Ma che ore sono? Lilli Gruber dice addio a La7
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Ma che ore sono? Lilli Gruber dice addio a La7

Da circa dieci anni consecutivi nella lista dei miei buoni propositi c’è quello di comprare un orologio da polso (secondo per permanenza solo a quello di fare le analisi del sangue). Un po’ per pigrizia, un po’ perché i buoni propositi sono fatti per non essere rispettati, non l’ho ancora comprato (le analisi del sangue […]

Da circa dieci anni consecutivi nella lista dei miei buoni propositi c’è quello di comprare un orologio da polso (secondo per permanenza solo a quello di fare le analisi del sangue). Un po’ per pigrizia, un po’ perché i buoni propositi sono fatti per non essere rispettati, non l’ho ancora comprato (le analisi del sangue le ho fatte, giuro, ho il colesterolo molto basso).

Per fortuna che per tutto questo tempo senza un orologio, a un certo punto della giornata, accendendo la tv, la voce di Lilli Gruber mi ha fatto capire che erano le Otto e Mezzo, se non fosse stato per lei mi sarei dimenticato di cenare più e più volte (e allora altro che colesterolo basso).

Ma le redazioni televisive, non sono poi tanto diverse dallo spogliatoio di una squadra di calcio o da una rock band. Solo perché vediamo questi giornalisti a mezzobusto benvestiti e un po’ secchioni, non significa che non ci sia una continua tensione fatta di invidie, di individualismi e di contrasti. E allora lo spogliatoio si spacca e la band si scioglie. Uno degli ultimi – e imbarazzanti – esempi, è stato quello di Paola Ferrari, furiosa per esser stata tagliata fuori dalla conduzione de La domenica sportiva e che si è resa protagonista di una polemica su Twitter con la nuova conduttrice, accusandola addirittura di avere i denti finti.

Sia come sia, la scorsa settimana non ho praticamente mai cenato, perché all’improvviso la Lilli nazionale è scomparsa dal palinsesto televisivo senza alcun preavviso, sostituita da un Mentana in evidente difficoltà nello studio sgarrupato di Faccia a faccia con la scenografia anni ottanta.

La7 è un canale in cui si naviga a vista

Ufficialmente assente a causa di un’influenza, voci di corridoio parlano di una Gruber furiosa per lo strapotere ottenuto in breve tempo da Giovanni Floris, l’ultimo arrivato in casa La7, il quale, non solo ha deciso di trasformarsi in una specie di giornalista-agenda intitolando le sue trasmissioni rispettivamente: Diciannove e quaranta il programma che va in onda tutti i giorni alle diciannove e quaranta, e Dimartedì il programma che va in onda di martedì, emulando con poca fantasia il format di Otto e Mezzo, ma ha osato addirittura rubare gli ospiti di punta invitati dalla Gruber che aveva già spolverato le poltroncine, sistemato le agendine e riempito la brocca d’acqua per loro. Inaccettabile, se si considera la maretta già presente in azienda a causa del calo vertiginoso degli ascolti e delle sonore sconfitte rimediate durante le sfide di punta del lunedì e del martedì (naturalmente con i talk show politici).

Ironia della sorte, i rumors della prima ora parlano di una clamorosa staffetta: sarà proprio Giovanni Floris a prendere la guida di Otto e Mezzo. Oltre al danno la beffa per Lilli che a quanto pare si consolerà presto con una nuova conduzione su Rai Tre. Tutte voci, per il momento. Si attendono comunicati ufficiali da Urbano Cairo, che di sicuro ha per le mani una bella gatta da pelare.

Se tutto questo sarà confermato, si tratterà dell’ennesimo cambio di conduzione per il programma più longevo della settima rete. I più nostalgici ricorderanno le mirabolanti conduzioni di Giuliano Ferrara di inizio millennio, accompagnato ogni anno da un co-conduttore diverso, messo lì, sembrava, più come vittima che come controparte politica. In poco più di un lustro Ferrara fagocitò Gad Lerner, Luca Sofri, Barbara Palombelli e Ritanna Armeni. Trascorso un biennio di incertezze, iniziò infine nel 2008 il piccolo regno della Gruber, che ne sollevò esponenzialmente gli ascolti passando dall’1% di share del primo anno, ai più recenti picchi del 10%

Nonostante l’esposizione quotidiana a possibili liti e scene da Blob, il programma della Gruber si è sempre distinto per una generale pacatezza dei toni, tant’è vero che su YouTube non sono riuscito a trovare grandi scene memorabili tipo scazzottate o insulti tipici di queste trasmissioni. Peccato.

Attendiamo con trepidante ansia gli esiti di questa querele televisiva del lunedì, le domande sono tante: che fine farà Il punto di Paolo Pagliaro? Floris occuperà l’intero palinsesto e vedremo la sua faccia più di quella delle nostre mamme? Nel frattempo meglio comprare un orologio, di sicuro la cena senza quel caschetto arancione a tenermi compagnia non sarà più la stessa.

Edoardo Vitale
Scrive di musica, cinema e attualità su vari magazine.
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