Non c’è un aperitivo degli ultimi due mesi che non sia finito a parlare di Gianni Morandi.
Ho 26 anni, mi sto per laureare in semiotica, ho ascoltato la discografia dei This Heat almeno una volta nella vita e agli aperitivi parlo di Gianni Morandi.
Cos’è che alla mia generazione piace così tanto di Gianni Morandi? Cos’è che ci lega alla sua pagina facebook, a ricondividere le sue foto, a commentarle, ad imitarle (giuro) e a scriverci articoli come sto facendo io in questo momento?
Intanto cerchiamo di capire qual è la portata di Gianni Morandi come fenomeno social.
Su facebook Gianni Morandi ha superato il milione di fans, quattro volte quelli di Adriano Celentano, ben più di Franco Battiato e Gigi D’Alessio.
I suoi numeri si avvicinano a quelli di artisti che dovrebbero avere più dimestichezza – se non altro per vantaggio anagrafico – con i social, come Emis Killa (un milione anche lui) e Fedez (un milione e trecentomila), entrambi nati nel 1989, anno in cui Morandi ha inciso il suo venticinquesimo disco.
Ma la particolarità non sta tanto nel numero di fan ma nella portata dei post, cioè nella frequenza con cui questi fan si mostrano attivi sulla pagina. È qui che Gianni Morandi viaggia su un livello diverso.
Emis Killa riceve, mediamente, 5mila mi piace a post; Fedez è sui 10mila. Gianni Morandi ha invece, su ogni suo post, in media, circa 30mila mi piace.
Per farsi un’idea più globale, è una copertura superiore a quella di Jay-Z e di poco inferiore a quella di Jennifer Lopez e Nicki Minaj – che comunque hanno circa 43 milioni di fans in più e quindi un valore di “reach” (percentuali di lettura/interazione in rapporto al bacino di pubblico) decisamente più basso.
Questo significa che Gianni Morandi fa un uso di facebook molto più efficace, grazie a cui si è garantito un pubblico estremamente fidelizzato.
Lo splendore del vero quotidiano
Gianni Morandi ha aperto la sua pagina facebook nel 2009, ma ne faceva ancora un uso ancora ingessato e legato a pigre logiche d’uso da “vetrina”: auguri di buon natale, aggiornamenti sulla propria produzione discografica e sui propri live. Tanti video e nessuna foto. È verso la fine del 2012 che Gianni fa semplicemente quello che lo stesso Zuckerberg ci ha sempre suggerito di fare: rendere la propria pagina facebook un diario.
Da allora, come sappiamo, Morandi pubblica ogni giorno almeno un contenuto – foto o video – che lo riprende in attività semplici e quotidiane, sempre sorridente, commentate da didascalie che tra qualche anno leggeremo raccolte in un grande libro sulla felicità ai tempi di facebook.
Una delle mie foto preferite è questa in cui Gianni è a tavola e si sta versando il caffè. Nella didascalia dice che non ha niente da fare, quindi… non fa altro che starsene lì, leggere il giornale e prendersi il caffè.
Giannimorandismo puro.
La pagina facebook di Gianni Morandi è come un film della nouvelle vague girato in un universo parallelo dove si può cogliere «lo splendore del vero quotidiano», ma questo vero può essere solo bellissimo.
Molto banalmente, il destinatario di questo diario è il pubblico storico di Morandi. Quelli che lo apprezzano come artista e che hanno piacere nello stabilire con lui questa specie di contatto quotidiano, intimo e stranissimo. Un esperto di social media direbbe che la pagina fb di Morandi funziona proprio per la precisione con cui viene incontro a questa esigenza di pubblico.
Nella sua carriera Morandi ha messo insieme tutto un universo di valori – l’ottimismo, l’entusiasmo, la generosità, l’umiltà – che costituiscono la sua identità. Questa identità Morandi la traduce su facebook in ogni singolo messaggio, in modo semplice ed efficace, dando al pubblico esattamente quello che si aspetta:«Ciao, Gianni, sono Andres, ho scoperto oggi il tuo diario, complimenti, ho dato un’occhiata e mi sembra molto bello e semplice proprio come ho sempre immaginato fossi tu. Alla grande sempre», scrive un utente.
