Attualità: L’arte del vendere fuffa: novanta anni dalla nascita di Harold Von Braunhut
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L’arte del vendere fuffa: novanta anni dalla nascita di Harold Von Braunhut

Uno dei ricordi più vividi della mia infanzia risale a quando le mie “scimmie di mare” non sopravvissero al viaggio con destinazione Pineto, una graziosa località per famiglie sulla costa abruzzese che deve il suo nome, poco fantasiosamente, alla presenza di una pineta che divide il centro abitato dalla costa. Più fantasia nella scelta dei nomi doveva […]

31 Mar
2016
Attualità

Uno dei ricordi più vividi della mia infanzia risale a quando le mie “scimmie di mare” non sopravvissero al viaggio con destinazione Pineto, una graziosa località per famiglie sulla costa abruzzese che deve il suo nome, poco fantasiosamente, alla presenza di una pineta che divide il centro abitato dalla costa.

Più fantasia nella scelta dei nomi doveva averla colui che aveva deciso di affibbiare il nome di “Sea Monkeys” a quelli che sostanzialmente erano molluschi di piccolissime dimensioni.

 

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Fatto sta che i sopracitati animaletti smisero di muoversi, storditi una volta per tutte dalla temperatura percepibile all’interno di una Uno Hobby di metà anni novanta in un weekend di fine giugno. La tragica dipartita fu assorbita dal sottoscritto solo a seguito di un pianto a posteriori piuttosto ingiustificabile razionalmente.

Ad ogni modo il colpevole di quel singolare shock emotivo non era una multinazionale senza volto ma aveva un nome ed un cognome: Harold Von Braunhut. Qualora anche voi aveste avuto esperienze simili nella vostra infanzia, sappiate che è ad ogni modo tardi per chiedere i danni. Von Branhut ci ha lasciati all’età di settantasette anni nel 2003. Il 31 marzo del 2016 avrebbe compiuto novanta anni.

Quando in una giornata di novembre di tredici anni fa è scomparso nel Maryland lo ha fatto in circostanze misteriose, tutt’oggi ancora non chiare. Tanti continuano a pensare che sia solo l’ultimo dei suoi soliti imbrogli. Probabilmente, è l’uscita di scena adatta a un personaggio che era stato indecifrabile per tutta la sua esistenza.

Nel curriculum vitae di Harold Nathan Braunhut trova posto una eterogeneità quasi schizofrenica. La sua prima incarnazione pare fosse quella di pilota di motociclette con lo pseudonimo fumettistico di Green Hornet, curiosamente uno dei personaggi meno fortunati dell’universo Marvel, persino adesso in piena era di cinecomic.

Aggiunto il “Von” per dare al suo nome un suono “più germanico”, a metà degli anni cinquanta questo personaggio basso e dall’accento quasi caricaturale si trasferisce a New York. Nella Grande Mela di quegli anni si poteva comprare, e quindi di riflesso vendere, qualsiasi cosa.

Capito questo, il ragazzo nato a Memphis non si fa scrupoli a presentarsi come manager di un tizio che asseriva di potersi lanciare da quindici metri in un bicchiere d’acqua. Sulle effettive capacità del protetto è lecito nutrire forti dubbi, ma non è che il primo passo in una costante escalation di bizzarrie.

A metà degli anni sessanta, Von Braunhut ha già lasciato il suo “tuffatore” solo a vendere le sue velleità. Harold inizia a presentarsi come inventore, una qualifica già allora abbastanza nebulosa ma che non aveva perso il suo fascino in quel periodo ottimista. In realtà il nostro non inventava nulla: più modestamente si limitava a assemblare cose che già c’erano.

In un periodo in cui l’idea di pubblicità ingannevole non era neanche nelle menti più visionarie, bastarono due lenti particolari per certificare la creazione di quelli che saranno in seguito la chimera di un paio di generazioni: gli occhiali a raggi x.

 

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Come prevedibile né gli occhiali né tantomeno le scimmie di mare riscossero il successo sperato ma l’abilità di Braunhut in quello che con uno sforzo creativo potremmo identificare come marketing, unito alla ingenuità di adulti e bambini, diedero il pronto riscatto.

