Solito risveglio domenicale: faccia gonfia, evidenti problemi a camminare, irrisolvibile stanchezza. Parte la selezione casuale di itunes e alzo la serranda.
Fuori Roma veste questo cielo qui, un cielo tipicamente romano, tipicamente tardo mattutino, tipicamente domenicale, pure.
È quel celeste pastello screziato: le nuvole non hanno consistenza, sono come pennellate di luce biancastra. È un cielo un botto metafisico. Perché non ci sono le nuvole, eppure c’è una sensazione di profondità e di altezza data da questi tagli luminosi. È come se qualcuno avesse graffiato il cielo d’avorio. È un cielo dimensionale, un cielo da viaggioni.
Il mood che ispira secondo me è a metà tra vitalità e grande, grande soggezione. A un cielo così inafferrabile non si può che soccombere.
Io consiglio di condire questo cielo con l’attacco di:
che è proprio quel misto di vitalità e irriducibile disagio.
