Non si è mai sentito parlare tanto di femminismo come in questi ultimi anni e un ruolo importante lo ha giocato internet. È uno dei temi centrali del dibattito che ha coinvolto due senior editor di New Republic, Judith Shulevitz e Rebecca Traister.
Nato negli anni novanta, il femminismo della terza ondata nell’ultimo decennio ha trovato in internet un’efficace cassa di risonanza; siti come Feministing registrano migliaia di accessi quotidiani e tumblr è invaso da giovani attiviste. È un femminismo intersezionale che punta a coordinare tutte le lotte dei soggetti oppressi a causa delle più diverse condizioni: etnia, classe, orientamento sessuale, identificazione di genere, disabilità fisica o mentale, peso corporeo e via dicendo.
Se Rebecca Traister è ottimista circa lo stato di salute del movimento, Judith Shulevitz ha più di un appunto da fare alle giovani militanti virtuali. Per quanto possa essere robusto il discorso femminista su internet, dice Judith, si trova preso in un vortice di moltiplicazione di temi e questioni che conduce o all’irrilevanza o, peggio, alla twitter war tra femministe che si richiamano a vicenda per oltraggi intersezionali.
Judith non gradisce neanche l’eccessivo entusiasmo per certi endorsment della cultura pop, tipico di tante giovani femministe, compresa la sua interlocutrice. Definisce Beyonce un’alta sacerdotessa di quel culto misogino che è la musica pop americana, accusandola di usare come un feticcio la parola “femminismo”. Dobbiamo apprezzare queste ambigue lezioni calate dall’alto?
Come è, come non è, pochi giorni dopo internet è stato scosso da una storia che ha per protagonista una giovane donna bianca privilegiata che parla di femminismo e viene minacciata da un complesso gioco di finzioni. Dopo il discorso all’ONU di Emma Watson, appare online il sito emmayourenext che si proclama un’operazione di 4chan mirata a punire l’attrice per la sua presa di posizione, diffondendo sue foto private, presumibilmente di nudo.
Allo scadere del conto alla rovescia si rovescia anche la minaccia del sito: ora è un’operazione di tale Brad Cockingham, CEO dell Rantic Marketing, mirata a punire 4chan per la diffusione di foto private, spingendo Barack Obama a censurare internet, presumibilmente da vestito. Bufala nella bufala, neanche la Rantic Marketing esiste, è stato tutto un gioco di scatole cinesi mirato a guadagnare una valanga di click.
Morale della storia: internet è un posto abitato da burloni dadaisti che azionano botole ermeneutiche sotto i nostri piedi, ma la credibilità delle loro menzogne dimostra che un “robusto discorso femminista” serve a tutte e a tutti, dentro e fuori dal computer.
Illustrazione: Robert Best