Attualità: Poesia arti performative e comunità temporanee: quell’insospettabile Italia di aree interne e festival minori
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Poesia arti performative e comunità temporanee: quell’insospettabile Italia di aree interne e festival minori

Bisaccia, 860 mt s.l.m. e 3815 abitanti in provincia di Avellino, è un paese dell’entroterra campano. Irpinia orientale, una di quelle aree interne distanti dai centri urbani e peri-urbani in cui si concentra la maggior parte dell’offerta di servizi essenziali (istruzione, salute, mobilità collettiva).1     Sono le sacche interstiziali, i territori liminali, le periferie […]

Bisaccia, 860 mt s.l.m. e 3815 abitanti in provincia di Avellino, è un paese dell’entroterra campano. Irpinia orientale, una di quelle aree interne distanti dai centri urbani e peri-urbani in cui si concentra la maggior parte dell’offerta di servizi essenziali (istruzione, salute, mobilità collettiva).1

 

Bisaccia vista dal Castello Ducale

 

Sono le sacche interstiziali, i territori liminali, le periferie rurali dell’opinionismo autocompiaciuto della domenica. Sono i paesi delle antiche emigrazioni massive e torrenziali, dell’attuale e concreto spopolamento: i paesi dai quali i giovani vanno via e «chi resta, più che abitarli, li svuota»2. Ma sono anche territori che in realtà misurano il 60% della superficie nazionale, la cui popolazione complessiva costituisce un quarto di quella italiana. Sono tanta parte d’Italia e sono tante parti d’Italia: territori che la varietà geografica e storica, sintomatica e terapeutica, rende irriducibili a essere “periferia”, “provincia”, indistinto avanzo di qualcos’altro. Nel migliore dei casi, confezionati come territori della fruizione turistica stagionale legata alla venerazione per il prodotto locale, alla bestiale fascinazione per il folklore. Luoghi la cui potenzialità economica sembrerebbe potersi esprimere unicamente nella sapiente produzione del tartufo, della ricotta o della nocciola, unica e massima espressione di un territorio comunque sia secondo, al quale non chiedere altro e più che una piacevole distrazione dall’urbano.

 

Centro Stoico di Giuseppe Formiglio
Manifesti politici a Bisaccia

 

Altura, festival dell’Irpinia d’Oriente3 è il motivo che mi porta Bisaccia: uno dei festival che da diversi anni Franco Arminio — poeta irpino che scrive dei suoi luoghi e del senso di abitare luoghi (Terracarne, Mondadori; Geografia commossa dell’Italia interna, Mondadori; Cedi la strada agli alberi, Chiarelettere) – dirige. Un evento strano da descrivere, nel senso che è stranamente descritto da programma: i concerti, le letture, gli incontri, le mense e i laboratori sono «verso le 7 e mezza», «al crepuscolo«, «di mattina presto ma non troppo presto, in giro per il paese». Quello che si produce, di fondo, è un’azione comunitaria, poetica, politica: da definizione di Arminio, paesologica.

 

Aliano

 

Aliano (MT), Basilicata, 971 abitanti e 555 mt s.l.m., è l’altro luogo remoto in cui si riunisce la comunità temporanea sorta intorno alle pratiche paesologiche di Franco Arminio. È un altro di quei posti per arrivare al quale si può fare una e una sola strada, una di quelle strade che non portano da nessuna altra parte: per diversi chilometri sei sulla strada per Aliano e non fai nient’altro che essere sulla strada per Aliano. Non ci sono deviazioni, incroci, altri paesi. Assolutamente manca la possibilità di perdersi, ma rischiosissima è la possibilità di desistere, tornare indietro. Un posto talmente remoto che fu scelto dal regime fascista come destinazione per il confino di Carlo Levi, che ad Aliano fu prigioniero tra il 1935 e il 1936: lì ambientò Cristo si è fermato a Eboli, e lì poi si fece seppellire.

 

Sui Calanchi

 

Luogo di isolamento e di rocce argillose abitato da contadini, pochi ritrosi e dalla lingua veramente occlusiva. Eppure, da diversi anni, a fine agosto, il paese si trasfigura e diventa luogo di eccezionale stranezza. La luna e i calanchi (quest’anno 22-26 Agosto) è un festival che da sette anni porta migliaia di persone e un circo caotico difficile da seguire: i laboratori cambiano orario dalla sera alla mattina perché si è fatta l’alba tra i calanchi, dorsali di roccia sedimentaria friabilissima che a ogni pioggia si crepano e aprono voragini. Una geografia mutevole di vuoti, uno spazio adibito a fare nulla. E allora ci si portano i canti, le letture, un’arpa e una luna di carta.

