Roma, 17 gennaio 2016
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Roma, 17 gennaio 2016

Stasera il cielo è viola, morbido, aggraziato, dolce, sinuoso. Un viola velluto. Un viola pacifico che non minaccia pioggia ma solo sera. È anche rosa salmone e blu cobalto. E dietro i colori ci sono quei fasci di luce brillante che partono da chissà dove là dietro e si diramano coatti per tutto l’orizzonte. Sono […]

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Stasera il cielo è viola, morbido, aggraziato, dolce, sinuoso. Un viola velluto. Un viola pacifico che non minaccia pioggia ma solo sera. È anche rosa salmone e blu cobalto. E dietro i colori ci sono quei fasci di luce brillante che partono da chissà dove là dietro e si diramano coatti per tutto l’orizzonte. Sono importanti perché danno una direzione al cielo e, insieme, situano te: ti dicono che tu pensi che la vita si riduca a questo lento sgocciolare della domenica, questa Roma appesantita dai sughi domenicali e dalle paste con troppa panna, tu pensi che si riduca tutto a questa storia vecchia e ordinaria, e invece no, affatto. Questi raggi mettono in prospettiva il punto in cui sei: sei qui, tra i sughi e le paste, ma c’è un altrove, c’è un diverso, devi solo fare un doppio carpiato mortale con dolore addominale.
Un cielo variopinto e movimentato, un cielo allegrotto e un po’ disordinato che dice dell’altrove.

Il cielo è la nostra cornice, lo sfondo sul quale ci muoviamo. Ci abbraccia e dà una tonalità ai nostri giorni, al nostro umore, al nostro tempo su questa terra.

Il cielo è la tela sulla quale ognuno prende il suo pennello spelato e sbilenco e traccia le sue linee approssimative e storte.

Dobbiamo guardarlo, interrogarlo, chiedergli sogni e luce, buio non troppo presto e poi un po’ di apertura grazie, l’apertura che ispiri quel doppio carpiato mortale con dolore addominale.

Il cielo è quello che guardiamo quando vogliamo qualcosa, quando ci chiediamo che ora è, dove siamo, quanto manca.

Io lo guardo sempre, e lui mi risponde sempre un botto di cose.

Francesca Sabatini
Nata a Napoli nel 1993, vive a Roma da allora. Si è laureata in Filosofia e si sta specializzando in Geografia Sociale. Appassionata di cammini, paesologia, esperienze estetiche dello spazio, derive e utilizzi psichedelici dell’urbano. Collabora con “Urban Photo Hunt”, di cui ha curato una stagione a Bordeaux. Ha girato corti sperimentali e short doc, di cui “Siete Qui” per e con Dude Mag. Si interessa di videoarte.
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