Questa perfetta corrispondenza tra ciò che uno si aspetta da Gianni Morandi e ciò che fa effettivamente Gianni Morandi è una roba comunicativamente fortissima. Non si tratta solo di smentire lo stereotipo che vuole l’artista impegnato in una vita entusiasmante (Gianni capa fagioli), lontana dalla ggente (Gianni si fa gli autoscatti con i camionisti) e distante dai piccoli piaceri della quotidianità (Gianni chiacchiera del Bologna con i contadini vicino casa). Si tratta proprio di costruire un universo Gianni Morandi dove non esiste la delusione e in cui tutto appare esattamente come è, cioè meraviglioso e bellissimo nella sua banalità.
L’universo Gianni Morandi è quello in cui una signora scrive «Ciao Gianni, so che non hai tempo e sei impegnatissimo ma oggi è il mio compleanno e mi piacerebbe avere i tuoi auguri» e Gianni risponde «Ciao Maria, non sono per niente impegnato: tanti auguri!».
Quando la pagina ha superato il milione di fan Morandi ha postato la sua solita foto sul prato con scritto questo lungo manifesto di poetica:
«28 agosto. Ho letto in questi giorni tanti blog e siti internet che parlavano della nostra pagina, dopo il superamento del milione di fan. Molti complimenti ma quasi tutti sorpresi da questo risultato, considerato che la pagina non è altro che un diario familiare che propone cose molto semplici, a volte persino banali. E’ vero, e’ un diario fatto di cose semplici forse inutili ma a parlare di crisi, corruzione, omicidi, guerra, violenza etc, ci pensano già telegiornali e quotidiani a tutte le ore del giorno e non voglio commentare anch’io. Non vorrei nemmeno informarvi se ho dei problemi, se ho mal di testa, se litigo con mia moglie, se sono di cattivo umore, se mio figlio mi fa arrabbiare o se vado dal medico e dal dentista…. Ognuno ha già i suoi guai e le sue beghe quotidiane da risolvere. Finché mi sarà possibile preferisco fare un sorriso e postarlo… o cantarvi una canzone. Autoscatto.»
Il contatto intimo creato con i propri fan grazie all’integralità di questo universo è, in alcuni tratti, quasi imbarazzante. Angela arriva a scrivere:
«QUESTO DIARIO HA DATO LA POSSIBILITÀ A NOI FANS DI VIVERTI QUOTIDIANAMENTE….QUASI COME UN RITO GIORNALIERO.
UNA FOTO AL MARE, CON LA FAMIGLIA, SUL PALCO, A SPASSO PER I TUOI BOSCHI….SONO SEMPLICEMENTE LA TUA VITA….E TI RINGRAZIO DI AVERMI DATO LA POSSIBILITÀ DI FARNE PARTE….
(…)
PER QUANTO MI RIGUARDA, NON SEI SOLO IL CANTANTE DA ASCOLTARE O DA SEGUIRE AI CONCERTI….HAI PRESENTE QUANDO TI CHIEDONO COSA VORRESTI DIVENTARE DA GRANDE….ECCO IO VORREI DIVENTARE TE; TRALASCIA IL DISCORSO SUCCESSO ED ECONOMICO, MA DIVENTARE UNA BELLA PERSONA COME TE….CON I SUOI PREGI E SUOI DIFETTI ( HE HE COME TUTTI, NONOSTANTE IO NON VOGLIA VEDERLI!)….GENEROSO….UMILE….SORRIDENTE…E SEMPRE CON I PIEDI ANCORATI A TERRA.
DETTE TUTTE QUESTE BELLE COSE, CHE AVRAI GIÀ SENTITO UN SACCO DI VOLTE….GRAZIE A QUESTA PAGINA OLTRE AL CONTATTO CON TE, HO TROVATO PERSONE SPLENDIDE….CHE MI SONO STATE VICINE….NONOSTANTE LA DISTANZA….
