Ragazze dei sogni un po’ matte di cui innamorarsi: da Zooey Deschanel all’Oxford Dictionary
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
13379
https://www.dudemag.it/attualita/ragazze-dei-sogni-un-po-matte-di-cui-innamorarsi-da-zoey-dechanel-alloxford-dictionary/

Ragazze dei sogni un po’ matte di cui innamorarsi: da Zooey Deschanel all’Oxford Dictionary

“Manic Pixie Dream Girl“ (‘ragazza dei miei sogni un po’ pazza un po’ fatina’), ovvero il nome che possiamo dare a tutti quei personaggi femminili che non solo incarnano lo stereotipo della ragazza d’oro di cui ci si innamora, ma hanno fatto anche un passo più in là rispetto al cliché di provenienza e sono diventate eccentriche stralunate, possibilmente anche disturbate.

Nell’immaginario collettivo maschile esistono due tipi di ragazze: quelle da una botta e via, e quelle di cui innamorarsi. Nel solito immaginario, alla prima categoria appartengono tutte quelle ragazze definite ‘facili’, con le quali non è il caso di instaurare un rapporto duraturo ma è piuttosto necessario tagliare repentinamente i contatti a fatto avvenuto.

Non solo, esiste anche una ancestrale forma di disprezzo verso il libertinaggio e la frivolezza praticati dalla ragazza facile (disprezzo che viene sospeso al momento opportuno), secondo il quale, usando una brillante metafora, una chiave che apre tutte le serrature è preziosa, mentre una serratura che si apre con tutte le chiavi è inutile, oltre che priva di valore. Dall’altro lato, invece, abbiamo quella famosa ragazza da sposare, quella che farà venire il batticuore anche al più indomito dongiovanni: di solito l’identikit è piuttosto facile da individuare, dal momento che questa ragazza d’oro sarà poco avvezza alle pratiche ludiche della ragazza facile, al tempo stesso però saprà farvi divertire e vi incanterà con la sua bellezza acqua e sapone (perché sì, il trucco e gli abiti volgari perdono ogni attrattiva al di fuori dal contesto di rimorchio).

Di questi orridi cliché che purtroppo tendono ancora a sopravvivere, cinema e letteratura se ne sono sapientemente nutriti. In particolare, è emersa una figura molto interessante che spicca in quel filone di film indie americani, tanto apprezzati dall’universo alternativo al mainstream. Il nome dato alla rappresentazione di questo fenomeno cinematografico è Manic Pixie Dream Girl, che sarebbe un ‘ragazza dei miei sogni un po’ pazza un po’ fatina’, ovvero il nome che possiamo dare a tutti quei personaggi femminili che non solo incarnano lo stereotipo della ragazza d’oro di cui ci si innamora, ma hanno fatto anche un passo più in là rispetto al cliché di provenienza e sono diventate eccentriche stralunate, possibilmente anche disturbate.elizabethtown02

Il termine è stato coniato nel 2007 dal critico musicale e cinematografico Nathan Rabin, il quale ha addirittura posto delle scuse ufficiali in tempi recenti per aver creato un’espressione quasi offensiva (o misogina, secondo alcuni) con cui riferirsi a questo genere di personaggio femminile. Il prototipo di questo personaggio per Rabin è Kirsten Dunst nel film del 2005 Elizabethtown, in cui la Manic Pixie Dream Girl esprime le sue principali caratteristiche: giovane donna attraente, ma mai volgare, con interessi fuori dal comune, una storia personale bislacca, a tratti torbida, una incredibile voglia di vivere espressa attraverso mille hobby e molteplici talenti, ma, soprattutto, la capacità di dare una svolta topica alla vita del vero protagonista del film, il ragazzo sentimentale e disilluso, inguaribile romantico ma anche malinconico a causa delle delusioni che ha incontrato nella vita di fronte a tutte quelle ragazze che non erano MPDG.

Audrey Hepburn, Sabrina (1954) starring Humphrey Bogart and William Holden

Un antenato delle MPDG potrebbe essere individuato in quei personaggi eccentrici e misteriosi interpretati da Audrey Hepburn o Katherine Hepburn, rispettivamente in Colazione da Tiffany e Bringing up Baby, o addirittura, come ha espresso Robin in una sua personale classifica di MPDG, anche personaggi come Belle di La Bella e la Bestia o Layla di Buffalo 66, interpretata da Christina Ricci. La caratteristica comune di tutte queste ragazze strampalate risiede quasi sempre nella loro diversità, elemento di forte attrazione per il protagonista maschile che spesso è annoiato dalla sua esistenza. La MPDG, infatti, sarà capace di capovolgere la situazione e di far riscoprire al protagonista le gioie dell’amore, la filosofia del carpe diem e la libertà dalle gabbie imposte dalla società di massa.

