
Bussano furiosamente alla porta e io mi sveglio. Anzi no, mi sveglia Scheggia, il mio cane, che abbaia come un matto perché qualcuno bussa furiosamente alla porta. Altrimenti io non avrei mai sentito, stavo dormendo. Perché cazzo bussano alla porta anziché suonare il campanello? È la mia vicina di casa che dice «non c’è corrente da ore, da te c’è corrente?» dico «non lo so, stavo dormendo, controllo» non faccio in tempo a finire la frase che è già scesa al piano di sotto a fare la stessa cosa con quelli del sesto piano. Bussa, dice che non c’è corrente da ore e poi se ne va giù. Sembrava molto preoccupata. Comunque no, anche da me non c’è corrente. Mi ricordo che è la vigilia di natale, tuttavia ho molto sonno e torno a dormire un altro po’ e forse al mio secondo risveglio il problema sarà risolto.
Al mio secondo risveglio il problema non è risolto. Non c’è elettricità e mi tocca fare una panoramica della situazione.
Ho i fornelli elettrici dunque niente caffè. È un problema grave perché se non bevo una tazza di caffè forte la mattina appena sveglio poi mi fa male la testa per tutto il giorno.
Scopro che non avere elettricità significa anche addio acqua calda, niente doccia e niente riscaldamento mentre io credevo fosse una questione indipendente l’acqua calda, una cosa legata al gas ma invece non è così.
Internet è fuori uso, la batteria del mio computer è claudicante e non dura per più di dieci minuti e poi senza internet il computer mi serve a poco e niente.
Il telefono fisso di casa è un cordless e non so per quale ragione legata all’assenza di elettricità, non ha linea.
Ho un iPhone. La batteria del mio iPhone di solito regge solo poche ore. È la mia unica risorsa e devo gestirla al meglio, è diventata una specie di missione di sopravvivenza quindi niente cazzate: non posso giocare con il telefono mentre faccio la cacca come ogni sacrosanta mattina per capire che tipo di giornata sarà. Ho scaricato la app per giocare a Risiko dal telefono e se vinco la prima partita sarà una giornata ottima, se perdo con dignità sarà una giornata normale, se perdo malamente sarà una giornata di merda. Ultimamente alterno la partitina a Risiko con un gioco di calcio in cui bisogna tirare dei calci di punizione e fare gol e prendere dei punti entro un certo limite di tempo e se faccio più di 4000 punti sarà una giornata buona, se faccio meno di 4000 punti non sarà una giornata buona. Comunque non ho bisogno di capire che tipo di giornata sarà perché è già del tutto evidente che si tratta di una giornata di merda dato che non c’è elettricità e non posso giocare con il cellulare mentre faccio la cacca perché altrimenti mi si scarica la batteria e finirei fuori dal mondo chissà per quanto.
Batteria al 97%, poco male. Mando un messaggio a mio padre: «niente corrente telefono unica risorsa lo tengo spento sto bene ci vediamo stasera ciao».
Mi vesto e mangio una mela.
Cerco le chiavi della cantina dove ci sono i contatori della luce. Ogni volta che vado in cantina dove ci sono i contatori della luce mi sento un eroe anche se in realtà è solo un gesto inutile perché a parte muovere una levetta non saprei che altro fare.
Per le scale c’è tutto il condominio. Sono tutti in pigiama e con le pantofole e io mi sento offeso da questa cosa. Solo io ho avuto la premura di vestirmi mentre nessuno mi risparmia la vista di pantofole rosa smangiucchiate e lise e un po’ annerite sulla punta o vestaglie con ricami improbabili o ciabatte Asics da cui spuntano dita maschili.
C’è uno vestito da calciatore. Era andato a fare jogging ed è tutto sudato e ora non può farsi la doccia e dice «io so’ disperato» ma nessuno lo ascolta più di tanto. Nessuno sa niente, i contatori sono tutti spenti.
C’è anche D, la studentessa del terzo piano, anche lei in deshabillé e penso che sarebbe bello se potessimo tutti approfittare di questa calamità per tornare a concetti più elementari e semplici e rompere tutte le barriere formali tipo i silenzi in ascensore giacché l’ascensore non funziona senza elettricità e starcene in pigiama e fare l’amore tutto il giorno fino a natale e a santo Stefano e all’anno prossimo e sopravvivere di solo amore senza elettricità o acqua calda che sia fino a puzzare da fare schifo ma comunque fare l’amore perché tanto senza internet non abbiamo niente da fare e la vita è inutile.
Un forestiero di un altro palazzo nei paraggi ci fa sapere che anche da loro non c’è luce e penso: sai che ridere se avesse detto «non c’è neanche l’ombra della luce». Penso: la luce non può fare ombra, è divertente e se dovessi scrivere un racconto su questa vicenda scriverò questa frase della luce e dell’ombra e perciò siccome lo sto scrivendo per davvero un racconto su questa vicenda ho mantenuto la promessa. Ad ogni modo la questione è più seria del previsto perché è la vigilia di natale e se la questione che è più seria del previsto non si risolve chissà per quanto saremo tutti isolati dal mondo. Mi sento uno stupido piccolo borghese occidentale pieno di privilegi che do per scontati. Penso che la mia generazione non sia assolutamente preparata ad alcun tipo di guerra o di malessere e mi sento in colpa. Non perché voglia una guerra, ma perché siamo tutti dei poveri coglioni. Il forestiero di un altro palazzo nei paraggi aggiunge pure che ha sentito dire che c’è un problema a dei tubi di rame nella centralina e allora un tizio dice: «avranno rubato il rame ‘sti rumeni, ‘sti zingari» segni di assenso generale, il brusio si fa più intenso e io me ne ritorno dentro casa.

