Quest’uomo è diventato sua madre
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Quest’uomo è diventato sua madre

Quando lo scorso freddo inverno il Circolo Disagio si è cimentato nel live tweeting del Festival di Sanremo, le menzioni più frequenti riguardavano Frankie Hi NRG, sia per il suo pezzo sulla bicicletta – quello in cui diceva che è bello andare in bicicletta, ma quando lo abbiamo smascherato svelando al mondo intero che lui […]

Quando lo scorso freddo inverno il Circolo Disagio si è cimentato nel live tweeting del Festival di Sanremo, le menzioni più frequenti riguardavano Frankie Hi NRG, sia per il suo pezzo sulla bicicletta – quello in cui diceva che è bello andare in bicicletta, ma quando lo abbiamo smascherato svelando al mondo intero che lui a Sanremo ci era andato in Ferrari, ci ha subito tenuto a precisare che era una Volvo – sia per l’altro pezzo: Un uomo è vivo, nel quale c’è un verso che recita «c’è un istante nel quale ogni uomo diventa sua madre».

Lo stesso verso è diventato immediatamente un tweet di Maccio Capatonda. Ebbene, nessuno poteva pensare che davvero un uomo potesse diventare sua madre, invece è proprio quello che è successo a Fred. Fred è diventato sua madre quando DeepFace ha confuso i tratti del suo volto con i tratti del volto di sua madre in alcune foto di molti anni prima, e così Facebook lo ha contattato per inserire i tag.

Un equivoco divertente da cui è possibile riconoscere le potenzialità che certi dispositivi hanno nell’identificare i tratti somatici anche a distanza di diversi anni. Questo può aiutare a rintracciare qualcuno che non sia stato visto dai parenti per molto tempo. Ma l’equivoco è divertente finché si tratta dei tag su Facebook fra amici e parenti, mentre al contempo ci si chiedono molte cose: perché insistere sulla continua codificazione e identificazione dei volti di tutti noi sui social network? Annesso al quesito, c’è il dibattito sulla privacy e sulla gestione da parte di privati dei dati personali di cui dispongono: «Users can always remove the ability to be tagged in a photo, but not the ability to be scanned».

E cosa accadrebbe se ad esempio commettesse lo stesso errore il dispositivo di facial recognition della polizia? Abbiamo molta paura di vedere le nostre mamme innocenti finire in carcere per colpa dei reati che abbiamo commesso noi, e siamo così decisi a impedire a DeepFace di cambiarci l’identità come gli pare e piace, che da domani indosseremo gli occhiali con naso e baffi finti in ogni nostra foto pubblica.

Così nella peggiore delle ipotesi incastreranno Marco Columbro.


E questo chi è? Giordano o Marco Columbro? ndr


E questo chi è? Giordano o Marco Columbro? ndr

 

Giordano Nardecchia
Nato a Roma l’11 Ottobre 1988, ha un inglorioso passato e uno scoraggiante presente da musicista, da giornalista e da blogger. Poco importante che abbia una laurea. È autore del blog a quattro mani Sergio&Peppe; collabora dal 2013 con DUDE MAG e dal 2015 con Melty.
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