Il Movimento 5 Stelle e il business dell’informazione deviata: La Fucina, TzeTze, La Cosa
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Il Movimento 5 Stelle e il business dell’informazione deviata: La Fucina, TzeTze, La Cosa

Se è vero che il Movimento 5 stelle tramite i suoi siti diffonde notizie false ma forse non è il primo in Europa, allo stesso tempo il pezzo di BuzzFeed non è una fake news, semplicemente non è una notizia.

Movimento Cinque Stelle Primo In Europa A Diffondere Notizie False E Propaganda Russa. Così titolava un’inchiesta di BuzzFeed pochi giorni prima del referendum costituzionale. L’inchiesta di BuzzFeed è una fake-news, replicava il blog di Beppe Grillo a causa di una frase non verificata e prontamente rimossa dall’inchiesta.

Come spesso accade la verità sta nel mezzo. Se è vero che il Movimento 5 stelle tramite i suoi siti diffonde notizie false ma forse non è il primo in Europa, allo stesso tempo il pezzo di BuzzFeed non è una fake news, semplicemente non è una notizia: chi frequenta, analizza o semplicemente osserva il M5s sa bene come funziona il network di testate grilline e sperava che l’indagine di BuzzFeed contenesse qualche scoop sensazionale.


Immaginiamo il blog di Beppe Grillo come la testata principale di un gruppo editoriale, che utilizza le testate minori per arricchirsi e completarsi e ne rilancia i contenuti per farle crescere. Nulla di diverso dal comportamento di tutti i gruppi editoriali del mondo.


«
BuzzFeed News ha scoperto che il blog di Grillo, i siti web del partito, e i cosiddetti siti di notizie indipendenti condividono lo stesso indirizzo IP, così come ID Google Analytics e AdSense». Tralasciando il blog di Grillo e i siti del partito, vediamo quali sono i siti accusati di diffondere notizie false e quale linea editoriale hanno adottato.

 

TzeTze

È il più conosciuto, si presenta come “Le notizie scelte dalla rete”.

«TzeTze pubblica in tempo reale le notizie scelte dagli utenti. È un palinsesto dinamico originato dagli utenti, aggiornato ogni mezz’ora, che seleziona da siti rigorosamente solo on line, che non hanno quindi una derivazione cartacea o televisiva, le informazioni in base alla loro popolarità e attualità». Quindi le notizie sono soggette ad un controllo minimo, che non risale alle fonti della notizia per verificarla, ma solo al sito di provenienza. «L’obiettivo di TzeTze è di promuovere l’informazione indipendente in Rete svincolandosi dai mainstream media e di pubblicare le notizie in funzione dell’importanza attribuita loro dagli utenti». Come da definizione, ci trasferiamo quindi in un mondo in cui il complottismo è parte fondante della notizia stessa. Chi sceglie di fornire solamente notizie segnalate dagli utenti per la loro viralità è già un sito diffusore di bufale di per sé.


Le accuse di BuzzFeed non sono una novità, è la linea politica ed editoriale del partito. Da sempre. Per il Movimento è necessario svincolarsi dai media mainstream per essere veramente informati. C’è da aggiungere che la veste grafica con cui vengono postate le notizie di TzeTze sui social network è un piccolo capolavoro di ingegneria sociologica e social media editing. Ogni post di TzeTze ha quattro caratteristiche:

  1. È sensazionale
  2. È allarmista
  3. Ti riguarda
  4. La notizia non è mai completa

 

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Chiunque abbia un po’ di esperienza su internet capisce bene come una veste del genere serva solo ad acchiappare click facili, ma nell’ottica di un immigrato digitale questo è un genere di notizia su cui cliccare assolutamente. Per una pagina Facebook da più di un milione di like questo conta molto di più della veridicità della notizia stessa. Come dimostra anche l’incessante invito a disabilitare i blocchi alle pubblicità.

