La volontà di pulito: saggio di una trasvalutazione di tutti i valori
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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La volontà di pulito: saggio di una trasvalutazione di tutti i valori

Anche io sono un po’ fissato con l’ordine e la pulizia di casa, soprattutto d’estate, perché ci si annoia, ma anche perché l’estate è un lungo appuntamento con la morte.

 

Il genio della truffa è un fantastico-film-inutile tipico degli anni zero, è uscito nel 2003 e sfido chiunque a ricordarsi su due piedi una cosa significativa accaduta nel 2003. I fantastici-film-inutili sono belli: si tratta di film minori diretti da registi famosi, con un ottimo cast, soldi facili, poche beghe, zero premi o riconoscimenti, impatto nella storia del cinema meno di zero.

In questo caso Ridley Scott dirige un Nicolas Cage in splendida forma, nei panni di un truffatore che soffre di agorafobia, ha la sindrome di Tourette ed è pieno zeppo di disturbi ossessivo-compulsivi, tra i quali spicca “l’ossessione del numero tre”, la stessa di Nikola Tesla (ora avrei voglia di parlare dei casini mentali di Tesla, ma non posso perché non c’entra nulla, però solo questo: era fissato che doveva usare diciotto tovaglioli per ogni pasto a tavola, diciotto tovaglioli. Sono un sacco di tovaglioli diciotto tovaglioli per ogni pasto a tavola).

Comunque, in una delle scene più belle del film, Roy, rimasto a secco di medicinali, si rinchiude in casa e dà libero sfogo alla sua maniacalità concentrandosi sulla pulizia, lucida ogni angolo e spazzola la moquette per ore.
Tutta questa lunghissima introduzione per dire che lo faccio anche io. Anche io sono un po’ fissato con l’ordine e la pulizia di casa, soprattutto d’estate, perché ci si annoia, ma anche perché l’estate è un lungo appuntamento con la morte, è la decomposizione di quanto prodotto durante il resto dell’anno, è un rituale con il quale bisogna farsi trovare a posto e con le idee chiare. È una questione di rispetto, a maggior ragione se si pensa al Sacro Settembre, mese della rigenerazione del corpo e delle attività cerebrali (quest’anno peraltro, il primo settembre cade di lunedì, l’inizio perfetto a cui si assiste solo ogni 5 o 6 anni, un evento persino più raro e importante dei mondiali).

Sin dal risveglio la pulsione ossessiva si manifesta ben riconoscibile e incontrollabile: tiro una riga sugli impegni in agenda, spengo il telefono e dopo una ricca colazione indosso un abbigliamento comodo e sportivo per affrontare la battaglia contro la polvere e il disordine. Accade quasi sempre di sabato o di domenica (c’è sempre un qualche legame con la fine e con l’inizio, quando si parla di pulizie).
Si badi bene che non stiamo parlando di ordinarie pulizie igieniche, ma di pulizie radicali e profonde che creino una cesura tra quello che era e quello che sarà.
Per prima cosa ho buttato un decennio di collezione di riviste musicali ammucchiate su mensole sempre più impolverate e precarie. Un capitalismo possessivo e inutile, dato che non ho mai sfogliato una sola di quelle riviste in tutti questi anni. Cinque viaggi dal settimo piano ai secchioni sotto casa per gettare via buste piene di carta sotto il sole cocente di luglio.
C’è Luca, il personaggio de La disobbedienza di Moravia, che nel suo rifiuto verso la vita decide di vendere tutti i suoi libri, di regalare la collezione di francobolli e di liberarsi di tutto il denaro risparmiato. Ci ho pensato subito dopo essermi sbarazzato di un bel po’ di libri inutili (vorrei dirvi qualche titolo ma la verità è che me ne vergogno, ok c’era anche Ammaniti. Soprattutto Ammaniti.), e ora la mia libreria respira meglio ed è di nuovo sistemata in ordine alfabetico come si deve. Così come i dischi e i dvd. Un bel da fare.

C’è un aspetto lisergico delle pulizie radicali di cesura con il passato. La polvere e i fumi dell’ammoniaca ci mettono davvero poco ad arrivare dritti al cervello, in poco tempo si parla da soli. Poi si immagina di parlare con i libri o con gli scrittori stessi. È uno stato di semi-coscienza, sai che Pasolini non è veramente lì, però ci parli ugualmente.
Archiviare appunti, buttare vecchi appunti archiviati. Oggetti insignificanti, opuscoli, scontrini, dépliant di ogni tipo che mi infilo nelle tasche senza motivo, tutto nel secchio. Aria pulita.
C’è l’armadio, covo di indumenti deprecabili comprati in momenti di debolezza emotiva da svuotare con cura per conservare solo tutto quello che si aggira attorno alla scala di grigi. Riordinare calzini, mutande, pigiami. Soprattutto i pigiami, l’indumento che indosso di più.

Non va poi trascurato l’aspetto telematico.
Fase uno: l’iPhone. Ripulirlo da foto, video, sms, gruppi What’s app morti, registrazioni audio notturne che blaterano promemoria per romanzi di successo o trattati filosofici sulle colpe del cristianesimo, note confuse scritte frettolosamente e a cui è impossibile dare senso a distanza di mesi.

???

Fase due: ordinare il desktop del computer. Cartelle di ogni tipo, file, documenti, immagini che appestano il bel paesaggio di Windows, tutto nel cestino senza troppi tentennamenti.

Fase tre: il mostro finale, l’hard-disk esterno. L’hard-disk esterno è la discarica in cui giace qualunque tipo di spazzatura cibernetica nell’illusione che sia lo spazio che la mia vita siano illimitati. La brama di possesso mi porta ad accumulare centinaia di film che non avrò mai il tempo di vedere, dischi che non avrò mai il tempo di ascoltare. Perché? Bisogna essere dinamici e leggeri, tutto ciò a cui diamo un valore ci rende vulnerabili. Cestino.

28 GB di musica mai ascoltata

eliminata

Giunti a questo punto gli occhi sono iniettati di sangue, la testa gira e la casa è piena di rockstar, scrittori e attori con cui poter parlare e a cui offrire un caffè. Ma non è finita. Si può passare ufficialmente alle pulizie nel senso reale del termine. Una botta di aspirapolvere e un paio di passate con il mocio. Decido di dare una possibilità a un disco a caso lasciato a marcire per mesi nell’hard-disk. Quando scopro che si tratta di una schifosissima band hair-metal alla Bon Jovi è troppo tardi, per terra è bagnato e il computer irraggiungibile. Dovrei sporcare di nuovo tutto per porre fine a questa terribile colonna sonora ma non posso, non ci riesco. I miei occhi finiscono sulle sigarette poggiate accanto al computer, lontane dalle mie mani prensili. Non posso resistere un altro secondo.
Stacco la corrente e esco di casa.

Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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