L’America divisa in due nelle mappe del New York Times
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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L’America divisa in due nelle mappe del New York Times

«Post-truth» è stata nominata parola dell’anno dall’Oxford Dictionary; e quindi è del tutto plausibile immaginare che nel guardare ai fatti delle elezioni americane gli analisti dei grandi giornali, i sondaggisti, i big data, i soloni e gli esperti di elezioni americane, insomma tutti quelli che non avrebbero scommesso un centesimo sulla vittoria di Donald Trump […]

«Post-truth» è stata nominata parola dell’anno dall’Oxford Dictionary; e quindi è del tutto plausibile immaginare che nel guardare ai fatti delle elezioni americane gli analisti dei grandi giornali, i sondaggisti, i big data, i soloni e gli esperti di elezioni americane, insomma tutti quelli che non avrebbero scommesso un centesimo sulla vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, abbiano dato  più credito alla «post-verità» invece di affidarsi alla vecchia definizione di «verità».

Certo che a posteriori diventa tutto più chiaro e nitido, ma guardando le due mappe pubblicate dal New York Times è facile comprendere la distribuzione del voto per entrambi i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti: se Hilary Clinton ha ottenuto la stragrande maggioranza dei voti sulle aree costiere del Paese e nei grandi centri urbani, geograficamente parlando l’elettorato repubblicano di Donald Trump “occupa” tutta quanta l’area interna degli Stati Uniti.

Ecco perché si parla addirittura di «una nazione divisa in due».

 

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Trump ha ottenuto la maggioranza in circa l’80% delle contee degli Stati Uniti

 

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Clinton ha ottenuto più voti nelle aree urbane, nei college e nelle aree in cui le minoranze sono preponderanti: infatti la candidata democratica ha ottenuto la maggioranza del voto popolare.

 

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Dario Chimenti
Romano, classe 1989. Giornalista pubblicista occasionale, mi piacciono la musica suonata con attitudine rock e i film, non mi piace chi parla al cinema. Dicono di me: «Non dà alcun valore ai soldi, usa la sua proprietà e quella del governo con negligenza». Sono una persona interessante, ho tante cose da dire e faccio molto ridere. Un giorno mio cugino ha detto che sono immorale.
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