 

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La Cosa

È il web-channel affiliato al blog di Beppe Grillo. Nato per seguire lo Tsunami tour del 2013, oggi è diventato a pieno titolo il canale video di riferimento dei 5 stelle. «Spegni la tv, accendi La Cosa», recita lo slogan. Tra le molte rubriche che offre, i format 5 giorni a 5 stelle – I capogruppo M5S Camera e Senato relazionano i cittadini sulle attività parlamentari e GoViral – Scherzi impensabili, gaffe da ridere, suspance, incidenti, gag di ogni tipo per fare una pausa con una pillola di risate sono i più visitati, offrendo oltre 2 milioni di visualizzazioni al mese ciascuno. Anche se io per fare una pausa caffè con una pillola di risate consiglierei altro.

 

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I canali social de La Cosa si occupano fondamentalmente di rilanciare le notizie degli altri siti appartenenti al network. Ma quando postano un contenuto proveniente dal loro sito, l’architettura del post è facilmente associabile a quella dei post presi da TzeTze e La Fucina. Non che ci sia nulla di male se i social media manager di aziende facenti parte dello stesso gruppo lavorano in tandem. Anzi, è utile per dare riconoscibilità ad un marchio — in questo caso M5s — e per fidelizzare il proprio pubblico, che in questo caso coincide con il proprio elettorato.

Ed è una politica fondamentale nell’internet di oggi, proprio per quel concetto di confirmation bias tanto in voga in questi giorni di dibattito sulla post-verità: nella nostra esperienza virtuale cerchiamo esclusivamente qualcosa di cui siamo già convinti.

 

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La Fucina – Health news

Si definisce «un punto di aggregazione di notizie e di esperti per proteggere la salute dell’individuo». È probabilmente il più criticato tra i siti che orbitano attorno al movimento, poiché il clickbaiting e l’allarmismo degli altri siti sono rivolti alla salute. La Fucina è il sito che ha portato avanti le argomentazioni anti-vaccino.

 

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Sui social network il crossposting tra La Fucina e il blog di Grillo è fermo dal 2015. La Fucina sembra occuparsi da tempo solo ed esclusivamente dei propri contenuti, ma TzeTze e La Cosa ancora pubblicano compulsivamente gli articoli La Fucina. Post su Facebook dai titoli fantasiosi come: Mette una fettina di cipolla nei calzini, quello che accade vi lascerà senza parole e L’incredibile potere dell’aglio nell’orecchio ci invitano ad entrare in un mondo di scienza alternativa, raramente schierata con quella ufficiale. Quando la pagina-parodia Tze Tze Research Labs, Inc. ha taggato tutti i parlamentari pentastellati laureati in materie scientifiche accusandoli di essere dei Vanna Marchi con la laurea”, la risposta della senatrice Elena Fattori è stata — sintetizzando — che lei è responsabile solo di ciò che dice lei e degli atti in parlamento, e non di quello che viene pubblicato da terzi.

 

***

Perché allora, anche dopo che BuzzFeed ha rivelato l’unicità di IP e account pubblicitari, da parte del MoVimento non è arrivata alcuna risposta se non dire che l’intera inchiesta è una fake news a causa di una sola frase errata? Perchè non rispondere sull’indipendenza dichiarata delle testate, quando è ovvio il contrario per la loro stessa struttura e per i comportamenti social? Probabilmente nel mondo virtuale del popolo della rete architettato dalla Casaleggio Associati la veridicità delle notizie non è importante. È più importante confermare il pregiudizio — spesso complottista — e continuare ad ascoltare quella narrativa sociale che, pur basandosi sulle frustrazioni, ci fa sentire parte di una comunità. È importante che gli utenti si sentano raccontare la storia che gli piace, li intriga, che li fa insospettire e indignare così come è importante essere fieri dei nostri guerrieri, seduti in Parlamento.
È la post-verità, bellezza. Alla Casaleggio Associati l’avevano prevista già qualche anno fa. E perchè non rendicontare anche i click totali del network, perché non dare ai propri cittadini-elettori-utenti la stessa trasparenza che i loro parlamentari portano ad esempio ogni volta che ne hanno occasione?
Non sono mai state fatte dichiarazioni in questo senso. La trasparenza è da sempre il problema maggiore dei poteri forti.

    

Carlo Brunelli
Laureato in Scienze Politiche, da sempre interessato ai social network ne scrive sul suo blog Tranelli. Social Media Manager presso MYmovies.it.
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