CONCLUDO, SONO FIERA DI ESSERE UNA DI QUEL MILIONE….SONO ORGOGLIOSA DI ESSERE UNA MORANDIANA!»
«Sono orgogliosa di essere una morandiana!». Gianni Morandi è così efficace e coerente nel comunicare i propri messaggi che sembra quasi ispirato da un sistema di pensiero: il morandismo.
L’altro elemento che viene fuori da questo stralcio è quanto, per alcuni, la pagina di Gianni Morandi si sia trasformata in una specie di community, in una strana retrocessione storica agli anni ’90, all’era dei forum e delle chat. A dimostrazione di questo, qualche giorno fa Morandi ha lanciato un sondaggio sulla pagina per far decidere direttamente ai propri fans dieci delle venti canzoni che la Sony farà uscire in una compilation natalizia (che probabilmente proverà a sfruttare tutto questo incredibile hype mediatico).
La pagina fan di Gianni Morandi conserva un’attitudine da web pre-social network, fatta girare però dentro all’alta fruibilità facebook, dentro cui può prendere deviazioni inaspettate. Perché il medium è sempre il massaggio.
Mostri d’ironia
In Lector in Fabula, Umberto Eco elabora l’idea che in ogni testo sia inscritta una molteplicità di letture. Esiste sì un’interpretazione “ideale”, destinata a un lettore modello – che nel caso della pagina di Morandi è quello che abbiamo descritto fino a ora; ma il lettore può anche interpretare diversamente il significato del testo, spesso in base a uno squilibrio di competenze e visioni del mondo, fino a partorire quelle che Eco definisce “letture aberranti”. Per chiarire il concetto il semiologo fa l’esempio del feilleuton di Sue I misteri di Parigi, dentro a cui alcuni lettori avrebbero trovato, in filigrana, una sottotraccia politica (socialista) davvero difficile da credere.
Anche nella pagina di Gianni Morandi ci sono dei lettori che “abusano” del testo, strumentalizzandolo per fini imprevisti.
Una parte del pubblico della pagina di Gianni Morandi non ha mai ascoltato le sue canzoni, non è mai andata a un suo concerto e possiede un capitale culturale e una visione del mondo che lo rendono una specie di ospite ingiustificato. È un pubblico che però ricondivide le sue foto, interagisce, scrive dei commenti che poi “screenshotta” e posta sulla propria bacheca.
Tutto questo con sarcasmo, cioè presentando l’universo Gianni Morandi esattamente com’è, dando per scontato però – in un fitto gioco di ammicchi – che i propri amici lo possano trovare divertente.
C’è da aprire una parentesi, per capirci meglio.
Quella dell’ironia è una delle modalità principali con cui la mia generazione interagisce in rete. Le ragioni potrebbero essere così tante da meritare qualche volume a parte.
Di fondo l’ironia sarcastica permette di mostrarsi inattaccabili, di non mettersi a nudo, di nascondere le proprie opinioni, di sfoggiare un capitale culturale elevato. Di presentare le cose come se non ci si credesse del tutto.
L’ironia permette anche di stabilire un particolare contatto con chi è in grado di apprezzarla: c’è una gratificazione reciproca nel riconoscere gli ammicchi e i riferimenti ironici che, giorno dopo giorno, postiamo su facebook, tumblr e instagram.
Di ironia è talmente imbevuta la nostra cultura che oggi può esistere una barba “ironica”, o dei dettagli nel vestiario così stridenti da essere definibili come ironici. O della musica così demodè da essere ormai ironica.
L’ironia appare come un continuo gioco di scarti nel quale la ricerca di riferimenti sempre più oscuri e accostamenti sempre più pazzi ha lo scopo di far apparire chi la padroneggia come una specie di sacerdote della cultura contemporanea.
