Attualità: Il momento più difficile per affrontare le cose è il mattino
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Il momento più difficile per affrontare le cose è il mattino

Da qualche parte, non ricordo dove, ho letto che il momento più difficile per affrontare le cose sia la notte, perché al buio si è soli, c’è silenzio, ci si sente stanchi o cose così. La notte in effetti sembra l’habitat perfetto per i problemi, che potrebbero proliferare indisturbati aggredendo una mente stanca dopo una […]

21 Mar
2019
Attualità

Da qualche parte, non ricordo dove, ho letto che il momento più difficile per affrontare le cose sia la notte, perché al buio si è soli, c’è silenzio, ci si sente stanchi o cose così. La notte in effetti sembra l’habitat perfetto per i problemi, che potrebbero proliferare indisturbati aggredendo una mente stanca dopo una giornata intensa.

Personalmente, però, ritengo che il momento peggiore per affrontare le cose sia un altro. Secondo me i problemi sono più grandi al mattino, appena svegli, quando da fuori filtra un po’ di luce dalle persiane e tu sei lì, con gli occhi impastati, ancora attaccato al cuscino, ancora attaccato a un sogno.

Questa convinzione è maturata nel tempo, dopo anni di risvegli più o meno traumatici. La storia si ripete: posso aver passato anche la serata più bella del mondo, ma il mio risveglio sostanzialmente sarà color grigio. È come se tutto svanisse, una volta aperti gli occhi, e io mi sentissi improvvisamente svuotato di tutta la felicità raccolta nella giornata precedente. Avete visto il film Limitless, quello dove il protagonista prende la pasticca e diventa super intelligente e il giorno dopo poi torna ad essere quello di sempre? Ecco, una cosa simile. Aprire gli occhi per me non è riprendere la partita ma ricominciare da capo, resettare, riavviare il gioco. Forse mi scordo solamente di salvare quanto di buono ho fatto il giorno prima, ma quello che mi resta al risveglio è una luce debole e uno sguardo assente.

 

Ostacoli, zanzare e infanzia

 

I problemi, al mattino, sono giganteschi. Dopo ore passate a non pensarci (a meno che questi non si infilino anche nei sogni, che a quel punto diventerebbero incubi), quell’ostacolo si ripresenta davanti a me in maniera prepotente, alcune volte anche se è un ostacolo già superato. Tutto sembra insormontabile, appena svegli, anche il passato. Per me non è un momento dolce, il risveglio. Al contrario: è traumatico, è come nascere di nuovo e avere solo voglia di piangere.

Stupidamente ho pensato che possa dipendere anche dalla posizione in cui ci si sveglia: fetale, supina, con il braccio sotto il cuscino, tutte hanno in comune il fatto di essere orizzontali. Per combattere di solito bisogna stare in piedi, quindi appena sveglio mi sento già terribilmente inadeguato. Tutto sembra più grande di me, che resto inerme a fissare i miei problemi attaccati al soffitto, come stelle mostruose e invisibili sparpagliate su un immenso cielo bianco. Il nemico non c’è fisicamente, eppure lo avverto, e l’unica cosa che mi separa da una sconfitta sicura è la mia coperta. Tornano i ricordi bambini, quando dovevo alzare il lenzuolo fin sopra la testa per sentirmi al sicuro, mentre oggi mi succede di farlo solo per evitare che mi pungano le zanzare d’estate.

Ecco, forse il trauma del risveglio ha anche a che fare con cose che abbiamo dimenticato. E non parlo solo del momento della nostra nascita. Aprire gli occhi ed alzarsi dal letto, da bambini, era un affare davvero grosso. Non ho ricordi precisi di quei momenti, ma mia madre mi ha raccontato che quando ero piccolo, di mattina, con una saggezza ingiustificata esclamavo «Non è facile». Tre parole per spiegare tutto quello che poi, negli anni a venire, mi sarebbe capitato la mattina. Perché appena svegli ci si sente tremendamente indifesi, tremendamente bambini.

 

Limbo, stagioni e ombrelli

 

Al risveglio mi trovo ogni volta in una situazione paradossale: non sono completamente cosciente, ma non sto neanche più dormendo. Come posso affrontare un nemico se non ho la mente lucida? Come posso combatterlo ad occhi chiusi?

Tornano in mente le grane al lavoro, quella cosa da scrivere in giornata, quelle bozze da correggere, quel messaggio da scrivere. Una discussione da affrontare, ma anche semplicemente la lavatrice da avviare o i piatti da lavare: ogni minimo problema è gigante perché reale, fisico, con una forma e dimensioni precise, mentre nelle ore precedenti era tutto un sogno. Bello o brutto che sia, quest’ultimo finisce e non lascia tracce, mentre la realtà viene messa solo in pausa e al mattino ti chiede il conto.

Non ho ancora trovato la ricetta giusta per affrontare i problemi alle 7:30 e forse non ce n’è una, ma so che prima di andare a dormire tutto mi sembra più leggero, nella prospettiva di un sogno futuro, di un riposo ristoratore, mentre quando apro gli occhi tutto è più pesante, nella prospettiva di una lotta sempre più vicina, di un inevitabile malumore.

E allora penso che dipenda dalle stagioni, perché d’inverno lasciare le coperte è ancora più difficile ma in realtà non è neanche così: l’estate si alleggeriscono solo le lenzuola, non i problemi. Quelli restano gli stessi, e di mattina pesano allo stesso modo sia col caldo che con il freddo. Il Limbo non conosce stagioni.

