Attualità: Le bellissime teorie dietro l’arrivo dei pappagalli a Roma
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Le bellissime teorie dietro l’arrivo dei pappagalli a Roma

Come sono arrivati nella Capitale? Mi sono messo a cercare in giro, e ho scoperto diverse teorie a riguardo: ecco le più belle, in ordine sparso.

Qualche giorno fa, mentre ero seduto al tavolo di un bar di Roma, ho sentito strani versi di uccelli sopra di me. Non erano grida da cornacchia, né urla a squarciagola da gabbiano stile meme, né tubate da piccione. Non si trattava di nessuno dei versi-di-uccello-comune del quale ho memoria, almeno in Italia. Incuriosito, ho alzato lo sguardo per vedere che di che razza di essere pennuto si trattasse, e solo allora mi sono ricordato della presenza dei pappagalli a Roma.

Lo sapevo già, li avevo visti più volte in passato. Non sono rari, anzi: secondo alcune fonti, in Italia ci sarebbero circa 15.000 esemplari di pappagalli in tutto. Alcuni di questi si trovano a Roma, città nella quale sembrano essersi ambientati alla perfezione. Sono di due specie, principalmente: parrocchetto monaco, originario del Sudamerica, e parrocchetto dal collare, proveniente invece dall’Asia Minore.

Sembra che i pappagalli abbiano cominciato a diffondersi a Roma alla fine degli anni ‘90, anche se c’è qualcuno che parla addirittura di anni 70’ e ‘80; in molti concordano anche sul fatto che gli uccelli in questione inizialmente si trovassero nel parco della Caffarella. Poi si sono diffusi un po’ ovunque, in città. E queste, diciamo, sono le cose sicure.

C’è meno certezza, invece, circa il modo in cui questi pappagalli originari di altre parti del Mondo siano arrivati nella Capitale. Mi sono messo a cercare in giro, e ho scoperto diverse teorie a riguardo: ecco le più belle, in ordine sparso.

#1 Colpa della gente in fissa con Hollywood 

Secondo questa teoria, i pappagalli che ora si trovano in giro per i cieli di Roma altro non sarebbero che i discendenti degli esemplari liberati dalle famiglie italiane negli anni 90’. Fino ad ora niente di strano. La parte interessante di questa storia riguarda invece i motivi che spinsero le famiglie romane all’acquisto di questo animale esotico. La moda sarebbe partita da alcuni attori di Hollywood, proprietari di pappagalli: per imitare il loro stile di vita, anche alcune famiglie romane avrebbero scelto di mettersi in casa uno di questi colorati pennuti parlanti. Le mode poi però passano, e così le gabbie si aprono e gli uccelli fanno quello che fanno gli uccelli, cioè volano.

Bonus Hollywood: il film sul pappagallo Paulie

#2 Versione Braveheart

Questa è una delle mie preferite: sostanzialmente ricalca la precedente, ma aggiunge una nota di colore in più. Anche qui si parla di pappagalli usciti fuori dalle gabbie, ma oltre a quelli liberati volontariamente dai proprietari ce ne sarebbero altri, coraggiosi e dai tratti eroici, che sarebbero addirittura fuggiti dalle gabbiette. Catene spezzate, addio giogo, in fuga per la vittoria. Agognando la libertà, in uno sforzo esemplare, i pappagallini avrebbero ottenuto ciò che desideravano di più al mondo: volare liberi. Entrando anche in qualche casa, a tempo perso.

#3 Versione Suburra

Dalla gabbia ar gabbio, ossia la prigione: questa teoria sposta il focus dai carcerati ai carcerieri, vogliosi di evitare il carcere. Se siete confusi è normale, le teorie sui pappagalli di Roma fanno questo effetto. La fonte è abbastanza autorevole: a proporre questa versione dei fatti è Francesca Manzia, responsabile Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU. Secondo la stessa, cito testualmente, «probabilmente si è trattato di liberazioni dovute a situazioni di commercio illegale per non essere colti in flagranza. È improbabile infatti che la colonizzazione sia iniziata per il rilascio di qualche esemplare di privati». In sostanza, qualcuno che vendeva pappagalli di contrabbando per evitare di finire in carcere ne ha liberati parecchi. 

La teoria è molto bella e affascinante, ha quei tratti criminali molto marcati tipo Suburra, Netflix potrebbe anche decidere di dedicare una serie ad hoc ai pappagalli di Roma, con lotte tra bande di cornacchie e gabbiani. Alla fine poi tutti e tre i clan si unirebbero per sconfiggere il corvo gigantesco che attacca i passanti a Bitritto.

#4 I 1000 pappagalli di Fiumicino

Altra versione fantastica, resa ancora più interessante dal tono convincente con la quale viene annunciata. Una storia incredibile e molto dettagliata, che parla di aeroporti e di decisioni importanti prese forse sotto pressione. Anche qui lascio direttamente spazio al virgolettato, fin troppo schietto e convincente per essere parafrasato: «Sono arrivati in città da un sequestro consistente, di circa 1.000 esemplari, fatto all’aeroporto di Fiumicino nel 1999. Non si sapeva come sistemarli, e pare che qualcuno li fece scappare». Parola del Presidente della Fondazione Bioparco di Roma, Federico Coccia.

Io ora sto immaginando questa persona che ha davanti a sé una maxi gabbia piena di pappagalli. Mi metto nei suoi panni e penso a tutti i dubbi che deve aver affrontato: che faccio? Me ne lavo le mani e li lascio morire di stenti? Li tengo qui e li nutro per anni diventando un mastro pappagallaio? Oppure gli dono la libertà, un’opportunità di farcela, una possibilità di sopravvivenza? Beh, anche io avrei scelto la terza opzione, per quello che vale.

La versione Fiumicino mi ha ricordato molto questa scena

In giro per il web, comunque, la teoria più gettonata resta quella dell’abbandono di esemplari da parte di persone che li tenevano in cattività. Ciò non esclude che siano vere tutte le versioni, e che le stesse abbiano concorso alla diffusione dei pappagalli a Roma. A prescindere da come siano arrivati, oggi la loro presenza nella Capitale è certificata e contribuisce ad alimentare la narrazione della giungla romana, della quale fanno parte ad esempio anche i granchi.

 

In copertina: i pappagalli della Caffarella in un ritratto del 1875.
Fonte: Die fremdländischen Stubenvögel Hanover: Carl Rümpler, 1875

Leonardo Mazzeo
Classe 1993, di solito scrivo di calcio, qualche volta però esco e vado altrove, non importa dove. Colore preferito: arancione. Segni particolari: nessuno.
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