Ironia della sorte mi ricordo mi ricordo mi ricordo mi ricordo che da qualche parte ho un vecchio regalo di natale che avevo fatto a mia madre: non sapevo che cosa regalarle e allora ho comprato un telefono di quelli vintage e poi alla fine le ha fatto talmente schifo che me lo sono tenuto io. Non un vero telefono vintage ma un telefono moderno con un design vintage. Sia come sia funziona con il cavo e almeno potrò telefonare.
Accendo il mio iPhone per trovare il numero dell’assistenza dell’Acea su internet. Ho pensato che avrei potuto usare le pagine gialle, ma sarebbe stato un gesto esagerato, nostalgico e fuori luogo.
Batteria all’82%.
Mi arriva la risposta di mio padre: «ok a stasera controlla il frigo» porca puttana il frigo. Si è scongelato tutto e per terra è pieno d’acqua. Asciugo e poi ho un’intuizione geniale: prendo delle buste termiche della Coop e ci metto dentro tutta la roba che ho in frigo così non andrà a male. Aver avuto questa intuizione geniale mi esalta. Sono un po’ scemo e non posso nascondere che nella mia testa mi sento dentro a uno di quei film ambientati in qualche momento post-apocalittico di questa sciagurata storia che è la storia dell’umanità e tutto il resto.
Telefono al numero verde e parlo con un operatore ma poco dopo scopriamo che ho sbagliato numero perché ho chiamato al numero verde che si occupa dei guasti all’illuminazione cimiteriale e io giuro su dio che non avrei mai pensato che ci fosse un numero verde apposito per l’illuminazione cimiteriale e lo trovo fantastico tanto quanto assurdo e tanto quanto geniale. Molto più geniale della mia intuizione delle buste termiche e perciò il mio entusiasmo ne esce inevitabilmente ridimensionato sta di fatto che l’operatore dell’illuminazione cimiteriale mi dà un altro numero verde e io telefono e parlo con un altro operatore che mi chiede un codice che è sulle bollette e allora gli dico «ok vado a prendere le bollette» e quando torno ha attaccato. Telefono di nuovo, premo il tasto uno, ascolto la musichetta, ascolto la voce registrata che mi ricorda che la telefonata sarà registrata in base a qualche legge numero qualcosa del 2012, ascolto la voce registrata che mi informa che sto per parlare con l’operatore numero uno sette e qualche cosa che poi sarebbe lo stesso operatore di prima e allora parlo con lo stesso operatore di prima ma a un certo punto cade di nuovo la linea. La storia va avanti per un altro po’ finché poi l’operatore si spazientisce e inizia ad attaccarmi il telefono in faccia e io mi sento in colpa sebbene non ci sia motivo di sentirmi in colpa. Cioè lui sta lavorando alla vigilia di natale ma io sono senza elettricità e vorrei capire che cazzo sta succedendo. Insomma non ho motivo di sentirmi in colpa e allora diciamo che siamo pari, siamo pari ognuno con i suoi problemi.
Cerco nuovi numeri di telefono ma nessuno sa dirmi niente e così io inizio a perdere lucidità e a spiegarmi male e chiamo a caso tutti i numeri che trovo sui milioni di siti che riguardano l’Acea e quando qualcuno mi risponde dico «non ho corrente a casa» e quelli mi rispondono «ma dove? cosa? in quale Comune? chi sei?» e in effetti mi stavo spiegando proprio male. Tutti quelli con cui parlo mi dicono di chiamare allo stesso numero a cui ho già chiamato, quello dove c’è l’operatore numero uno sette e qualcosa che ormai mi odia. Però telefono lo stesso. In realtà non ho un cazzo da fare, non mi va di leggere un libro che è l’unica cosa che posso fare fintanto che c’è un po’ di luce ma è una cosa così banale. Non mi risponde più l’operatore uno sette etc ma una nuova voce registrata che mi chiede di digitare il codice di avviamento postale, lo digito, mi dice che nella mia zona c’è stato un danno e che provvederanno a ripararlo al più presto e poi si interrompe la comunicazione. Questo è tutto quello che so.
Batteria al 68%, ho la tentazione di scrivere uno status simpatico su Facebook e prendere un sacco di mi piace così da aumentare la mia autostima e sentirmi meno solo. Ma non lo faccio. Ho la tentazione di controllare l’email per vedere se ci sono novità ma è la vigilia di natale e non ci saranno sicuramente novità se non newsletter di auguri da parte di uffici stampa e dintorni. Ho la tentazione di fare una partitina con la app di Risiko. Ho la tentazione di fare un giro su Instagram. Ho la tentazione di farmi un giro su Twitter e quasi cado in tentazione perché penso che forse Twitter sarebbe utile per capire se in realtà è scoppiata una guerra e hanno bombardato le centraline che distribuiscono elettricità.
