L’immagine ha il solo scopo di creare un effetto comico, dovuto all’utilizzo del fonema presa, utilizzato però in una accezione semantica differente rispetto a quella suggerita dal titolo del post. Accostare tra loro cose provenienti da due ambiti totalmente diversi crea spesso un effetto divertente, e apre le porte a tante situazioni paradossali e ilari. Tipo mettere su un palco i Pink Floyd o pippare bamba con tuo figlio minorenne in un autogrill mentre ti masturbi su un dvd dei Teletubbies.
Tutto questo ci porta ad un secondo argomento importante, che è la possibilità di utilizzare la volgarità gratuita come mezzo per stare meglio. Pronunciare frasi spiacevoli riguardanti le cose più orribili – incesto, pornografia minorile, album dei Radiohead etc – dona la catartica sensazione di aver infranto una certa sacralità, evitando nel contempo di farlo veramente. L’atteggiamento goliardico e l’esagerazione del momento rendono a noi stessi accettabili dei lati della nostra personalità, realmente presenti al nostro interno, che rifiuteremmo categoricamente se emergessero in altri contesti (o semplicemente potrebbero essere molto più pericolosi). Finiremmo per fare cose turpi, come ascoltare Paola Turci o dare fuoco ai barboni (cosa che, a ben vedere, facciamo di continuo).
L’ultimo esempio offre lo spunto per discutere di come l’argomento ricorrente nel nostro blog della piro-clochard-mania sia in realtà una particolare tecnica narrativa attraverso la quale gli autori sublimano la proprie inettitudine e la superano. L’io si fa altro-da-sé (il barbone); l’osservazione esterna dell’io interno ci lascia sbigottiti, al punto da riconoscervi dentro nient’altro se non il peggio della miseria umana; diviene pertanto necessario, alienato il nostro barbone interiore, bruciarlo. La combustione viene vissuta come momento di ilarità, quasi a rinnegare al termine del processo di purificazione non tanto la metastasi eliminata, quanto il processo stesso. Quella che in noi di Sergio&Peppe viviamo come un mero artifizio narrativo è in realtà una dialettica che potenzialmente non conosce limiti. Come la durata di una psicanalisi.
A proposito di quest’ultima, vale la pena ricordare che noi di Sergio&Peppe siamo intimamente convinti della dannosità sociale della psicologia clinica, soprattutto dei più avanzati percorsi di terapia coadiuvata dal supporto farmaceutico. Tali strumenti sono difatti potenzialmente in grado di scongiurare la maggior parte dei tentativi di suicidio. Il suicidio è il frutto di un percorso di accurata analisi esistenziale. Può maturare a seguito di un istinto immediato, che potremmo quasi definire un salto quantico di auto-consapevolezza – pronti i medici ad etichettarlo come depressione – o a seguito di un lucido percorso di analisi interiore. Quale che sia la causa, ci sembra infondata la pretesa di una lobby di medici di fermare l’unico momento di lucidità della vita dell’uomo – la scelta della morte, ça va sans dire.
È necessario difatti in questo periodo dell’anno, avvicinandosi le ferie estive del nostro portale, tirare le somme dell’anno trascorso e meditare circa l’insuccesso delle nostre politiche attive di promozione del suicidio. Apprezziamo l’evidente segnale che il mondo circostante ci manda come recepimento dei nostri input — la dominanza del colore giallo nelle collezioni 2013/2014, il suo utilizzo smodato nel marketing etc. — ma riteniamo insufficienti i risultati raggiunti se paragonati a consuntivo con l’obiettivo stabilito ad inizio stagione: l’estinzione del genere umano tranne Nek.
Per ricollegarci all’immagine di apertura, è necessaria una presa di coscienza collettiva. Ad oggi mi accontenterò di aver raggiunto un obiettivo minore, un second best: non essere Antonello Venditti.