Attualità: Perché gli asiatici sono fissati con le mascherine chirurgiche
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Perché gli asiatici sono fissati con le mascherine chirurgiche

Nate come rimedio quasi inutile per le malattie e contro l’inquinamento, dal continente asiatico le mascherine si sono diffuse anche negli Stati Uniti (grazie Michael Jackson). Nell’area più a est del continente asiatico portare una mascherina davanti la bocca è una pratica vecchia quasi un secolo e sembra essere legata a temi sociali e metafisici […]

24 Nov
2014
Attualità

Nate come rimedio quasi inutile per le malattie e contro l’inquinamento, dal continente asiatico le mascherine si sono diffuse anche negli Stati Uniti (grazie Michael Jackson).

Nell’area più a est del continente asiatico portare una mascherina davanti la bocca è una pratica vecchia quasi un secolo e sembra essere legata a temi sociali e metafisici più che a una contromisura per un virus.

La consacrazione a livello internazionale della mascherina avviene nel 2002 con il diffondersi del coronavirus SARS e, in seguito, con i primi focolai dell’influenza aviaria esplosi nel 2006. La psicosi del virus ebola – sebbene non sia trasmissibile per via aerea – ha riesumato il feticcio tanto caro ai turisti asiatici in tutto il globo, che per non dimenticarla mai la mettono proprio accanto alla macchinetta fotografica.

Un padrone particolarmente attento alla salute del suo cane

L’uso quotidiano della mascherina, generalmente indossata dal chirurgo in sala operatoria per non trasmettere al paziente germi e batteri, si afferma in Giappone dopo la fine della terribile epidemia di influenza nell’inverno del 1934. Coprirsi la bocca diventa la manifestazione della loro smisurata cortesia: la maschera serviva per evitare la trasmissione di germi attraverso i colpi di tosse, ma anche per individuare chi era malato e distinguerlo da chi era sano.

Negli anni ‘50 si diffonde poi l’abitudine di portare la mascherina durante tutto l’anno, a causa dell’alto tasso di inquinamento nelle città dovuto alla ripresa industriale. Nello stesso momento travalica i confini nipponici per approdare nei paesi limitrofi, alle prese con i medesimi problemi del Giappone.

In ogni caso, le superstizioni legate ad aria e vento sono antichissime in tutto l’estremo oriente, e l’atteggiamento di proteggere le vie aeree sembra essere ben più antico di qualsiasi innovazione scientifica nel campo della medicina. Dietro tutto ciò quindi, potrebbe esserci anche il retaggio dell’antica medicina tradizionale cinese, secondo la quale il respiro e l’atto respiratorio sono elementi centrali di una buona condizione psico-fisica.

Oltretutto il ‘Qi’, l’energia vitale insita nel corpo umano, è uno dei fondamenti della medicina cinese: racchiude tutti i concetti generalmente riferiti al vapore, all’odore e all’energia, oltre a comporre le parole aria, atmosfera, forza e patogeno.

Il designer cinese Yin Peng ha presentato la sua linea “smog couture” alla China Fashion Week del mese scorso

Appurato che ormai ci troviamo di fronte a un vero e proprio simbolo della società orientale, che cosa significa indossane la mascherina nel XXI secolo e lontano da qualsiasi pericolo di contagio? Molti studi hanno mostrato che nelle strade giapponesi alcuni giovani perfettamente sani hanno iniziato ad indossarla per lanciare un messaggio chiaro: non disturbarmi. Sono su Facebook e non ho voglia di parlare con te.

In America lo hanno chiamato «Social Firewall». Trovarsi una fidanzata in Giappone deve essere veramente dura perché questa barriera viene usata principalmente dalle giovani ragazze che non vogliono essere costrette a parlare con un ipotetico nuovo partner, compiacendosi di quella sensazione di protezione che solo una mascherina può regalare.

Da emblema dello stile asiatico, la mascherina si sta imponendo oggi anche negli Stati Uniti: si tratta di un oggetto fashion per farsi notare, stravagante e alla moda nello stesso tempo, tanto che stilisti, grafici e designer fanno a gara per il modello più eccentrico: da Nike al modello Darth Fener e Hello Kitty, tutti vogliono una fetta di torta del mercato delle mascherine che solo in Giappone che vale 230 milioni di dollari l’anno.

Dario Chimenti
Dario Chimenti
Romano, classe 1989. Giornalista pubblicista occasionale, mi piacciono la musica suonata con attitudine rock e i film, non mi piace chi parla al cinema. Dicono di me: «Non dà alcun valore ai soldi, usa la sua proprietà e quella del governo con negligenza». Sono una persona interessante, ho tante cose da dire e faccio molto ridere. Un giorno mio cugino ha detto che sono immorale.
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