Anche per chi non segue il canale tv Real Time, orientato principalmente alla produzione di reality show e programmi di cucina, è stato impossibile non imbattersi nella campagna di comunicazione dedicata al giorno di San Valentino, in cui una riuscita “provocazione” grammaticale ha scatenato una serie di commenti e reazioni di condanna e derisione.

Immagine via Facebook postata il 13 febbraio
L’immagine, circolata in rete, sulla carta stampata e nelle affissioni cittadine, è diventata in poco tempo virale e molti tra coloro che si sono imbattuti nell’apostrofo della discordia non hanno pensato minimamente che un errore così marchiano potesse far parte di un’azione di marketing. Ha prevalso l’istinto “sadico” di condividere l’epic fail di un copy “sbadato”, compiaciuti dall’essere per una volta i difensori della lingua italiana e della grammatica, pregustando i commenti sarcastici degli amici.
Evidentemente era stato tutto già previsto.
Tra i principali commentatori, al netto delle lamentele sulla preparazione di chi ha progettato e realizzato le immagini in questione, su Facebook c’era chi scommetteva addirittura sul licenziamento del copywriter “colpevole” di aver scritto «un’amore».
Senza entrare nel merito della campagna — trasformare il sostantivo /amore/ dal maschile al genere neutro per superare le differenze di genere con relativa petizione da sottoporre all’Accademia della Crusca — ciò che emerge è l’estrema difficoltà del pubblico italiano nel decodificare un messaggio pubblicitario sofisticato. Se la pubblicità sta andando sempre più verso l’abbandono della parte linguistica a vantaggio del visual, è anche per evitare inconvenienti come questi: se le parole possono lasciare spazio ad una varietà di interpretazioni, un’immagine è senza dubbio più esplicita, e restringe il campo semantico.

Ancora un’immagine dalla pagina ufficiale di Real Time
L’incapacità di una lettura critica del messaggio si configura come una forma di analfabetismo funzionale calato però in un contesto nuovo, tanto che questa volta colpisce principalmente gli utenti dei social network, talvolta ritenuti — a torto — più scaltri e capaci di riconoscere gli scarti tra comunicazione pubblicitaria tradizionale e operazioni di marketing virale.
I volti noti del canale presentano la petizione on-line