonata con attitudine rock e i film, non mi piace chi parla al cinema. Dicono di me: «Non dà alcun valore ai soldi, usa la sua proprietà e quella del governo con negligenza». Sono una persona interessante, ho tante cose da dire e faccio molto ridere. Un giorno mio cugino ha detto che sono immorale.
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