Attualità: Il magico potere del defollow
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Il magico potere del defollow

Come applicare il metodo Marie Kondo ai social network.

5 Feb
2019
Attualità

Come applicare il metodo Marie Kondo ai social network

Illustrazione di Roberto Gentili

 

Dopo anni di uso cronico e compulsivo, nel 2018 ci siamo arresi all’evidenza di quanto siano tossici i social network e di come incidano negativamente sulla qualità della nostra vita. Qualcuno dirà subito che non dipende dai social ma da come vengono usati e di certo non sono l’unica causa del burnout collettivo. Ma il risultato finale non cambia: ci risucchiano nel vortice delle notifiche, ci rendono esausti, frustrati, nervosi. Per questo servirebbe una Marie Kondo (l’autrice del best-seller Il magico potere del riordino con una serie dedicata, in onda su Netflix n.d.a.) che ci insegni un metodo per riordinare anche i nostri account social, una sorridente e implacabile maestra zen giapponese che ci costringa a fare i conti con noi stessi, con il nostro smartphone e con Internet.

Marie Kondo ha intercettato la tendenza della nostra società all’accumulo di tutto, dai vestiti agli oggetti cui attribuiamo un valore sentimentale. Tendiamo a ripetere gli stessi comportamenti anche sui social media, solo che invece di oggetti accumuliamo follower, conversazioni, dati, performance misurabili in termini di mi piace, commenti e condivisioni, con un conseguente aumento dello stress da FOMO (“Fear Of Missing Out” n.d.a.). Ma non perdersi neanche una story di Chiara Ferragni ci dà veramente gioia? Esprimere indignazione verso ogni post di Salvini che mangia cose ci fa veramente stare bene con noi stessi? Perché continuiamo a sprecare energie per conquistare la nostra dose giornaliera di like?

Il primo passo per fare decluttering sui nostri account social è utilizzare gli strumenti a nostra disposizione: possiamo silenziare, defolloware e bloccare — in ordine di gravità — utenti, gruppi, trend e hashtag. Ma non facciamolo con risentimento e rancore: se il metodo KonMarie prevede di ringraziare libri e vestiti prima che questi vengano buttati, dovremmo ringraziare anche quegli utenti che ci hanno intrattenuto negli anni passati, prima di defollowarli senza rimpianto. Il block è da riservare solo ai nemici numeri uno, pubblici e privati: siamo brave persone, non vogliamo censurare nessuno ma quando è troppo, è troppo e la priorità rimane riordinare i social per migliorare la nostra qualità della vita. Dal metodo KonMarie è da copiare anche la suddivisione in categorie su cui attuare il repulisti, tenendo a mente il mantra “Spark Joy” (ossia bisogna domandarsi se ci suscita gioia). Invece di vestiti, libri, carte, komono (oggetti misti) e ricordi, chi vorrà dare una riordinata ai suoi account social dovrà concentrarsi sulle seguenti categorie alternative:

  1. I politici. È del tutto inutile seguire politici che ci indignano: blocchiamoli pure. Procedere successivamente con il defollow degli opinionisti politici e poi tutti gli altri a seguire. Diranno che così ci chiudiamo nella bolla ma l’ideale sarebbe seguire solo i pochissimi che evitano le polemiche e fanno analisi approfondite. Togliete di mezzo tutti quegli utenti con bandierine o troppi numeri nel nickname, i complottisti, chi ricondivide fake news. Ma evitate anche di seguire quelli che fanno del sarcasmo o blastano gli antagonisti. Salvatene giusto uno o due: quelli che vi danno gioia.
  2. Gli angoscianti. Abbiamo tutti l’utente che posta a intervalli frequenti la sua lunga lista di lamentele su problemi lavorativi, problemi di salute, drammi familiari, drammi d’amore, drammi che si svolgono in fila dal medico o al supermercato o al bar o all’edicola o sui mezzi pubblici. Perché sottoporci a tutta quest’angoscia non richiesta? Defollowateli tutti, nessuno di loro dà gioia.
  3. I Gruppi. Di quelli WhatsApp se ne è parlato diffusamente ma sono ancora troppi quelli che sottovalutano la tossicità dei gruppi su Facebook, l’equivalente dei forum tematici di una volta. Perché sottoporsi al quotidiano stress del commentariato feroce su gruppi che riguardano la cucina, il parenting, i viaggi, le serie tv? Ci si va per trovare informazioni, notizie, pareri. Si finisce in interminabili flame in cui ognuno si parla addosso. Scegliete con cura le community in cui volete stare così come lo fate nella vita reale.
  4. Gli Influencer. O imprenditori digitali o chissà come si faranno chiamare domani. Che siano nano-influencer o mega-influencer ricordatevi sempre che sono l’equivalente social di quelli che una volta suonavano al campanello per vendervi le enciclopedie. Ricordatevi che quelli che hanno avuto successo, hanno dovuto prima barattare il loro tempo, la privacy e la prole. Ricordatevi anche che la loro è una faticosa e feroce lotta quotidiana per tenersi a galla ed emergere sugli altri, ma sulle stories e nelle foto devono mantenersi sempre sorridenti, rilassati e fingere che tutto va bene. Anche qui, salvate solo quelli a cui siete veramente affezionati.
  5. Miscellanea. Anche detto il secchio dell’indifferenziato. Potete metterci tutto quello che contribuisce a creare stress ed entropia: gli hashtag molesti, i thread con più di cinquanta commenti, gli account di ex fidanzati, le ex migliori amiche, i colleghi impiccioni. Gli account di quelli che vanno in vacanza in posti bellissimi e riescono comunque a postare foto brutte, gli intellettuali che se la cantano e se la suonano. Rifiutatevi poi di partecipare a qualsiasi gogna pubblica, anzi in momenti del genere spegnete tutto, rimuovete le app dai vostri smartphone e aspettate qualche giorno prima di installarle di nuovo. L’obiettivo è eliminare il rumore, evitare la perdita di tempo. L’obiettivo è tornare a gioire!

Infine, qualche buon consiglio: seguite chi condivide cose ben scritte come articoli di importanti giornali italiani e stranieri, ma anche lunghi post pubblicati su webzine curate da persone che ci tengono all’approfondimento e alla riflessione. Seguite newsletter di persone che raccolgono e fanno ordine nelle informazioni, che suggeriscono libri, film, serie che vale la pena vedere (fate però attenzione ai capolavoristi, quelli sono una piaga: defollowateli). La condivisione deve essere una gioia, la conversazione piacevole e rilassante. Circondiamoci di cose belle, condividiamo momenti felici, rivalutiamo i buongiornissimi. Soprattutto, defollowiamo con gioia.  

Laura Fontana
Laura Fontana
È nata nel 1984 a Frosinone. Da quasi un decennio lavora come Social Media Manager. Ama i Beatles, la pop culture e Internet. Su Twitter è @beatandlove
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