Attualità: La città che risale
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La città che risale

L’esperimento urbano che ha salvato Newcastle dal declino e ne ha fatto un esempio per decine di altre comunità in tutto il mondo. Senza gentrificazioni.

L’esperimento urbano che ha salvato Newcastle dal declino e ne ha fatto un esempio per decine di altre comunità in tutto il mondo. Senza gentrificazioni.

 

Un terremoto devastante, un centro città transennato e presidiato dall’esercito. Una grande acciaieria che chiude e lascia migliaia di persone senza lavoro. Un contesto di crisi economica, aggravato dal disinteresse della politica. Situazioni che potrebbero suonare familiari ai lettori italiani, ma si riferiscono alla cittadina australiana di Newcastle – 160 km a nord di Sydney – e risalgono agli anni tra il 1989 e il ’99. Quello di Newcastle è stato un declino esemplare, una serie di traumi da cui il tessuto economico e sociale è sembrato a lungo incapace di riprendersi: ancora nella seconda metà degli anni 2000, mentre il resto del Paese conosceva uno dei suoi periodi più prosperi, la città continuava a macerarsi tra inazione e delusione.

Tanto si era avvitata in questo circolo, del resto, che a un certo punto non avere nulla da perdere si è trasformato in un vantaggio — più di preciso, si è verificata una combinazione per cui la persona giusta ha potuto avviare il progetto che, col senno di poi, era il progetto giusto. Senza attirare massicci investimenti di capitale né generose erogazioni di fondi pubblici, Renew Newcastle ha rianimato una città ormai data per morta: le vie centrali, che erano diventate l’immagine della desolazione, sono tornate a ospitare negozi e uffici; i tassi di criminalità e vandalismo sono progressivamente diminuiti; il turismo è aumentato in misura consistente. Soprattutto, la comunità ha ritrovato fiducia nei propri mezzi. Dal 2009 a oggi, l’esperimento è stato replicato in decine di altri luoghi, in Australia e nel resto del mondo. Ma come è stato possibile che una città modello di impoverimento sia diventata un modello di fioritura? Lo ha raccontato Marcus Westbury stesso, la “persona giusta” che ha concepito Renew, nel suo libro Creating Cities, finanziato in crowdfunding e uscito il mese scorso.

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Dopo aver lavorato per diversi anni a Melbourne come direttore di festival e presentatore televisivo, Marcus era tornato a Newcastle perché voleva aprire un bar: un locale piccolo, curato, che offrisse musica dal vivo; ma se a Melbourne posti simili rappresentano la norma, la sua città di origine sembrava rifiutarne persino la possibilità. Nonostante il centro cittadino fosse deserto e sulle due strade principali si potessero contare oltre 150 locali sfitti, i tentativi di Marcus di affittarne uno si scontravano con scetticismo o disinteresse da parte di proprietari e agenti immobiliari. Qualcuno di loro era poco convinto dalla proposta insolita; qualcuno chiedeva un canone eccessivo; qualcuno teneva da un decennio il cartello FOR LEASE in vetrina ma non aveva in realtà alcuna intenzione di perdere tempo a valutare e negoziare.

L’assurdità, tuttavia, non era nella pigra rinuncia a un introito o una commissione, ma nel fatto che quella fosse la scelta più razionale, dato il perverso sistema di incentivi che era venuto a crearsi nel mercato di Newcastle. Un caso da antologia: i proprietari avevano acquistato a basso prezzo, sperando di ottenere una plusvalenza da una vendita futura, ma la crisi cittadina non accennava a concludersi; stipulare un contratto di affitto commerciale come quello che proponeva Marcus avrebbe significato impegnarsi per tre, cinque o dieci anni, col rischio di perdere il treno della speculazione al momento della ripresa. Per giunta, i canoni di affitto dovevano restare alti, pena la svalutazione dell’immobile, e gran parte dell’offerta era finita fuori mercato in attesa di tempi migliori.

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Se l’interesse principale di Marcus fosse stato aprire un locale, si sarebbe limitato ad alzare le spalle e cercare una città meno impastoiata nei propri guai; ma il suo interesse principale era ormai la stessa Newcastle, così ha accantonato l’ipotesi del bar e ha deciso di alzare la posta della sua scommessa. Non per risollevare il mercato immobiliare, si capisce: l’obiettivo era piuttosto quello di offrire ai suoi concittadini un canale attraverso cui valorizzare le risorse disponibili e riscuotersi dalla depressione. Insieme a un gruppo di altre persone qualificate e affezionate alla città, Marcus ha fondato Renew e negli ultimi mesi del 2008 ha cominciato a chiedere i locali sfitti in prestito, per affidarli sotto determinate condizioni a chi ne avrebbe fatto richiesta.