«Non lo vedrete mai!» era lo slogan che accompagnava l’invenzione che prometteva guadagni per la prima volta a Braunhut. Per una volta il claim non prometteva nulla di falso: il “Pesce Rosso Invisibile” diventò una di quelle mode inspiegabili, di cui anni dopo si conserva una memoria sbiadita senza volerlo. Il kit consisteva in una vaschetta con sassolini, alghe e mangime, tutto veniva direttamente spedito a casa del cliente, tutto tranne il pesce che si supponeva per l’appunto invisibile.

Reduce da considerevoli fiaschi commerciali, Braunhut non poteva permettersi pubblicità in televisione. Ben conscio di quale fosse il suo target, decise con lungimiranza di inserire le inserzioni pubblicitarie all’interno degli albi della DC Comics, la casa di Batman e Superman. Quella che oggi parrebbe una mossa scontata, a quei tempi era una novità assoluta: ci si riferiva direttamente all’utente finale del prodotto e la campagna pubblicitaria era pensata da un amico pubblicitario di Braunhut per essere inserita tra le storie a fumetti in maniera congrua.

Sull’onda del successo venne riproposto anche quello che era stato in prima battuta venduto come “Instant Life”. Negli anni ottanta le uova di mollusco destinate a schiudersi da sole dopo pochi giorni assunsero la denominazione “Sea Monkeys”, venne curato un piccolo universo narrativo intorno alle scimmie di mare che venivano vendute ai genitori come gli animali domestici che necessitavano della più bassa manutenzione e a onor del vero, nonostante non garantissero esattamente l’affetto di un barboncino, non erano granché invadenti. Solo oggettivamente brutti e poco adatti a essere mostrati ai parenti in visita.

Inspiegabilmente negli anni novanta le creature di Braunhut tornarono alla ribalta, come tante cose degli anni ottanta che ci piace credere confinate in quel decennio edonista. Nel 1998 la CBS produsse una miniserie con protagoniste le scimmie di mare, una cosa capace di far sembrare i Puffi un’opera di Terence Malik. Come se non bastasse, in quello stesso periodo anche l’astronauta John Green ebbe la meravigliosa idea di portarsi i suoi quattrocento milioni di pseudo-spermatozoi con sé nello spazio. Il fatto che loro siano andati nello spazio e chiunque stia leggendo questo articolo no è da considerarsi una delle prove dell’ingiustizia del mondo in cui viviamo.

 

 

Quando accadeva tutto questo Von Braunhut aveva già accumulato più di centocinquanta brevetti e aveva investito più di trecento milioni solo in pubblicità sugli albi a fumetti. Aveva lasciato New York con la moglie italo-americana per il più tranquillo Maryland. Negli anni aveva messo in commercio figurine cui cresceva il pelo e armi giocattolo “per chi non poteva avere una pistola”.

 

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Negli ultimi anni fu più volte accusato di razzismo e non fece moltissimo per allontanare questa fama. Si dice facesse parte del Ku Klux Klan e dell’Aryan Nation, nonostante fosse di chiare origini ebree.

In tutto il mondo le sue invenzioni farlocche hanno fatto piangere milioni di bambini. È una sorta di Babbo Natale al contrario, un Grinch meno affascinante.

Chi scrive l’articolo si riprese: dopo due giorni al mare dimenticò la sua colonia di vermicelli con la stessa velocità con cui anni dopo sarà capace di dimenticarsi della fine delle sue storie. I suoi in seguito gli comprarono un cane che è sopravvissuto a molti viaggi verso Pineto. La Uno è stata sostituita dopo anni di onorato servizio. Non ho più visto nessun bambino avere scimmie di mare o occhiali a raggi x (e anche i Google Glass hanno fatto la fine che meritavano). A novant’anni dalla nascita di Harold Von Braunhut il mondo è in definitiva sicuramente un posto migliore.

Manuel Santangelo
Manuel Santangelo
Nasce il sedici settembre del 1994 a Castel di Sangro. Ha studiato a Bologna e scrive in giro di sport, musica, cinema e altre cose che pensa siano cool. Crede che “Forrest Gump” sia un film sulla sua vita.
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