Resisto a tutte le tentazioni e mando solo un paio di messaggi per avvisare che non sono morto.

Batteria al 54%, racimolo delle candele. Ho solo una sigaretta. In verità potrei uscire e andare a comprarle, anzi dovrei proprio uscire e trascorrere un po’ di tempo altrove ma la verità è che io voglio stare dentro a questa situazione ottocentesca. Mi metto a scrivere su un quaderno. Non scrivevo a mano su un quaderno da anni. Il sole sta calando e accendo una candela e scopro che non è così comodo scrivere alla luce di una candela perché la fiamma è traballante e questa cosa mi dà un fastidio enorme agli occhi perché mi danno un sacco fastidio agli occhi le luci traballanti. Vado a farmi una passeggiata con Scheggia e penso che vorrei essere come lui e a un certo punto non so perché mi immagino che Scheggia in un’altra vita è stato Thomas Edison e che dai suoi segnali mi farà capire come risolvere il problema. Sto delirando ma mi piace farlo, lo faccio di proposito, faccio un po’ il cretino. Parlo da solo e dico «chissà se riuscirò di nuovo a integrarmi nel mondo civile», oppure «se dovessi finire su un’isola sperduta dopo un disastro aereo sarei di sicuro il primo a impazzire o a essere ucciso dagli altri sopravvissuti perché parlo troppo e dico sempre che moriremo tutti».
Scheggia piscia e caga e quando caga mi guarda con degli occhi tristi come a dire mi dispiace mi dispiace mi dispiace ma io vorrei dirgli non devi non devi non devi dispiacerti è normale fare la cacca e poi Scheggia abbaia a tutti i passanti e francamente io non riesco a recepire nessun segnale signor Edison, mi dispiace. Però il parco sotto casa mi piace davvero tanto perché sembra un parco di Berlino ed è una cosa bellissima. Penso che del natale non me ne frega davvero un cazzo. Penso che fra poche ore a cena dovrò affrontare il solito zio brillo che a un certo punto ritenendosi simpatico mi dice «non ti sposare mai eh! Scopatele tutte!» e quest’anno ho deciso che voglio far credere a tutti i miei parenti che sono omosessuale solo perché li odio e so che la cosa li metterebbe in un imbarazzo tremendo e se lo meritano e penso alla faccia che farebbero se alla domanda «e la fidanzata ce l’hai?» gli rispondessi «ho un fidanzato, ci ho scopato fino a mezz’ora fa prima di venire qui, è stato fantastico, ho la schiena tutta piena di sborra». Odio me stesso perché non tirerò su questa messa in scena perché altrimenti mio padre ci rimarrebbe male e forse mia nonna morirebbe seduta stante a sentir dire la parola «sborra». Penso che nella migliore delle ipotesi dovrò rispondere a un sacco di domande sul fatto che non mangio animali ed avere grande pazienza. Penso che sarà un gran casino perché tutte queste preoccupazioni mi fanno venire l’ansia e quando mi viene l’ansia non riesco a stare seduto a tavola e mi si chiude lo stomaco e non mangio niente e se non mangio niente tutti mi dicono «perché non mangi?» e io non riesco a parlare e anzi più attiro l’attenzione e meno riesco a stare seduto e allora mi vengono tutti tic che sono molto simili a quelli di un eroinomane e io non vorrei che si pensasse di me che sono un eroinomane. Di sicuro tutto questo sarà più complicato se non potrò farmi una doccia calda prima di andare. Di sicuro comprerò le sigarette.
Torno su casa, nel tragitto incontro due tre persone del mio condominio che mi dicono «ancora niente eh? Ma che scandalo! Vabbè buon natale».
Fumo l’ultima sigaretta che mi rimane. Penso che potrebbe essere una buona occasione per ricominciare una nuova vita senza elettricità e senza sigarette. Mi sento sporco e ho fame e mangio dei biscotti.

Scrivo un altro po’ ma questa luce traballante mi dà proprio ai nervi e poi è una candela aromatica al mango, mi piace tanto il succo di frutta al mango, anzi credo di poter dire che si tratta del mio gusto preferito in assoluto però una candela aromatizzata al mango no, non mi piace, no. In generale non mi piacciono le cose aromatizzate mi fanno venire subito mal di testa e mi sembrano come velenose quindi cerco una torcia e la trovo e provo ad accenderla ma non ci sono le batterie, in compenso però è tornata l’elettricità. Potrei scrivere un finale suggestivo su questa metafora delle luci di natale perché in effetti senza l’elettricità erano tutte spente e poi si sono accese e insomma potrei fare una specie di morale. Ma non ne ho voglia, non ora, magari questo racconto lo riprendo uno di questi giorni e scriverò il finale anche se vorrei mantenere il testo originale che ho scritto a mano a lume di candela. Vediamo, non lo so. Se il racconto finisce qui vuol dire che non l’ho fatto.