Una delle tendenze più attuali dell’ironia internet è quella della nascita di pagine facebook che accostano un personaggio televisivo o mediatico pre-internet a una storia totalmente senza senso. Mi riferisco a Enrico Papi non ha il cazzo; Marco Columbro è malvagio (con la variante Marco Columbro è il re di spade; Maurizio Costanzo nasconde droga nel collo; Il mostro di Firenze era Roberto Benigni; Corrado Augias violenta e uccide le coppiette che si appartano in pineta; tralasciando per un attimo tutte le cose di cui è capace Giancarlo Magalli (anzi, Magally).
Queste pagine sono tutte varianti di una stessa storia archetipica, quella di Gianni Morandi che mangia la merda. Come spiega questo articolo di Leggende Metropolitane la storia sarebbe nata da una gastroscopia nella quale trovarono tracce di feci nello stomaco, e si è poi arricchita di illazioni del tipo «ecco perché ha le mani così grandi».
Quindi, a modo suo, Gianni Morandi è un’icona internet da diversi anni e il fatto che sia improvvisamente diventato un maestro dei social media ha rappresentato un cortocircuito troppo ghiotto per il popolo facebook per essere trascurato.
Del resto c’è un’altra caratteristica che rende la pagina di Gianni Morandi così popolare: cioè la sua capacità di trasformare automaticamente ogni immagine postata in un potenziale meme – cioè in un docile oggetto internet dotato di ironia virale. Ogni contenuto postato da Morandi è un meme così intriso di morandismo da superare qualsiasi effetto ironico costruito.
Per esempio, vi fa più ridere questa roba:

o questo:
Ma è davvero tutto riducibile a questo? Cioè, ripubblichiamo i contenuti di Morandi solo perché li troviamo divertenti?
C’è una strana esplosione di senso quando la mia generazione si trova a pubblicare le cose di Gianni Morandi. Come se quelle foto dicessero molto più di noi di quanto non dicano di lui.
I messaggi di Gianni Morandi non contengono ironia, o se la contengono è un’ironia bonaria, datata. Tanto che qualcuno gli fa notare:
«Gianni, non fai ridere: fattene una ragione»
«Me n’ero accorto, per questo mi sono messo a cantare. Un abbraccio.»
Divincolandosi con eleganza vellutata da un potenziale flame.
Gianni Morandi usa facebook in un modo a noi del tutto sconosciuto: i suoi messaggi sono privi di qualsiasi sfumatura, presentano un mondo semplificato e, soprattutto, pieno di positività. Non c’è posto per i troll, i flame, il sarcasmo, il rancore da tastiera. Nessun video di dimenticati gruppi post-rock, nessuna polemica, nessuna foto alle sneakers da 200 euro.
Ma invece: mezze maratone, passeggiate nei parchi, ricordi d’epoca, autoscatti con sfogline, camionisti, signore generiche e Anna, sua moglie, musa ispiratrice di ogni giornata morandiana.
Ed è per questo che ci fa ridere ma che allo stesso tempo ci piace. E così, quando ricondividiamo i suoi post, lo facciamo con una punta di stima sincera e tenerezza.
Perché spesso mette a nudo la nostra poca genuinità, o una nostra forzata negatività, in un mondo che può essere più semplice di come vogliamo farlo sembrare.
All’eccentricità hipster di internet, Gianni oppone una banalità che finiamo per riscoprire quasi come desiderabile.
Alcune volte la pagina di Gianni Morandi sembra parlarci con la stessa saggezza di un manoscritto antico ritrovato in una bottiglia, proveniente da un mondo capace di custodire parte della propria innocenza – magari idealizzata – verso cui proviamo un affetto difficile da spiegare. Un affetto che ha a che fare con qualcosa di rassicurante, come il pranzo di Santo Stefano, o una partita di carte al bar, o le foto di nostra mamma da giovane. E con tutto quello di cui oggi facciamo a meno ma che una piccola parte di noi rimpiange di non aver vissuto.
È questa, forse, la cosa che ci fa più ridere quando ricondiviamo una foto di Gianni Morandi: il fatto che lui sembri infinitamente più giovane e meno infelice di noi.