Innanzitutto, negli spazi dovevano installarsi persone o gruppi con progetti di natura “creativa”: artistica, se era il caso, ma più in generale volta all’autoproduzione. La scelta non era dettata da una qualche antipatia per la vendita di prodotti industriali ma dalla necessità di impedire che le iniziative affiliate a Renew potessero sfruttare i minori costi di gestione per entrare in diretta concorrenza con le attività commerciali. Inoltre, poiché il problema principale dei proprietari con le locazioni di lungo termine era quello del costo-opportunità, cioè il rischio di non poter vendere gli spazi alla prima occasione utile, Renew aveva con loro e con i beneficiari del prestito un accordo rinnovabile ogni trenta giorni. Gli inquilini si impegnavano a fornire la manutenzione ordinaria – pulizia, tinteggiatura, pagamento delle bollette, etc. –, i proprietari dovevano dare un mese di preavviso nel caso in cui avessero avuto bisogno del locale, e l’organizzazione di Westbury strutturava i rapporti in modo da garantire il reciproco rispetto dei patti.

Nell’ottobre 2010, a testimonianza dell’efficacia di Renew, Newcastle è stata segnalata da Lonely Planet tra le 10 città da visitare al mondo. Ma la trasformazione del centro urbano da scenario desolato a incubatore di negozi, studi, laboratori e gallerie, non ha prodotto solo una crescita ingente del flusso turistico. Uno studio indipendente ha rilevato vantaggi ben più numerosi: diminuzione della criminalità e del decadimento degli edifici, aumento della fiducia tra le imprese e nella cittadinanza in generale, sviluppo di abilità spendibili da parte dei singoli, creazione di capitale intellettuale e posti di lavoro, produzione di migliaia di ore di volontariato, riduzione dei costi di manutenzione per i proprietari, miglioramento della reputazione dell’intera zona, aumento degli investimenti esogeni. È stato calcolato che ogni dollaro speso per Renew ha generato valore per 10,8 dollari in altri benefici.

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Finora, il programma ha permesso a circa 170 piccole iniziative di trovare uno spazio: tra queste, alcune sono durate di più e altre meno, per decisione autonoma o riscatto del locale da parte del proprietario; diverse hanno riscosso abbastanza successo da lasciare l’egida di Renew e convertirsi in esercizi commerciali. Nel frattempo, Marcus Westbury è stato chiamato a tenere conferenze davanti a urbanisti e politici in tutto il mondo, e scrivendo Creating Cities ha potuto condividere con un pubblico ancora più vasto la sua vicenda e le sue riflessioni. In particolare, il libro denuncia l’impotenza dei soggetti “piccoli” in uno spazio pubblico iper-regolamentato (da relativamente poco tempo, in Australia) dove può agire esclusivamente chi possiede i capitali, gli agganci, o l’accesso a costose competenze professionali, e sottolinea le peculiarità di Renew rispetto a dinamiche che hanno prodotto risultati solo in apparenza simili.

Se nel centro di Newcastle fioccano i progetti “creativi”, infatti, non è per le stesse ragioni e con gli stessi effetti che si registrano nei quartieri gentrificati delle grandi città: non c’è stata un’invasione di artisti, hipster e startupper che si siano sostituiti alle comunità originarie e abbiano ricreato a propria immagine l’identità del luogo; al contrario, la strategia di Renew è stata quella di favorire l’emersione di talenti e risorse già presenti nel sottosuolo. Westbury attribuisce a questa emersione un valore intrinseco, quasi indipendente dalla natura delle singole iniziative, ma si guarda bene dal sostenere che il “suo” modello sia tout court migliore degli altri, e pur dedicando alle alternative di sviluppo urbano i toni più polemici del libro sembra farlo per dissipare i fraintendimenti su Renew, piuttosto che per proporlo come soluzione universale. Il suo è uno sguardo pragmatico: se una metropoli vuole rilanciare la propria economia invitando un’archistar o attirando gli investimenti delle multinazionali, lo faccia — è legittimo ed efficace. Ma quante città possono permettersi il lusso di scegliere?

 

Immagini: Renew Newcastle.

Daniele Zinni
Daniele Zinni
È redattore e traduttore dall’inglese per DUDE MAG. Suoi racconti e scritti vari sono usciti o usciranno a breve su Nuova Tèchne (Quodlibet), Crampi Sportivi, FUOCOfuochino, 404 File not Found, Lapisvedese e Nuovi Argomenti.
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