Molte cose vengono partorite a La luna e i calanchi4, canto e poesia soprattutto: le letture di Andrea Melis, gli Eros Perversi di Serena Gatti e Lello Natale, La cameriera di poesia di Claudia Fabris che fa stendere le persone a terra, distribuisce cuffie e fa scegliere poesie da ascoltare da un menù. Il teatro di improvvisazione, i laboratori musicali, l’argilla, il pane, la danza, le musiche popolari arbëresch, lucane, sarde, irpine. I documentari etnografici di Gianfranco Pannone e i discorsi su cosa è in gioco a Matera 2019, che minaccia lo spettro di una incipiente disneyficazione massiva: i Sassi, lasciati dai pastori lucani negli anni ’50 con la vergogna di chi si scopre a vivere come animali, ora diventano B&B e alberghi diffusi, meta estiva perfetta per viziare noi cittadini desiderosi di agreste.

Nell’impossibile cartografia festivaliera, un centro, comunque, in qualche modo si è imposto: il forno a legna di Ivan Fantini, cuoco «eterodosso e dimissionario»5. Nella piazzetta Panevino, Ivan aveva aperto le porte di una cava in pietra e offriva cibi vini e succhi rigorosamente non a pagamento, ma in cambio «di quel che vuoi»: Prendete quel che volete, lasciate quel che potete il nome del suo spazio, della sua pratica.

 

Ivan Fantini ad Aliano

 

Ivan è, per sua stessa definizione, persona fuori dal sistema: dal 2011 vive di baratto e di cucina dell’abbandono. È l’anno in cui Veglie in volo viene chiusa perché i prodotti dei suoi fornitori — i contadini e allevatori delle sue campagne — non rispettavano gli standard di igiene haccp. Osteria, luogo di sperimentazione oltre che gastronomica politica e culturale, laboratorio e progetto di vita. La sconfitta lo fa ammalare di colite, tutto ciò che segue è un processo di guarigione che Ivan ha raccontato in tre romanzi (di cui ad esempio “Nestore Zocaie” si può leggere nell’Almanacco Quodlibet 20186) che poi sono diventati anche spettacoli realizzati con la sua compagna performer e danzatrice paola bianchi, che non si riconosce nelle maiuscole. La sua cucina, adesso, parte dall’abbandono, dal cibo scartato donato trovato o scaduto. Non ha più un ristorante ma cucina dove lo chiamano e a condizioni semplici e intransigenti: a Bisaccia e ad Aliano, invitato a tenere delle cucine temporanee, Ivan Fantini si è presentato con frutta e verdura di scarto, raccolta nelle campagne romagnole subito prima di partire, poi il pane e il vino fatti dagli amici e venticinque bicchieri di vetro di casa sua, per scongiurare ogni ipotesi di plastica.

 

Il bar 666

 

Quando i canti i balli e le mistiche della terra si esauriscono, tornano a vedersi in giro solo gli sparuti burberi mille abitanti, pietrificati tra la Chiesa e il 666, il fetido bar di Francesco che ha lo smalto dorato alle unghie e un’inspiegabile selezione musicale tra indie e trap. Torna a trascinarsi per strada la faccia alcolica di Anto, lo spazzino. Torna a sentirsi la televisione di zia Maria dalla strada.

Ma resta sospeso e impigliato un tessuto ulteriore fatto delle storie minute che a La luna e i calanchi si incontrano. Cul de Sac, mozzarellaio che da cinque anni per cinque mesi all’anno attraversa il sud Italia in bici andando a visitare i posti più remoti, gli altipiani più desolati, per raccogliere musiche e portare la sua. Nell’italiano è costretto e non sa bene come spiegarmi certe cose, allora esplode in dialetto e io di fondo non lo capisco più, ma comprendo l’ulteriorità della sua lingua che conosce sentimenti specifici, intraducibili.

 

 

In alcuni dialetti Irpini si dice che la gente di paese soffre di p’cundrìa, una smania che ti viene in corpo da tutto il vuoto che hai intorno. La mala p’cundrìa, la malattia del paese.

È una mattina molto presto dopo un’alba a passeggiare e ascoltare musica tra i calanchi: un vento molto forte spazza via una cinquantina di bicchieri di plastica. Alla ringhiera che affaccia sulla valle calanchica Claudia Fabris prende vento. Un vecchio passa su un trattore e un attore bolognese corre in giro cercando un passaggio per tornare a casa. La strada per andare via da Aliano è, comunque, solo una.

 

1 Secondo definizione SNAI
La Strategia nazionale per le aree interne
3  Franco Arminio, Paolo Muran, Viaggio in Irpinia d’Oriente
Repubblica
5 https://www.lalunaeicalanchi.it/#8
6 Ivan Fantini
7 Quodilibet

Francesca Sabatini
Francesca Sabatini
Nata a Napoli nel 1993, vive a Roma da allora. Si è laureata in Filosofia e si sta specializzando in Geografia Sociale. Appassionata di cammini, paesologia, esperienze estetiche dello spazio, derive e utilizzi psichedelici dell’urbano. Collabora con “Urban Photo Hunt”, di cui ha curato una stagione a Bordeaux. Ha girato corti sperimentali e short doc, di cui “Siete Qui” per e con Dude Mag. Si interessa di videoarte.
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