E allora penso che dipenda dal meteo, perché con la pioggia la voglia di uscire di casa è ancora meno ma in realtà non è così: i problemi sono già nella stanza, mi girano intorno, si prendono gioco di me in attesa che io cominci a mia volta a giocare. Non c’è meteo che tenga, il Limbo non conosce ombrelli.

 

Sveglie, sogni e realtà

 

Intendiamoci: non conta neanche l’orario del risveglio, né il suono della sveglia. Questo tipo di fattori esterni non influisce sulla problematicità del risveglio. Ci sono state volte in cui ho aperto gli occhi alle 11:00, alle 12:00 o anche più tardi, e in ogni caso mi sono sentito allo stesso modo: spaesato, come se non dovessi trovarmi lì, nonostante quella fosse casa mia. Come se venissi da un posto più lontano, straniero in una terra sconosciuta, senza conoscere neanche la lingua che si parla nelle ore di luce.

Il fatto di staccarsi da un sogno probabilmente influisce, come influisce anche la natura del sogno stesso. Dopo un incubo svegliarsi è una consolazione, altre volte invece il sogno non lascia tracce. Di tanto in tanto, però, di notte vado in posti bellissimi e mi ritrovo in situazioni passate che vorrei rivivere anche da sveglio, oppure incontro persone alle quali sento di volere ancora bene. Lasciare quei luoghi, lasciare quei volti per tornare ad affrontare gli orari, le scadenze, le corse e tutto il resto è parecchio difficile e io lo vivo come un’ingiustizia. Vorrei appellarmi a qualche legge, a una Convenzione Europea dei Sogni, ma non esiste niente di tutto ciò. L’essere umano ha fatto passi da gigante dal punto di vista dei diritti umani, ma probabilmente per istituire dei diritti onirici è ancora troppo presto.

Tornando al risveglio, forse questo suo essere così traumatico risiede nella solitudine intrinseca al risveglio stesso. Anche se dormi con qualcuno, il risveglio è un tuo fatto personale. Puoi addormentarti insieme a un’altra persona, ma quando ti svegli sei tu contro il mondo, è un affare tra te e quella massa immensa di acqua e terra che ti chiede di toglierti le coperte di dosso e di mettere un piede sul pavimento, e poi di metterci anche l’altro. Da svegli ti coglie un senso di abbandono assoluto e credo che neanche la presenza della persona che ami riesca a colmarlo, in un primo momento. Di nuovo, sei solo tu contro il resto del mondo. Niente insieme, solo contro.

Tutto rientra nella normalità col passare dei secondi, dei minuti, delle ore, ma le tempistiche dipendono da diversi fattori. Io alcune volte mi sveglio e sono triste, poi dopo quattro o cinque secondi mi torna in mente una cosa bella da fare in giornata e sorrido da solo, con gli occhi ancora semichiusi, mentre la prima luce filtra da fuori e mi invita dolcemente ad alzarmi: in quel momento ogni cosa è al suo posto. Altre volte mi succede di superare tutto una volta alzato in piedi: a quel punto ormai sono lucido, pronto per affrontare la giornata, qualunque cosa io abbia sognato.

In alcuni casi però l’affare è più complicato. Se dopo qualche minuto non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di smarrimento post risveglio, può succedere che questa mi accompagni per tutta la giornata. E allora nel corso delle ore successive farò meno battute del solito, sarò meno socievole, guarderò più in basso che in alto e aspetterò solamente di tornare di nuovo a dormire, per vedere se il mattino seguente le cose andranno meglio. A quel punto tutto dipenderà di nuovo dal risveglio. Tutto sarà influenzato da quello strappo forte, con la vita che ti strattona, ti stacca con forza dal sogno e ti fa mille domande, in un momento in cui vorresti semplicemente non pensare a niente, girarti dall’altra parte e tornare a dormire.

Questo fatto del risveglio traumatico, fortunatamente, non accade sempre. Ci sono state (e ci saranno ancora, si spera) delle mattine in cui mi sono svegliato più felice del solito, perché avevo la persona che amavo al mio fianco, oppure perché sapevo di dover partire per un viaggio di lì a poche ore. La giornata ha il suo peso sul risveglio, ma prima di realizzarlo può (e in alcuni casi deve) passare il tempo necessario per realizzare di essere ancora tu, lì, per un altro giorno.

In definitiva, appena svegli è più difficile affrontare le cose: i problemi ti colgono alla sprovvista, fanno più male perché sei indifeso e bambino. Ci vorrebbe qualcuno a proteggerci ogni giorno dal risveglio, qualcuno che ci prenda per mano e ci dica Non succede niente, sei solo tu. E in effetti sono solo io, ancora una volta, un piede dopo l’altro, a camminare lontano dai sogni per andare a prendere il treno, per salire in macchina, per affrontare tutta la realtà che mi piomba addosso al risveglio.

 

Dall’alto al basso: 
Studie van Eugenie von Klenze, Franz Hanfstaengl, 1854 — Fonte

Anonimo, 1915-1920 — Fonte
Anonimo, 1850-1870 — Fonte

 

Leonardo Mazzeo
Classe 1993, di solito scrivo di calcio, qualche volta però esco e vado altrove, non importa dove. Colore preferito: arancione. Segni particolari: nessuno.
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