_500_days_of_summer_2009_504_wallpaper

Non c’è nessun dubbio tuttavia su chi sia la quintessenza del fenomeno MPDG, la regina assoluta di questo genere di personaggio, tanto da recitare ruoli tutti identici (o quasi) tra loro che sembrano quasi essere stati scritti apposta per lei: Zooey Deschanel.

Zooey Deschanel è bella, ma di una bellezza particolare, non è certo una biondona californiana abbronzata; è sempre estremamente femminile, ma di una femminilità un po’ infantile, leziosa; è simpatica, ha la battuta pronta e quando la sgancia ti fissa con i suoi occhioni cerulei che comunicano anche un forte senso di disagio perché, sia chiaro, la MPDG dentro ha un inferno di emozioni, è incasinata, è matta. La componente indie poi, aggiunge quel tocco in più che fa della semplice ragazza d’oro una MPDG, la quale saprà cantare (in modo buffo però!) e, soprattutto, saprà parlare di musica, ma non di musica e basta, di buona musica. Ed è così in Guida Galattica per Autostoppisti, in Yes Man, in 500 Giorni Insieme, in New Girl: Zooey Deschanel è sempre pronta a salvare il protagonista da una crisi esistenziale e a dare quella svolta magica alla situazione attraverso la sua stranezza e le sue abitudini singolari, oltre che alla sua frangetta perfetta. In 500 Giorni Insieme addirittura la MPDG si permette persino di abbandonare il protagonista, lasciandolo da solo a maturare il significato delle relazioni sentimentali. Prima di lasciarlo però, lo porta con sé in un tour di stravaganza e delicata bellezza fatto di musica indie, vestiti tinte pastello, aneddoti divertenti ma anche un po’ inquietanti sul suo passato e, soprattutto, risate, tante risate. E così il nostro protagonista scoprirà che se nella vita non metti un pizzico di follia, non sarai mai felice.

GRN_Natalie_Portman_009

Di recente Natalie Portman ha dichiarato che, a proposito del suo ruolo di MPDG in La mia vita a Garden State, il fatto di avere un temine in grado di definire questo fenomeno è cosa positiva, visto che ci dà la possibilità di individuare una degenerazione di un ruolo femminile, il quale passa da personaggio con caratteristiche insolite a personaggio con caratteristiche perfettamente individuabili, più banale della bionda californiana e, soprattutto, senza nessun ruolo se non quello di mezzo attraverso il quale un altro personaggio risolve se stesso. Avviene dunque una spersonalizzazione ancora più grave e superficiale di quella che possiamo trovare in una rappresentazione canonica della ragazza della porta accanto, dal momento che questa spersonalizzazione si traveste invece da caratterizzazione insolita e brillante, cosa che non è in nessun modo vera, visto che è così facilmente incasellabile ed etichettabile con un nome che è addirittura entrato nell’Oxford Dictionary. Questa lettura del fenomeno è anche un po’ quella che ci dà il personaggio di Kate Winslate in The Eternal Sunshine of the Spotless Minds, anche lei ragazza stramba ed eccentrica ma profonda e sensibile, quando afferma che molti uomini la vedono più come un concetto, come qualcosa in grado di completarli, che come una persona disturbata e alienata, quale lei è.

semilasciticancello_winslet

Questa visione immatura e stereotipata dei personaggi femminili è probabilmente riconducibile ad una non ancora completa accettazione del fatto che il ruolo per la ragazza nel film non deve necessariamente essere subordinato a quello del protagonista o perlomeno non deve essere una prerogativa dei film per donne quella di averne una come protagonista. L’idealizzazione della donna è un concetto che si può tranquillamente superare, abbandonando tutti quei cliché sulle chiavi e sulle serrature.

Alice Oliveri
Nata a Catania nel 1992, studentessa a Roma dal 2011. Scrivere, leggere, suonare tanti strumenti e guardare molti film sono le sue passioni.
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude