La scorsa settimna la Curia milanese ha invitato gli oltre 6.000 docenti di religione presenti sul territorio a segnalare eventuali progetti ed attività svolti a scuola che siano legati ai temi dell’omosessualità e dell’identità di genere spacciandola per «un’indagine informale». Nel mentre, dall’altra parte dell’Atlantico, è tornato sotto i riflettori un video virale in cui tredici bambini dai 5 ai 13 anni dicono la loro sui matrimoni gay, che ha superato le 23 milioni di visualizzazioni.
Il video fa parte di un format ideato dai Fine Brothers (Benny e Rafi Fine) in cui vengono registrate le reazioni di un gruppo di persone appartenenti alla stessa fascia di età (bambini, adolescenti, anziani) invitate a guardare video virali (di solito molto pop e poco socio-politici, come Elders react to twerking o Kids react to The Beatles).
Dopo la visione di due video (virali anch’essi) che raccontano le fantasiose ed americanissime proposte di matrimonio di un uomo al proprio compagno e di una donna alla propria compagna, i bambini dicono la loro sulla questione: c’è chi parte perplesso, chi si commuove per il romanticismo, chi si copre gli occhi al momento del bacio e chi fa il tifo per una risoluzione positiva della proposta. Ma in generale tutti – a parte uno che però non riesce a spiegare il motivo della propria avversione – alla fine del video sono non solo favorevoli alle unioni tra persone dello stesso sesso, ma anche stupiti del fatto che sia legale in così pochi Stati negli USA e sia perseguitato legalmente in altre parti del mondo.
C’è quindi un’evoluzione tutta in positivo, che una volta passata in mano al pubblico adulto diventa però il terreno di scontro tra le diverse opinioni sulle unioni omosessuali. Chi è contrario grida alla “manipolazione dei bambini” e alla “propaganda gay”, come se alla comunità LGBT interessasse in qualche modo fare proseliti tra i più piccoli per avere più lesbiche, gay, e bisessuali nel mondo e giungere infine allo scenario apocalittico che piace a molti detrattori dei diritti gay del “nessuno farà più figli”; chi è invece favorevole si appella all’innocenza dei bambini, tolleranti e di mentalità aperta proprio perché ancora non depositari di quelle costruzioni sociali che creano discriminazione.
In realtà, questo gruppo di bambini in particolare, è già depositario di un impostazione culturale che viene da una borghesia medio-alta e colta, da una conoscenza della cultura pop e dei media rimarcata anche solo dal fatto di essere protagonisti di un format virale che attinge a piene mani da televisione, musica e spettacolo. Vengono tutti, inoltre, dalla California, stato in cui le unioni matrimoniali tra persone dello stesso sono state consentite dal 2008, poi interrotte fino al 2013 a causa dell’esito positivo del referendum abrogativo Proposition 8, e ora nuovamente legali.
Per quanto tenero e di buone speranze, quindi, il video non ci dice che per natura i bambini sono aperti e tolleranti, ma che anche i bambini più piccoli assorbono e riproducono quello che famiglia, scuola e società comunica loro: vedi l’unico bambino contrario, che riporta palesemente quello che sente in casa senza saperlo motivare. Ovviamente, non racconta neanche che queste “povere menti” sono state manipolate dal mostro gay che a furia di libri e favolette gender sta invadendo tutte le scuole del pianeta. Quello che suggerisce è che sarebbe auspicabile fornire ai bambini e ai preadolescenti strumenti per poter ragionare da soli, cosa che impedirebbe la doppia interpretazione di cui sopra e che potrebbe portare, in futuro, ad un vero superamento dei pregiudizi e delle discriminazioni.