Attualità: La quarantena degli anziani
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La quarantena degli anziani

In Italia abbiamo 14 milioni di over 65. La metà di questi ha più di 75 anni. In percentuale al resto della popolazione, nessun paese europeo ha così tanti anziani. Cosa è stata per loro la quarantena?

In Italia abbiamo 14 milioni di over 65. La metà di questi ha più di 75 anni. In percentuale al resto della popolazione, nessun paese europeo ha così tanti anziani. Cosa è stata per loro la quarantena?

Abbiamo sempre bisogno di un impulso per pensare ai nostri anziani. Una ricorrenza, un allarme, il pensiero che si stiano annoiando. Quando ci telefonano, ci curiamo di trattarli con rispetto. Se si fa più forte il nostro senso di colpa, siamo noi a telefonare. Più attenti alle esigenze altrui che alle proprie, trovano in noi i famosi affetti stabili. Ai figli assicurano spese e sostegno per progetti che non sono sicuri di fare in tempo a vedere. Con i loro nipoti condividono l’apprensione per i disastri ambientali e per gli animali in via di estinzione. Si sentono anche loro delle specie a rischio, da alcuni mesi un po’ di più.

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Foto di Giulia Garzia.
Foto di Giulia Garzia.
Foto di Giulia Garzia.
Foto di Giulia Garzia.

Quest’anno non è un’estate particolarmente calda a dissuaderli dall’uscire di casa, ma un virus che pare colpire soprattutto loro. E che solo per loro, almeno all’inizio, sembrava essere letale. Il resto del mondo riusciva a consolarsi con poco: muoiono solo i vecchi, era la frase rassicurante. Salvo poi affrettarsi a correggere con gli opportuni eufemismi. “Decessi” al posto delle morti, “anziani” per dire vecchi. Anche se ogni vecchio sa di esserlo. Ma è come la parola con la “N” tra gli afroamericani, puoi dirlo solo se lo sei.

Così, mentre troppi anziani “decedevano” di coronavirus, il resto dei vecchi restava tappato in casa, senza nemmeno Netflix a riempire le giornate. Per alcuni di loro il coronavirus non esisteva o almeno non li riguardava. Altri invece non sarebbero usciti nemmeno sotto tortura, terrorizzati dall’idea che si potesse morire toccando una maniglia sbagliata. Mia nonna, che non può uscire da anni, lo adorava. Tutto il mondo finalmente vive la mia vita, mi ha detto: sta a casa senza poter fare niente. Ha sofferto di più l’anziano iperattivo, invidiabile esemplare di essere umano che rifiuta il tempo che passa e cui tutti guardano per spirito di emulazione. Quello abituato alla colazione al bar, il pranzo coi nipoti e il pomeriggio al circolo. Di colpo, tutto era sospeso. Il virus lo obbligava al ruolo di vecchietto standard, costretto a marcire davanti alla televisione.

Foto di Giulia Garzia.

Bisognava aspettare. Ma quanto è più difficile farlo se non sai quanto tempo hai davanti. Gli anziani che vivevano con gli affetti più giovani, non potevano star loro vicino. Chi era già solo, lo diventava ancora di più. In tv qualcuno li aveva già trasformati da vittime in responsabili. L’Italia è un paese vecchio, dicevano stavolta senza eufemismi. Se il numero dei contagi era il più alto d’Europa, non era per gli infetti nelle RSA, per le mancate zone rosse, per le fabbriche rimaste aperte, ma per l’esistenza di troppi di loro.

Foto di Giulia Garzia.

Non hanno molto da chiedere i nostri anziani. Curare la crescita di un fiore. Avere l’asso di bastoni quando regna bastoni. Garantire un bel ricordo a chi continuerà a vivere anche dopo di loro. Sanno che esiste un futuro, ma non gli concedono troppi obiettivi. Guardano quasi con disgusto alcuni loro coetanei più ambiziosi diventare consulenti speciali per la Regione Lombardia o partecipare alle elezioni statunitensi. Chi sarà il prossimo uomo più potente del mondo, il 77enne Joe Biden o di nuovo il giovane 73enne Trump? Alla maggior parte di loro non interessa. Può andar bene svegliarsi di buon mattino, osservare l’ippocastano e il leccio dal proprio balcone, scoprirsi quasi coetanei della quercia centenaria che si staglia al centro. Non è tanto, ma in mancanza di meglio è quasi tutto.

Luca Capponi
Luca Capponi
Classe 1998, scrive per non studiare e studia per potersi permettere di scrivere. Ama lo sport, il Sudamerica, i libri e i paesi che non esistono più. Ai prossimi mondiali tiferà Jugoslavia.
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